La macchina del fango da Boffo a Pagliarulo - di Riccardo Chiari

Perfino il manifesto dell’edizione straordinaria della Marcia Perugia-Assisi è diventato oggetto di critiche: quell’imperativo rivolto a tutti i contendenti sul campo di battaglia, quel “Fermatevi!” effigiato sul manifesto, è finito nel tritacarne di una informazione in massima parte arruolata e con l'elmetto. A tal punto che se si esprime universalmente il rifiuto della guerra, come fra i tanti stanno facendo papa Francesco e il segretario generale dell’Onu, la Cgil e la Tavola della Pace, si diventa immediatamente filo-putiniani.

L'accanimento, reiterato e prolungato oltre ogni limite, nell’aggressione alla principale associazione partigiana italiana, l’Anpi, è emblematico del clima che si respira nel macrocosmo dei media. Eppure il 24 febbraio la segreteria nazionale dell’Anpi aveva diffuso un comunicato di ferma condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: “È un atto di guerra che nega il principio dell’autodeterminazione dei popoli, fa precipitare l’Europa sull’orlo di un conflitto globale, impone una logica imperiale che contrasta col nuovo mondo multipolare, porta lutti e devastazioni”.

Ma è bastato che l'Anpi e il suo presidente Gianfranco Pagliarulo auspicassero che “non si avvii una ulteriore escalation militare come reazione all’invasione, che si lavori per l’immediato cessate il fuoco riaprendo un canale diplomatico, che l’Italia rimanga fuori da ogni operazione bellica nel pieno rispetto dell’art. 11 della Costituzione”, insieme al rifiuto di approvare la decisione del governo Draghi di inviare armi all’Ucraina, perché si scatenasse contro Pagliarulo una campagna che ricorda tristemente il cosiddetto ‘metodo Boffo’. L'ex direttore del quotidiano Avvenire (di proprietà della Conferenza episcopale italiana, cioè dei vescovi), dopo un editoriale in cui criticava la vita privata di Silvio Berlusconi, fu addirittura accusato di essere “un noto omosessuale”. A distanza di più di dieci anni, la musica non è cambiata.

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