Brevetti vaccini: per i governi Ue i profitti vengono prima della salute - di Monica Di Sisto

Foto impettita con il ministro degli Esteri Di Maio, foto informale con scambio di pugno-saluto con il ministro alla Sanità Roberto Speranza, scatto con vestito tradizionale insieme alla direttora generale di Confindustria, Francesca Mariotti, e la presidente del B20 (il G20 delle imprese) Emma Marcegaglia, uniche rappresentanti non istituzionali che si perita di incontrare. Poi lunga chiacchierata con Daniele Franco al Mef e ancora più lunga sessione con il premier Draghi. La nuova direttora della Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) Ngozi Okonjo-Iweala, con grande senso per la comunicazione e l’opportunità, ha utilizzato l’Italia, presidente di turno del G20, per far riguadagnare rilievo alla sua organizzazione, nel risiko della ripresa post-Covid, dopo anni di impasse.

L’attacco ai brevetti di farmaci e vaccini protetti dall’accordo Trips della Wto, lanciato da Sudafrica e India con l’adesione progressiva di più di cento Paesi membri, ha riportato la Wto al centro del governo della globalizzazione. L’ apertura da parte del presidente americano Biden a ragionare di moratoria dei brevetti, non necessariamente a partire dalla proposta “del Sud” ed esclusivamente rispetto ai vaccini, ha scosso la monolitica alleanza Usa-Ue che monopolizzava tutti i negoziati dalla nascita della Wto.

Se la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, e il presidente francese Macron, in un primo momento, avevano plaudito e aderito via social all’apertura americana, il niet della cancelliera Merkel ha costretto entrambi a imbarazzanti marce indietro al vertice europeo di Oporto. Draghi fa asse con Merkel, affermando che liberalizzare i brevetti “sia pur temporaneamente, non garantisce la produzione dei vaccini che è molto complessa”. “La proposta di Biden - ha ammesso il presidente del Consiglio - ha aperto una porta, poi vedremo. C’è chi protegge la sacralità del brevetto e chi è più aperto”.

La questione di fondo, infatti, è proprio questa: l’accordo di Marrakesh istitutivo della Wto prevede la possibilità di sospendere il progressivo - religioso quasi - processo di liberalizzazione commerciale che porta avanti e i trattati che lo sostengono, in casi di estremo pericolo per la sicurezza e la salute pubblica. Il mondo viene scosso da una pandemia, e la Wto si impalla sulla richiesta che il Trips venga derogato per far lavorare insieme, più diffusamente, con le migliori tecnologie, con test di valutazione comparabili e con costi e prezzi trasparenti, il pugno di imprese monopoliste attive nel settore di vaccini, farmaci e macchinari atti a salvarci la pelle.

Okonjo-Iweala - che in passato ha lavorato, oltre che nel governo nigeriano e a Twitter, nell’iniziativa pubblico-privata per la diffusione delle vaccinazioni Gavi - ammette che a causa della protezione brevettuale “c’è un importante potenziale di produzione inespresso nei Paesi in via di sviluppo”. Il che vuol dire poter produrre molte più dosi, e altri beni salvavita, a costi molto più bassi, in Paesi che non potrebbero mai permettersi i prezzi “del Nord”. Non si parla, quindi, di un nuovo negoziato, o di un’eccezione alle regole, ma di un meccanismo perfettamente previsto dalla Wto stessa nella situazione attuale, che basta solo applicare.

E allora che cos’è che terrorizza la governance globale, a partire dai G20, che affronteranno di nuovo questo nodo al Global Health Summit convocato il 21 maggio a Roma senza arrivare – a quanto trapela – ad alcun passo avanti? Il dover ammettere che se vogliamo davvero, come pure dichiara il motto del G20 a presidenza italiana, mettere al centro le Persone e il Pianeta nella Prosperità, questa volta il tabù liberista va infranto, la proprietà intellettuale va condivisa – non espropriata, si badi – e remunerata non più del giusto, in trasparenza, per salvare vite umane. Il profitto va ridotto a ragione, come si potrà dover fare, nel prossimo futuro, per mettere a disposizione tecnologie o conoscenze altrettanto cruciali in materia di clima, per l’inclusione, o protezione dal digitale di più ampie fette della popolazione globale.

Okonjo-Iweala lo ha capito, e pur di impedirlo propone a chi comanda la sua “terza via”: più soldi alle imprese per convincerle a produrre quello che già si erano impegnate a consegnare, grazie a quella ricerca già pagata dal contribuente globale, e a permetterci di acquistarlo a molto più di quanto avremmo dovuto.

D’altro canto quel “mondo diverso possibile” che volevamo costruire al G8 di Genova – esattamente vent’anni fa – voleva abbattere i feticci economici e finanziari degli “8 Grandi”, riconducendoli a strumenti al servizio di bisogni e diritti di noi sei miliardi (allora) di abitanti della terra. Volevamo che il commercio, la sua apertura o le protezioni, venissero laicamente usati come semplici strumenti di una vita dignitosa e in salute. Oggi che gli dei liberisti sono in caduta libera, c’è ancora chi gli immola le nostre vite senza il minimo raziocinio. È arrivato il momento di farli smettere.

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