Lavoratori agricoli: “Da essenziali a dimenticati” - di Giosuè Mattei

Continua la mobilitazione con lo sciopero nazionale del 30 aprile. 

Ilavoratori agricoli e braccianti stagionali, i florovivaisti e i lavoratori e le lavoratrici degli agriturismi, nel silenzio generale, hanno pagato un prezzo altissimo in questa crisi pandemica che dura da oltre un anno. Nonostante ciò il settore agricolo, anello primario della filiera agro alimentare, non si è mai fermato, garantendo la raccolta e la trasformazione dei prodotti che hanno riempito gli scaffali dei supermercati per poi giungere nelle nostre tavole.

“Da essenziali a dimenticati” recita uno dei nostri slogan. Essenziali perché quando questo virus sconosciuto mieteva vittime, e molte fabbriche si fermavano o venivano messe in sicurezza con i protocolli aziendali, questi lavoratori hanno continuato a lavorare silenziosamente e spesso in condizioni di sicurezza sanitaria pessime o nulle. Solo grazie all’intervento sindacale si è riusciti a stipulare protocolli provinciali per mettere in sicurezza anche questo settore.

“Dimenticati”, hanno urlato i lavoratori nei presidi organizzati dalla Flai Cgil, insieme alle altre sigle sindacali, davanti alle prefetture delle sette provincie venete il 10 aprile scorso, così come qualche giorno prima le strutture nazionali avevano manifestato con i lavoratori e le lavoratrici davanti al Senato, per denunciare pubblicamente la discriminazione perpetrata nei confronti di questi lavoratori già vulnerabili, ed esposti più di altri a molteplici forme di sfruttamento e senza un ammortizzatore sociale in caso di perdita del lavoro. Discriminazione e smemoratezza degli ultimi due governi che, da maggio 2020 in poi, ha escluso questi lavoratori da ogni forma di sostegno e ristoro per chi ha lavorato poco e nulla l’anno scorso e in questo scorcio di 2021.

Qualcuno potrebbe pensare e affermare che il settore non si è mai fermato durante la pandemia. Senza però comprendere che ci sono stati migliaia di lavoratori stagionali stranieri che, nel 2020 e nel 2021, sono rimasti bloccati per lunghi periodi nel loro paese di origine e che sono potuti tornare in Italia solo ad estate inoltrata, perdendo di fatto due cicli stagionali. Oppure le lavoratrici e i lavoratori degli agriturismi che sostanzialmente hanno lavorato solo quattro mesi nel 2020, e neppure un giorno nel 2021. Oppure il settore del florovivaismo, fermatosi a causa dell’azzeramento degli eventi.

Per questi lavoratori stagionali c’è stato il danno di aver perso reddito, ma anche la beffa perché avranno una diminuzione anche dell’integrazione al reddito della disoccupazione agricola. Per cui se è vero che vogliamo unire il mondo del lavoro, uniamoci tutti a questa battaglia di uguaglianza per questi lavoratori che non chiedono sussistenza ma pari dignità, considerazione e rispetto come le altre categorie di lavoratori. Lavoratori del settore a tempo indeterminato che non hanno nessun ammortizzatore sociale in caso di perdita del posto di lavoro, perché tagliati fuori dalla Naspi, per la quale chiediamo un ammortizzatore sociale universale per il settore.

Infine tornano ciclicamente in auge i voucher, a cui diciamo un “No” fermo e determinato. No all’uso dei voucher in agricoltura, che una parte della politica vorrebbe riproporre su assist delle associazioni datoriali agricole. Questo vorrebbe dire riportare le lancette a qualche anno fa, quando i voucher erano il veicolo dello sfruttamento lavorativo nella sua massima espressione.

Ebbene, uniamoci alla lotta di questi lavoratori e lavoratrici che il 30 aprile scioperano in tutto il territorio nazionale, e diciamo allo Stato che per una volta non si sottragga dalle proprie responsabilità verso questi lavoratori. Altrimenti vorrebbe dire ancora una volta abdicare, consegnando agli sfruttatori di braccia, caporali e faccendieri un vuoto che questi criminali sanno benissimo come colmare.

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