Stop al commercio europeo con tutti gli insediamenti illegali - di Alessandra Mecozzi

Firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Garantire la conformità della politica commerciale comune ai trattati dell’Ue e il rispetto del diritto internazionale”.

 L’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) è un importante strumento di democrazia partecipativa a disposizione dei cittadini dell’Ue per avere più voce in capitolo nella definizione delle politiche dell’Unione che incidono sulla loro vita. È stata introdotta nel Trattato di Lisbona del 2009. Consente a un milione di cittadini provenienti da un quarto degli Stati membri dell’Ue di chiedere alla Commissione di presentare una proposta legislativa in un settore di sua competenza.

Più di cento organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato un’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) per fermare il commercio con gli insediamenti illegali nei territori occupati. La coalizione comprende organizzazioni come Human Rights Watch, Oxfam e altre (#www.stoptradewithsettlements.org; vedi https://stopsettlements.org/).  

La legge che viene richiesta si applicherebbe a tutti gli insediamenti illegali, in Palestina come nel Sahara Occidentale e eventuali altri, anche futuri. Infatti l’Ue dovrà legiferare per mettere fine al commercio con insediamenti illegali nei territori occupati o annessi da qualsiasi partner commerciale, Cina, Russia, Israele o qualsiasi altro Stato.

Arriviamo ad oggi dopo un cammino accidentato di oltre due anni!

Il 5 luglio 2019, infatti, sette cittadini europei, assistiti dall’European Legal Support Center (Elsc), presentano l’Ice, intitolata “Garantire la conformità della politica commerciale comune ai trattati dell’Ue e il rispetto del diritto internazionale”. Si chiede all’Unione Europea il rispetto del diritto internazionale e dei suoi obblighi in materia di diritti fondamentali. La Commissione rifiuta di registrare questa Ice, dichiarando la sua non competenza ad adottare il provvedimento in essa proposto, in quanto costituirebbe una sanzione internazionale nei confronti dello Stato occupante.

I sette proponenti fanno ricorso, il 14 novembre 2019, presso la Corte di Giustizia Europea chiedendo l’annullamento del rifiuto della Commissione. Infatti, quanto proposto nella domanda per l’Ice consiste in misure commerciali, da adottare nell’ambito della politica commerciale comune, rientrando così chiaramente nella competenza della Commissione. È chiaro che non si tratta di sanzioni.

Il Tribunale della Corte di Giustizia dell’Unione europea (Gcue) si pronuncia, respingendo il rifiuto e invitando la Commissione Europea ad adottare misure per regolare il commercio con i territori occupati. Infatti, il rifiuto immotivato della Commissione di registrare l’Ice andrebbe a ledere il diritto dei cittadini dell’Ue ad avviare un dibattito politico sulla questione del commercio dell’Unione europea con i territori occupati. Di conseguenza, la condotta della Commissione rischierebbe di mettere a repentaglio l’essenza stessa delle Ice, che è favorire la partecipazione dei cittadini alla vita democratica e rendere l’Unione più accessibile.

L’8 settembre 2021, a seguito della decisione della Corte di giustizia dell’Ue, la Commissione Europea registra l’Ice per lo Stop al commercio con gli insediamenti illegali nei territori occupati, riconoscendo così che non si tratta di una sanzione ma di una misura commerciale, materia sulla quale è competente a legiferare.  

Il 20 febbraio scorso, in occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale, una coalizione di oltre cento organizzazioni della società civile ha finalmente lanciato l’iniziativa dei cittadini europei (Ice) per fermare il commercio con gli insediamenti illegali nei territori occupati.

Dopo la vittoria legale, dobbiamo ottenere quella politica: ognuno e ognuna di noi può contribuire.

Infatti, dopo aver ottenuto la registrazione dell’Ice da parte della Commissione europea, dobbiamo ottenere il risultato! È necessario raccogliere 1 milione di firme in Europa, per vincolare la Commissione europea a discutere della richiesta e agire di conseguenza.

In Italia hanno aderito finora alla campagna di raccolta firme oltre quaranta associazioni, tra cui Arci, Assopacepalestina, Attac, Fiom Cgil, Cospe, Cultura è Libertà, Eco – Ebrei contro l’occupazione, Fondazione Basso, Libera, Medicina democratica, New Weapons Research Group, Unponteper. Dobbiamo raccogliere in Italia un minimo di 58mila firme.

Firmiamo e facciamo firmare la petizione dell’Iniziativa dei Cittadini Europei qui: https://stopsettlements.org/italian/ 

 (Per ulteriori informazioni e chiarimenti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)   

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