Almaviva straccia l’integrativo, i lavoratori si disconnettono - di Frida Nacinovich

Si può scioperare ai tempi della pandemia? Ad Almaviva dicono di sì, lo fanno disconnettendosi e soprattutto cancellando le voci ‘reperibilità’ e ‘straordinari’ dalla loro agenda del giorno. Bastoni fra le ruote del colosso dell’information technology, la tecnologia dell’informazione, con una vastissima clientela che in questi anni di pandemia ha avuto sempre più bisogno di digitalizzare le varie fasi dei processi produttivi. Con 45mila addetti e un fatturato annuo che si avvicina al miliardo di euro, Almaviva è il quinto gruppo italiano per numero di occupati, disseminati ai quattro angoli del pianeta. Un Golia con la brutta abitudine di non tenere in considerazione i suoi tanti piccoli Davide che gli hanno permesso di affermarsi. Prova ne è la causa, arrivata in Cassazione, di 1.666 lavoratrici e lavoratori licenziati dall’azienda nel 2016.

L’ultima grana in ordine di tempo è di questi giorni, un bruttissimo regalo nell’uovo di Pasqua per i 3.500 dipendenti italiani. Il management di Almaviva ha deciso unilateralmente di buttare nel cestino il contratto integrativo aziendale. Non essendo un pesce di aprile, la reazione dei lavoratori è arrivata a tambur battente: otto ore di sciopero più uno stop di due settimane a straordinari e reperibilità.

Roberto Vassallo, che fa parte della Rsu del ‘nodo’ Almaviva di Milano, riepiloga quanto accaduto. “Alla fine di marzo scadeva il vecchio integrativo. E di fronte a una piattaforma presentata a novembre, votata dal 70% dei lavoratori con il 90% di adesioni, l’azienda ha fatto saltare il tavolo, presentando una contro-piattaforma irricevibile. Tieni presente che il nostro integrativo regola molti aspetti della vita lavorativa, come l’orario di lavoro, i permessi, le ferie, le prestazioni da remoto e una parte consistente della retribuzione”.

Il settore dell’information communication technology della famiglia Tripi opera soprattutto nel mondo finanziario. “Quando è partito lo sciopero - spiega Vassallo - stavamo lavorando per la migrazione di Ubi Banca verso Banca Intesa, terzo cliente per fatturato di Almaviva. Di fronte allo sciopero e al blocco di straordinari e reperibilità, l’azienda ha cercato di mettere una toppa, chiamando addirittura nostri colleghi in pensione e offrendo loro un contrattino ad hoc. Tutti o quasi hanno declinato la proposta, così Almaviva è stata costretta a fare marcia indietro”.

A Milano gli operatori sono circa 350, nove su dieci in questi mesi stanno lavorando da casa. “Nei desideri dell’azienda anche il lavoro da remoto, che pure garantisce gli stessi, ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni, verrebbe svalorizzato: si va dalla riduzione del valore dei buoni pasto alla negazione delle dotazioni ergonomiche e strumentali per fare correttamente home working”. Con malcelato orgoglio Vassallo racconta che l’assemblea immediatamente indetta dai lavoratori, nonostante non fosse in presenza ma via call, è stata un successo. “Siamo stati compatti nel rifiutare quello che agli occhi di tutti è apparso un autentico sopruso”.

Anche in una realtà produttiva tecnologicamente all’avanguardia, dove le vecchie tute da operaio hanno lasciato il posto a giacche, colli alti e tailleur indossati da laureati, l’orgoglio operaio è rimasto intatto. “La famiglia Tripi è diventata ricca grazie a risultati che sono frutto della nostra professionalità - osserva Vassallo - l’unico piccolo neo è quello relativo all’età: noi iscritti Fiom, il 20% della forza lavoro, uno dei dati più alti nel mondo impiegatizio milanese, siamo quasi tutti sulla cinquantina”. Scherzando potremmo dire che i lavoratori e le lavoratrici sono come bottiglie di vino di annata.

Vassallo lavora nel settore da ventisei anni, prima in una società del gruppo Telecom, la Finsiel, poi acquisita da Alberto Tripi. Si occupava di sviluppo e risorse umane, le periodiche riorganizzazioni aziendali l’hanno fatto diventare una sorta di jolly. Tessera della Fiom Cgil in tasca, ha un’anzianità di servizio che lo rende rispettato e apprezzato da colleghe e colleghi che lo hanno voluto loro rappresentante sindacale. Reduce dall’ultimo confronto con i manager di Almaviva, Vassallo non nasconde che la vertenza è ancora tutta aperta. “Fino a metà maggio sarà valido il vecchio contratto integrativo, a fine mese l’azienda riunirà il consiglio di amministrazione. La partita non è finita, di sicuro noi lavoratori non abbiamo intenzione di fare passi indietro”.

Resta la novità di uno sciopero della connessione che ha fatto molto parlare di sé, prova ne sono gli articolati servizi giornalistici su quotidiani, radio e televisioni, compreso un approfondimento del Tg3 lombardo, con le riprese naturalmente fatte da casa. “La reperibilità e gli straordinari - chiude Vassallo - sono essenziali nel nostro lavoro, pena la crisi dei rapporti con i potenti committenti”. La lotta paga anche da remoto.

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