Caterpillar Jesi, Davide ha sconfitto Golia - di Frida Nacinovich

Quando una multinazionale decide di chiudere un suo sito produttivo, in genere le cose finiscono male. Così è facilmente comprensibile la soddisfazione con cui i lavoratori, le loro organizzazioni sindacali e l’intera città di Jesi abbiano salutato l’accordo che porterà lo stabilimento Caterpillar nelle mani della Imr Industriale Sud. Una società sempre del settore automotive, con quartier generale a Carate Brianza e diversi stabilimenti in Italia e in Europa. Un risultato raggiunto dopo cinque lunghissimi mesi di mobilitazione quotidiana. Un traguardo impensabile quando, nel dicembre scorso, il nuovo direttore dello stabilimento Jean Mathieu Chatain annunciava seccamente la chiusura del sito industriale, e il conseguente licenziamento di 270 lavoratori (70 dei quali stagionali).

Una botta terribile, anche per una fabbrica abituata a risorgere dalle proprie ceneri, come l’araba fenice. Come è accaduto nel 1977, quando al fianco dell’allora Sima si strinse un’intera città, nel riuscito tentativo di salvare lo stabilimento e chi nello stabilimento lavorava. Duri e combattivi i marchigiani, capaci di difendere lavoro e salari anche di fronte ai diktat della multinazionale di turno. Si parla di una holding che fattura 42 miliardi e fa utili per quasi 5, non è difficile capire come in fabbrica ci si aspettasse di discutere del nuovo contratto integrativo aziendale, non certo di una chiusura.

“Nel sito di Jesi non si faranno più cilindri per le celebri macchine per costruzioni ed edilizia targate Caterpillar - spiega Tiziano Beldomenico – ma Imr produrrà parti in plastica, cruscotti per esempio, per il settore dell’automotive. Però la fabbrica è salva”. Il segretario regionale della Fiom Cgil tira un sospiro di sollievo: “Ora posso finalmente andare in pensione”, rivela con la franchezza di chi ha passato gli ultimi cinque mesi di lavoro ai cancelli della Caterpillar.

I 189 dipendenti originari potranno scegliere di essere riassorbiti dall’azienda che subentra, attraverso una conciliazione individuale. “In 104 hanno deciso di rimanere - racconta Beldomenico - altri avevano già trovato un nuovo impiego, forti di competenze ricercate dalle aziende del settore, e infine chi aveva quasi maturato la pensione ha scelto di rimanere in Caterpillar”.

Al momento una parte dei dipendenti che passeranno a Imr si trovano in cassa integrazione per ristrutturazione. Ma l’azienda intende inserirli a regime. Inoltre l’accordo prevede che, in caso gli impegni non fossero rispettati e si arrivasse al licenziamento entro i 36 mesi, gli ex Caterpillar avrebbero diritto fino a 30 mensilità di stipendio (il numero esatto dipende dall’anzianità di servizio). Insomma Davide ha sconfitto Golia, e Jesi mantiene vivo un sito produttivo che con i suoi quasi cento anni di vita è un pezzo di storia industriale della città.

Per mere ragioni di mercato - gli affari sono affari - la multinazionale americana aveva deciso di sbarazzarsi di tornitori, carpentieri, saldatori. Lavoratori con anni e anni di esperienza alle spalle. “L’amministratore delegato pensava che dopo il suo annuncio della chiusura, dato proprio nel piazzale, ci saremmo seduti per discutere di incentivo all’esodo. Era un illuso”, Diego Capomagi non dimentica la doccia fredda di cinque mesi fa, ma anche la voglia di lottare, che prese subito il sopravvento sul fisiologico sconforto.

Delegato sindacale nella Rsu per la Fiom Cgil, Capomagi lavora nella fabbrica dal 2007 e ha tutta l’intenzione di rimanerci. La protesta dei lavoratori dello stabilimento di via Roncaglia ha riscosso l’affetto e la solidarietà di un’intera comunità. “Avevamo addirittura dovuto aprire un conto corrente, per versare le tante donazioni di chi ha voluto esprimere attivamente sostegno, vicinanza, e solidarietà alla nostra lotta – ricorda - soldi che servivano per andare alle manifestazioni a Roma, mantenere il presidio, stampare volantini. Un clima simile a quello che accompagnò le lotte della Sima, che dava lavoro a più di seicento persone. Tutti in città avevano almeno un parente che ci lavorava”.

Capomagi guarda alla vertenza appena conclusa con un misto di stanchezza e sollievo: “La strada è stata lunga, anche perché spesso i riflettori dei media e l’attenzione della politica durano troppo poco per poter garantire risultati certi. Ma non si possono disperdere risorse preziose, lavoratori esperti e specializzati come noi. E' da criminali chiudere uno stabilimento che lavora a pieno regime, con richiesta di straordinari, bilanci in attivo, senza problemi finanziari. Abbiamo lottato per garantire dignità e sicurezza a tutte le famiglie che la multinazionale avrebbe voluto mettere in mezzo ad una strada. Lottare per Caterpillar significa lottare per un futuro migliore per tutte e per tutti”.

 

All’orizzonte è spuntato finalmente il sole, il lungo inverno di mobilitazione quotidiana è alle spalle. Se poi un altro Golia minacciasse lo stabilimento di Jesi, il combattivo Capomagi non ha dubbi: “Sarei pronto a tornare con i tamburi di fronte ai cancelli”.

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