Le vittime sul lavoro nel mondo - di Sergio Segio

Associazione Società INformazione Onlus (a cura di), Insicuri da morire. Le vittime sul lavoro nel mondo, Quaderni dei Diritti Globali, Milieu edizioni, pagine 136, euro 13.

 

Mai come in quest’anno, attorno al Primo Maggio, il dramma delle morti sul lavoro ha trovato spazio nel discorso pubblico, dal capo dello Stato in giù. Un richiamo di attenzione cui abbiamo cercato di dare un contributo con la realizzazione del libro “Insicuri da morire”, presentato alla Camera del Lavoro di Milano il 21 aprile scorso.

Tuttavia, se la “Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro”, fissata dall’International Labour Organization (Ilo) e dal sindacato mondiale (Csi – Ituc) al 28 aprile di ogni anno, è utile momento di sollecitazione, se l’attenzione politica e pubblica vanno reclamate e promosse, ciò è solo una necessaria premessa, alla quale non devono seguire solo parole di circostanza o inconseguenti promesse, bensì azioni politiche, finanziarie e normative adeguate e urgenti.

Su questi piani prevalgono però la distrazione e il silenzio, le volontà di parlamenti e governi latitano, i cambiamenti non si vedono. Così che ogni anno, ogni giorno, ricomincia la conta dei morti e l’omissione degli interventi. Come ben si è visto durante la pandemia, laddove al sacrificio richiesto e talvolta imposto a tante categorie di lavoratori, a partire dalla sanità e dalla logistica, non è poi corrisposto alcun riconoscimento, risarcimento e successivo investimento.

I dati dell’Inail periodicamente danno la misura della strage, peraltro dichiaratamente sottostimata non solo per i ritardi di notifica e accertamento, come ammette e avverte l’Istituto, ma per le sue facce opache e nascoste, che affondano le radici nel precariato e nello sfruttamento. Le cifre ufficiali relative al primo trimestre 2022 registrano nuovi aumenti, con 194.106 denunce di infortunio presentate all’Istituto (+50,9% rispetto allo stesso periodo del 2021), di cui 189 mortali (+2,2%), oltre a 14.517 denunce di malattie professionali (+6,9%).

Ancor più incerte, e per gli stessi motivi sottodimensionate, le stime globali fornite dall’Ilo, che indicano le vittime in 2 milioni 300mila l’anno.

Quella delle vittime ‘sul’ lavoro è dunque una strage, troppo spesso a causa ‘del’ lavoro, o, meglio, dell’organizzazione produttiva, delle culture d’impresa, delle carenze nella formazione, dei deficit nella prevenzione, delle insufficienze normative, delle omissioni nei controlli e verifiche, nonché della negligenza politica. Un eccidio quotidiano che rimane normalmente impunito anche quando – spesso – le responsabilità sono presenti ed evidenti e dunque le morti avrebbero potuto e dovuto essere previste, prevenute ed evitate. Come, da ultimo, nel processo di Napoli cosiddetto Eternit bis, che doveva giudicare i responsabili della morte di otto persone a causa dell’amianto lavorato nello stabilimento di Bagnoli, ma si è al solito concluso con derubricazioni e prescrizioni. Lo stesso era già successo nel processo a Casale Monferrato, cittadina piemontese che ha avuto tremila decessi a causa dell’amianto prodotto dalla multinazionale svizzera e della mancanza di misure di sicurezza, di precauzione e informazione.

Anche perciò la strage continua quotidianamente a mietere vittime in tutto il mondo: nei sistemi produttivi avanzati quanto in quelli ancora arretrati, nelle miniere come nelle fabbriche, negli uffici, nelle campagne o nelle strade, sino ai luoghi meno considerati e che sfuggono alle statistiche, com’è per il lavoro domestico, per quello minorile, per quello semi-schiavistico che vede come vittime i migranti e, in generale, per l’enorme e crescente sacca del lavoro invisibile, flessibile, precario e non garantito che ha scomposto le realtà produttive rendendole spesso simili a giungle, a territori abbandonati dai diritti e dalle garanzie.

Dove non ci sono diritti, inesorabilmente ci sono maggior rischio, malattia e morte. Lo stesso avviene quando nel processo legislativo si impongono gli interessi esclusivi dell’impresa.

Il nostro libro, dedicato alle vittime del lavoro nel mondo, è il primo di una nuova collana inaugurata nell’occasione dei 20 anni di pubblicazione del “Rapporto sui diritti globali”, realizzato dall’Associazione Società INformazione e inizialmente promosso dalla Cgil nazionale, che da due anni, grazie alla collaborazione con Fight Impunity di Bruxelles, ha visto un salto di qualità, con una nuova focalizzazione internazionale e con la pubblicazione anche in lingua inglese.

Lo abbiamo dedicato a due studenti, costretti da una legge ingiusta a svolgere il lavoro gratuito che li ha uccisi nei primi mesi di quest’anno: Lorenzo Parelli di 18 anni e Giuseppe Lenoci di 16.

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