Cile: spostato a maggio il voto per l’Assemblea Costituente - di Vittorio Bonanni

Pandemia o scelta politica? Interrogativo legittimo in Cile di fronte alla decisione del presidente Sebastián Piñera di spostare per la seconda volta il voto previsto per il 10 e 11 aprile. Da quella consultazione elettorale dovrà nascere l’Assemblea costituente che avrà il compito di porre la parola fine alla vecchia Costituzione promulgata dalla giunta militare nel 1980.

La consultazione elettorale prevede l’elezione di 155 consiglieri, la metà esatta dei membri dell’Assemblea, in quanto gli altri sono nominati dal Parlamento. Oltre ai “costituenti”, le elezioni rinviate riguardano i governatori delle regioni e i sindaci delle città. Le nuove date stabilite dal governo sono il 15 e il 16 maggio, insomma un altro mese di attesa.

A onor del vero, la situazione nel paese andino sul fronte della pandemia non è rassicurante. Tutt’altro, e questo malgrado siano state vaccinate 6,4 milioni di persone sui complessivi 19 milioni di abitanti e 3,2 abbiano già ricevuto il richiamo. Allo stato attuale delle cose il Cile sta però conoscendo una nuova, violenta seconda ondata con 7mila contagi al giorno, due volte rispetto la prima.

Resta però il dubbio sulle reali motivazioni del rinvio. Per l’inquilino de La Moneda “la decisione – presa in una riunione urgente del suo gabinetto - è stata difficile”. Ma le reazioni potrebbero essere imprevedibili. Non dobbiamo dimenticare che il sì del Parlamento alla promulgazione della nuova Carta costituzionale è arrivato dopo imponenti e violente manifestazioni di piazza, sia nel 2019 che nel 2020, alle quali la polizia e l’esercito risposero in modo brutale, spesso gratuitamente, di fronte a manifestanti pacifici.

Dicevamo delle ripercussioni della decisione presidenziale. Non rinnovare la guida di comuni e regioni, estendere il mandato parlamentare e infine lasciare ancora così com’è la Costituzione pone ancora una volta il Paese in bilico. Questo voto nasce dalla grande vittoria dell’ottobre 2020, quando il 78% degli elettori disse sì alla necessità di cambiare del tutto quell’inquietante eredità della dittatura.

Di fronte all’epidemia si pone ancora una volta il quesito se rispettare gli appuntamenti elettorali, e dunque il rispetto delle regole democratiche, come successo in molti Paesi, o appunto rinviarli per non peggiorare la situazione. Qui in Italia, per esempio, le amministrative sono state spostate da maggio a ottobre, ma è chiaro che in Cile lo scenario, per le ragioni che abbiamo spiegato, è più delicato.

In un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Pais, la sociologa Marcela Ríos, responsabile dell’area governativa dell’ufficio cileno del programma Onu per lo sviluppo (Undp), sostiene che “non si possono prendere decisioni così rilevanti per ragioni puramente sanitarie. Occorre valutare le conseguenze politiche, fiscali, giuridiche. Insomma ci vuole un ampio consenso”.

A questo dobbiamo aggiungere l’altro elemento che accomuna, anche in questo caso, il Cile a tutto un pianeta messo in ginocchio dalla pandemia, ovvero la situazione economica e dunque sociale. La limitazione al -5.8% della flessione del pil, e un prevedibile aumento nell’anno in corso del 6%, lasciano sperare in un contenimento della crisi. Ma i dati e le previsioni, fonte la Banca centrale cilena, si basano su un ottimismo discutibile. Questa seconda cruenta ondata della pandemia rende la situazione tutt’altro che prevedibile.

C’è solo da sperare che si mantenga l’appuntamento elettorale a maggio. Pena un quadro che Piñera difficilmente potrà contenere, senza valutare attentamente se esiste un consenso o meno della popolazione rispetto ad un eventuale nuovo rinvio.

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