Elezioni Rsu nel Pubblico impiego: c’è ancora uno spazio di democrazia - di Giovanna Lo Zopone

 In Toscana e in tutto il paese la Cgil si conferma primo sindacato.

La Cgil, più di qualunque altra sigla, ha creduto nel voto, nella attiva presa di parola delle lavoratrici e dei lavoratori, e ha difeso questo fondamentale appuntamento quando, il 5, 6 e 7 aprile, si è votato per le elezioni Rsu in tutte le amministrazioni pubbliche.

Praticare la democrazia esercitando il diritto di voto è la condizione per costruire unità nel mondo del lavoro, per poter esercitare la contrattazione collettiva, per poter estendere tutele e diritti, per non subire decisioni, per partecipare scegliendo da chi ci si vuole far rappresentare. Al senso di sfiducia delle lavoratrici e dei lavoratori nel cambiare le cose, si risponde solo riprendendo la parola, organizzandosi dal basso, riconquistando spazi di partecipazione e azione diretta.

Dopo due anni di pandemia non era scontato che si riuscisse a riattivare la partecipazione che ha sempre caratterizzato le elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie. Anzi qualcuno ci aveva anche scommesso: le altre organizzazioni sindacali, comprese quelle confederali, volevano rinviare il voto sine die...

È stato complicato e bellissimo. Soprattutto nei settori che seguo io, gli uffici dello Stato sul territorio (Inps, Inail, Agenzie Fiscali, Ispettorato del Lavoro e Ministeri) abbiamo avuto, se mai ce ne fosse bisogno, la rappresentazione plastica della desertificazione delle articolazioni pubbliche nei territori, quelle più vicine al cittadino, quelle che dovrebbero garantire i diritti di cittadinanza. Per poter eleggere le Rsu si sono dovuti accorpare gli uffici di più province, perché il numero del personale non era sufficiente per poter votare.

Però la volontà dei lavoratori di partecipare è stata tangibile nelle centinaia di assemblee che la Fp Cgil ha organizzato in tutti i settori, così come la necessità di cambiamento nel lavoro delle Pubbliche amministrazioni. Nonostante il continuo tentativo di ricacciarci nel silenzio, la volontà delle lavoratrici e dei lavoratori di esserci, di contare, di essere protagonisti del proprio lavoro è stata forte, così come è stata tangibile la necessità di cambiamento nel lavoro delle Pubbliche amministrazioni.

Consapevoli che l’unico modo per poter migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita è partecipare, eleggere i propri rappresentanti e candidarsi a rappresentare i propri colleghi, i delegati, che con generosità, forza e idealità, decidono di mettere a disposizione il loro tempo e la loro competenza per difendere i diritti di tutte e tutti, e per garantire che la contrattazione sia strumento di giustizia, di acquisizione di diritti e non di elargizione di favori.

Nonostante anche questa volta alcune organizzazioni sindacali abbiano dato il peggio di sé, offrendo a chi si candidava, e a chi riusciva ad ottenere voti, benefit e compensi, i lavoratori hanno premiato la Cgil. Siamo ancora il primo sindacato nel paese. Siamo il primo sindacato, migliorando il risultato del 2018, in Toscana, in tutti i settori, Sanità, Funzioni Locali e Funzioni Centrali. In alcuni grandi enti conquistando più del 70% dei voti.

Il settore pubblico, in queste ore, dimostra di essere stato derubricato dalla centralità che solo qualche mese fa, durante l’emergenza pandemica, gli veniva assegnato. La Cgil si deve mobilitare affinché nel Def ci sia un’inversione di tendenza negli investimenti pubblici. Affinché si faccia quello che da anni stiamo chiedendo, una massiccia assunzione di personale negli enti pubblici. E’ questo che ci hanno chiesto i lavoratori, che sono stremati e non ce la fanno a garantire i servizi, che coerentemente si rendono conto che tra le loro rivendicazioni imprescindibili, oltre a un salario dignitoso, ci sia la necessità di assumere e quella di fermare la pratica dilagante e apparentemente ineluttabile di privatizzazione di interi pezzi di pubblico, contrastando la logica dello “Stato leggero”, convinti invece che più Stato significa certezza del diritto e maggiore equità sociale.

Le vere riforme di questo paese, da quella della Sanità a quella della Scuola democratica, le riforme che attuavano la nostra carta costituzionale e i diritti fondamentali sociali e civili, sono arrivate perché c’è stato un grande movimento dal basso e una intensa stagione di partecipazione. Conquistiamo spazi di partecipazione e azione diretta, diamo certezza e valore al lavoro partendo dal protagonismo nei luoghi di lavoro, ed estendiamo anche al privato questo modello di rappresentanza.

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