Acque spa, vizi privati e pubbliche virtù - di Frida Nacinovich

Le bollette dell’acqua in Toscana pesano come un grosso sasso buttato in un piccolo stagno. “Sono le più care d’Italia”, denunciano da anni le associazioni dei consumatori. E le risposte dei gestori, che rivendicano un ottimo servizio e investimenti per nuove tubazioni, impianti di depurazione e fognature, non bastano a zittire le proteste. Anche perché il modello di gestione pubblico-privato avviato in Toscana all’alba del secolo ha un peccato originale. Quella remunerazione del capitale investito dai privati, al 7% annuo, che di fatto finisce per pesare sulla bolletta, trimestre dopo trimestre dopo trimestre.

“Il privato fa i suoi interessi - osserva disincantato Fausto Bosco, che da dodici anni lavora in Acque spa - il problema è che c’è stato un referendum, vittorioso, per fare tornare l’acqua pubblica. Ma dopo dieci anni niente è cambiato”. Acque spa gestisce il servizio idrico integrato a Pisa e provincia, nell’Empolese Valdelsa e in alcuni comuni della Lucchesia. Cinquantacinque municipalità in totale, tecnicamente si chiama “Ambito Territoriale Ottimale (acronimo Ato) del Basso Valdarno”. Uno dei sei Ambiti in cui è divisa la Toscana, in cui operano sei società delle quali solo una, Gaia della Toscana Nord, è di totale proprietà pubblica; tutte le altre sono miste, i Comuni hanno quote di maggioranza, mai superiori al 60% del capitale, mentre la componente privata è rappresentata da grandi gruppi industriali come Acea ed Iren.

“Io mi occupo di gestione operativa e pianificazione, coordino il lavoro giornaliero dei tecnici che vanno sui cantieri - racconta Bosco - interveniamo nei casi più disparati, dalla perdita nelle tubature, al guasto nell’erogazione dell’acqua. Vista l’importanza del servizio, a nessuno fa piacere non avere l’acqua in casa, possiamo intervenire anche in caso di emergenze notturne. Abbiamo le squadre di pronto intervento che si muovono sul territorio”.

Bosco ha visto il suo lavoro rivoluzionato negli ultimi anni, grazie alla digitalizzazione del servizio. “Il sistema 2.0 adottato da Acea, che è il nostro socio privato, ci permette di radiografare in tempo reale la situazione e di accelerare i tempi di intervento. Un’evoluzione tecnologica importante”. Ogni medaglia ha però due facce: “Siamo più efficienti, ma anche più ‘asettici’. Io ad esempio posso ormai organizzare una squadra rapidamente, senza fare un briefing con gli operai. Basta una telefonata o una segnalazione al computer per attivare l’intervento”.

Sono investimenti che vengono ripagati a caro prezzo, così in Toscana l’acqua al metro cubo costa più che nelle altre regioni. “I miglioramenti sulla rete idrica ci sono stati - ribatte dati alla mano Bosco - e vengono trimestralmente pagati dai cittadini utenti. In aggiunta è migliorata anche la qualità dell’acqua, non solo quella dei rubinetti di casa ma anche quella dei fontanelli pubblici. Monitoriamo la situazione continuamente. L’utilizzo dei fontanelli riduce il consumo di bottiglie di plastica, e questo è senza dubbio positivo”.

Acque spa conta circa ottocento addetti, fra impiegati amministrativi e tecnici operativi. Nel lockdown totale della scorsa primavera gli uffici si sono svuotati, quasi tutti gli amministrativi hanno iniziato a lavorare da casa, il 95%. Adesso hanno adottato un modello ‘misto’: un po’ in presenza, un po’ da lontano. “Lo chiamano smart working, ma sarebbe meglio dire remote working”.

Il delegato sindacale Bosco, in tasca la tessera di una Filctem Cgil che in Acque spa ha la stragrande maggioranza dei consensi, analizza pregi e difetti della nuova organizzazione del lavoro. “Con le scuole chiuse e i bambini costretti alla didattica a distanza, è stato un bene poterli seguire direttamente. Va ridiscussa con l’azienda tutta una serie di questioni, dal pagamento delle ore di straordinario al mantenimento dei buoni pasto. Ci sono spese vive che noi lavoratori dobbiamo comunque affrontare. La pandemia ha velocizzato un processo ormai in atto, ed è impensabile un ritorno al passato”.

Si discute molto di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, ma i contratti in essere con i privati scadono chi nel 2024, chi nel 2027, chi addirittura dopo il 2030. “Da noi il rapporto con Acea, iniziato nel 2002, scadrà nel 2031. La volontà popolare non è stata rispettata, non ci sono dubbi”. D’altro canto i sindaci dicono che in caso di rescissione anticipata ci sarebbero da pagare delle forti penali. Insomma un cane che si morde la coda.

Oggi la Regione Toscana pensa a un progetto di multiutility dei servizi, che metta insieme all’acqua anche energia e rifiuti. “Se ne parla, ma ho l’impressione che si tratti di un piano a lungo termine, per il momento non siamo andati oltre presentazioni in pompa magna a colpi di slide”. E già molte amministrazioni comunali sono scettiche. Allora viene in mente un vecchio proverbio: inutile chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

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