Bari: “Prima di tutto la pace. Contro la guerra, contro il riarmo!” - di Luigi Antonucci e Claudia Nigro

Organizzata da ‘Lavoro Società per una Cgil unita e plurale’ della Puglia, il 14 aprile scorso, presso l’aula magna Aldo Cossu dell’Università di Bari, si è svolta una tavola rotonda dal titolo “Prima di tutto la pace. Contro la guerra, contro il riarmo!”.

Coordinata dal compagno Gigi Antonucci dell’Assemblea generale Cgil Puglia, la tavola rotonda ha avuto il suo prologo con il saluto del magnifico rettore Stefano Bronzini che ha elogiato la scelta dell’ateneo come luogo di dibattito. Per il rettore, qui non ci sono argomenti preclusi: comprendere le ragioni di un conflitto non vuol dire schierarsi. La centralità della conoscenza è una missione accademica.

Nell’introduzione al dibattito, la compagna Claudia Nigro, segretaria generale della Filcams di Brindisi, ha espresso tra gli applausi dei tantissimi presenti la solidarietà della Cgil all’Anpi e al professor Canfora, attaccati per aver espresso opinioni diverse dal pensiero unico imperante, con i governi, i parlamenti e i media che hanno indossato l’elmetto scendendo sul sentiero di guerra.

Ha sottolineato che la guerra, a nostro modesto parere, è una strada che non è in grado di fermare l’aggressione della Russia all’Ucraina. Anzi la prolunga aumentando le vittime e la sofferenza. La strada rimane sempre e solamente la ricerca della pace. Ed ha chiarito che la Cgil non è mai stata equidistante, ma ha condannato l’invasione russa e espresso solidarietà all’Ucraina.

Una volta, conoscere le cause delle rivoluzioni e delle guerre era una domanda d’esame scontata - così il professor Luciano Canfora ha introdotto la ricostruzione storica che ha portato al conflitto in Ucraina. Lo schieramento che fa capo al Patto Atlantico ha vinto la ‘guerra fredda’, ma adesso vuole stravincere, ha chiosato. “Nel giugno 1997 una cinquantina di esponenti della politica, dell’economia e della diplomazia Usa scrissero una lettera al presidente Clinton, un documento contro l’allargamento della Nato: sostenendo che l’estensione a oriente dell’Alleanza Atlantica sarebbe stato un errore epocale. È accaduto. Non si deve dimenticare la demolizione della federazione jugoslava, e la guerra alla Serbia con il bombardamento di Belgrado”.

Oggi l’urgenza vera - ha concluso il professor Canfora - è quella di costruire un movimento internazionale per la pace che sia organizzato e non affidato a singole coscienze più o meno illuminate. “Mi chiedo se non ci sia di fatto lo scivolamento nello stato di guerra, perché se si prendono posizioni così impegnative sul piano pratico, come l’invio di armamenti, e al tempo stesso si mobilita completamente l’informazione, vuol dire che qualcuno pensa che la guerra è già iniziata, e non c’è niente di peggio che scivolare in un conflitto all’insaputa e contro la volontà di un paese”.

“Non esistono purtroppo vertici di partiti politici animati dalla volontà di fermare questa guerra – ha continuato Canfora - ma esistono un grande movimento sindacale e un movimento della pace di ispirazione cristiana in quasi tutti i paesi europei: un coordinamento sindacale e di questi movimenti, sovranazionali, dovrebbe tentare di proporre l’ideazione e la pratica di una Conferenza per la sicurezza in Europa, prima che sia troppo tardi”.

Gennaro Cifinelli coordinatore Link Bari, associazione studentesca, ci ricorda nel suo intervento la scelta discutibile e scellerata del nostro governo e le ricadute per migliaia di studentesse e studenti delle scuole superiori e università, del taglio del cinque per cento, pari a oltre sette miliardi di euro, all’istruzione, taglio che mette in serio pericolo l’obiettivo che l’Ocse ha fissato per gli stati membri ovvero il raggiungimento del 5% del Pil per la formazione. Dopo ciò che abbiamo vissuto con la pandemia, il taglio dei fondi per l’istruzione è una scelta in controtendenza a quelli che sono i bisogni degli studenti. Il ripudio della guerra così come scritto nella nostra Costituzione non può essere solo uno slogan, ma una scelta sostanziale per difendere il futuro delle nuove generazioni. La pace si costruisce con la formazione e la cultura. Non con la paura.

Il rappresentante del Comitato per la Pace, Vito Micunco, denuncia la mancanza di unità del movimento, non solo italiano ma anche europeo. Mancanza di unità che ha fatto mettere in secondo piano le richieste di una soluzione pacifica del conflitto. A Bari questo non è avvenuto e tutte le posizioni espresse sono state unanimemente condivise, tanto da far arrivare chiaro il messaggio di un forte appoggio alle sanzioni che sono state erogate alla Russia di Putin, ma di contrarietà all’invio di armi perché è impensabile immaginare di sconfiggere una guerra con una guerra più grande.

“Mi fa specie sentire intellettuali e cronisti che danno la caccia a chi vuole continuare a pensare”, dice Giacinto Botti, referente nazionale di ‘Lavoro Società per una Cgil unita e plurale’.”Noi come sinistra sindacale abbiamo deciso di non metterci l’elmetto, di continuare a tenere il cervello acceso, rimanere persone pensanti, e di non accettare la logica di nemico o amico”.

“Da sempre se non si capiscono le ragioni e non si indaga su di esse – ha continuato Botti - non si troverà la soluzione per la pace. In questo momento, non c’è solo un’economia di guerra, c’è un linguaggio di guerra, c’è una cultura di guerra. Bisogna capire al contrario che non si esce dalla guerra con la vittoria di una delle parti in causa. Così si aumentano i morti, specie civili, e la distruzione. L’unica vittoria vera è la pace. In questi casi c’è un solo vincitore. I costruttori di armi. Insomma, c’è chi lucra e si arricchisce sulla e con la guerra. Noi della Cgil vogliamo mettere al centro la questione sociale. Non si possono stanziare 14 miliardi per le armi e solo cinque per ridurre l’impatto dell’aumento dell’energia sulle bollette dei lavoratori e dei pensionati. Vogliamo parlare di questo, non della guerra”.

Per Eleonora Forenza, già europarlamentare, costruire l’altro con cui non si può dialogare è l’opposto di quello che serve per costruire la pace. La pace non si costruisce preparando la guerra. La pace si costruisce con il disarmo, con il multilateralismo, con il riconoscimento dell’altro. “In questo momento non stiamo ristrutturando l’economia europea in un’ottica redistributiva, ma purtroppo in un’ottica militare. In tanti parlano di diritti e di libertà dei popoli, ma proprio a proposito di diritti, si stanno facendo accordi per importare gas alternativo a quello russo con il Qatar e con l’Egitto, che non brillano certamente in tema di diritti e libertà. E che dire sull’Europa che ha rinunciato al suo ruolo di mediazione, affidandolo a un altro ‘campione dei diritti umani’ di nome Erdogan?”.

In passato l’Europa ha utilizzato l’estrema destra non solo in Ucraina ma in altri paesi- ha ricordato Forenza - nel momento in cui è stata funzionale a un processo di atlantizzazione. Poi il Parlamento europeo ha votato l’equiparazione tra fascismo e comunismo in merito alla seconda guerra mondiale. Ora con la stessa strategia si tenta di equiparare la resistenza ucraina a quella contro il nazifascismo. “Sono stata chiamata ‘figlia di Putin’, anche se quando lo stesso è stato in Italia ero con una trentina di donne a contestarlo per ciò che subiscono le donne e il mondo Lgbt”. La pace si costruisce ricordando la storia, non rimuovendola.

Il segretario generale della Cgil Puglia, Giuseppe Gesmundo, ha affermato che stiamo vivendo questo periodo con grande difficoltà, perché stiamo scontando, come mondo del lavoro, scelte che vengono da lontano, dalla crisi del 2008. Crisi che ha pesato sulla dignità del lavoro e sui diritti. Lavoro che è stato marginalizzato a favore della finanza. Poi, nel mentre si stava provando a mettere in campo iniziative per risalire la china, ecco la pandemia. Pandemia che ci ha costretto a fare delle scelte difficili. Che ci ha messo di fronte a termini che ci sembravano strani. Il coprifuoco della pandemia. Il distanziamento sociale. La guerra al virus.

“Sono termini che avevamo archiviato nel nostro linguaggio perché avevamo vissuto anni di pace, e questi termini guerreschi erano stati relegati al passato. Mentre pensavamo di poter uscire dalle spire della pandemia e costruire una economia diversa, con investimenti nel mondo del lavoro e sulle pensioni, ci troviamo di fronte a un evento questa volta provocato dagli uomini, provocato dalla miopia e dalla mancanza di memoria degli uomini. E ora stiamo a discutere di guerra invece che di benessere delle persone”.

Pasquale Martino, del coordinamento regionale Anpi Puglia, ha affermato che l’Anpi non risponde alle provocazioni di certa stampa, che cerca in tutti i modi di mettere in cattiva luce l’associazione dei partigiani cercando di provocare rotture e divisioni. “Noi rispondiamo con le azioni. L’Anpi non scomunica nessuno ma allo stesso tempo non accetta scomuniche. Bisogna chiudere la guerra subito con la diplomazia, perché se non ci fosse più la guerra, come successe nel ‘45, i partigiani divennero partigiani di pace. Anche ora come allora prima di tutto la pace”.

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