Il Forum Sociale Mondiale e il movimento altermondialista, 2001-2021. Bilancio provvisorio e alcune considerazioni per il futuro - di Giorgio Riolo

La prima parte del saggio di Giorgio Riolo. La seconda e ultima parte sarà pubblicata sul prossimo numero di Sinistra Sindacale.  

I.
A vent’anni dal primo Forum Sociale Mondiale (Fsm) di Porto Alegre del gennaio 2001 e in seguito in Italia, nel luglio dello stesso anno, gli avvenimenti del G8 di Genova, al cui controvertice, così ferocemente represso, vi fu quella straordinaria partecipazione anche grazie al precedente del Fsm di Porto Alegre, si possono avere due modi. Il solito e rituale modo della celebrazione, il rinverdire il protagonismo di taluni e talune in quegli eventi ecc. oppure, atteggiamento più fecondo, riflettere e ponderare alla luce dei decenni trascorsi per trarre le lezioni e per proiettare nell’oggi e nel futuro ciò che necessariamente impariamo nel cammino.

II.
Beninteso, il fenomeno dei movimenti antisistemici e della mobilitazione mondiale della società civile e dei movimenti sociali e politici contro la globalizzazione neoliberista non data solo dal primo Fsm di Porto Alegre.

Si è sempre detto che il Fsm, e il corrispondente movimento altermondialista, non è un “dato”, bensì è un “processo”. E come tale presenta dei prodromi, delle premesse, presenta un percorso evolutivo che rimonta almeno nei decenni precedenti. Con il trionfo del neoliberismo negli anni ottanta e poi ancor più negli anni novanta, dopo la fine del socialismo reale e la contemporanea crisi e fine dei movimenti di liberazione nazionale, dei progetti nazionali e popolari (Samir Amin) dei cosiddetti paesi non-allineati. La fine del Terzo Polo mondiale, spesso non preso in considerazione per capire cosa è cambiato nel volto del pianeta.

Negli anni novanta il movimento zapatista e le varie mobilitazioni contro lo strapotere delle multinazionali rientrano in questo percorso. Nel 1997, grazie al lavoro di François Houtart e di Samir Amin, creammo il Forum Mondiale delle Alternative (Fma) e, nel gennaio 1999, lo stesso Fma, in collaborazione con altri organismi, in primo luogo il gruppo attorno al mensile francese “Le Monde Diplomatique”, organizza a Davos (Svizzera), sede dell’annuale Forum Economico Mondiale, un controvertice, l’AltraDavos, composto di movimenti sociali e di intellettuali contestanti i dominanti che lì si riuniscono per disegnare le strategie a favore della globalizzazione e del capitalismo neoliberista.

Già nell’AltraDavos emergono con nettezza non solo le ragioni della contestazione e dell’opposizione al corso dominante nel pianeta, bensì soprattutto le ragioni della proposta di un’altra visione della storia e della società, della proposta delle alternative per “un altro mondo possibile”.

Nel novembre 1999 si tenne a Milano un convegno dal titolo “L’orizzonte delle alternative”, organizzato dal Fma, Punto Rosso e da Mani Tese, in collaborazione con altri organismi. La grande partecipazione, soprattutto giovanile, a quell’evento era segnale di una svolta. Nei tre giorni quasi 3mila persone e 1.020 schede di partecipazione compilate e recanti apprezzamenti e incoraggiamenti a proseguire nel lavoro di ‘coscientizzazione’ e di aggregazione-mobilitazione.

Di lì a pochi giorni avvenne la mobilitazione contro il vertice del Wto (o Omc, Organizzazione Mondiale del Commercio) a Seattle in Usa. E quegli scontri in modo fisico e visibile mostrarono che esistevano gruppi umani, classi sociali, movimenti sociali, sindacati, partiti, aree del mondo, soprattutto del Sud Globale, che non erano disposti ad accettare passivamente le diseguaglianze e le ingiustizie determinate da quello che imponevano i dominanti su scala mondiale.

Nel corso del 2000 fondammo Attac Italia, sempre in collaborazione con vari organismi e con varie persone coinvolte, quale filiazione di Attac, in precedenza avviato in Francia da “Le Monde Diplomatique”.

Con queste premesse nel mondo e in Italia, nel 2000 si crearono le condizioni per organizzare un incontro mondiale detto Forum Sociale Mondiale, contrapposto al Forum Economico Mondiale dei potenti di Davos, ma significativamente in una località del Sud del mondo. Porto Alegre, città del Brasile governata dal Pt (Partido dos Trabalhadores), che mise a disposizione le sue strutture per accogliere delegati e partecipanti all’evento nel gennaio 2001. Con il prezioso concorso del vescovo locale che mise a disposizione l’area e le strutture della Pontificia Università Cattolica (Puc).

III.
Un evento straordinario, impressionante, emozionante, intenso, profondamente umano e profondamente politico. Fervore partecipativo di dibattiti, di confronti, di comunicazione di analisi e di esperienze negli incroci di persone, di militanti, di intellettuali e di attivisti provenienti da tutte le parti del mondo. Movimento intergenerazionale come pochi. Vecchi attivisti forgiatisi nel ‘68 e negli anni settanta, del Nord Globale e del Sud Globale, assieme a giovani e giovanissimi.

Autoapprendimento collettivo poiché alto il tasso di consapevolezza e di formazione culturale e politica di noi partecipanti. Veramente noi che vi partecipammo abbiamo avuta netta la sensazione che si era all’inizio di un’altra epoca storica.

Così si espresse Lula, da poco divenuto presidente del Brasile, in un memorabile comizio nella manifestazione di apertura del terzo Fsm di Porto Alegre del gennaio 2003, “Il Forum Sociale Mondiale è il fatto politico più importante della nostra epoca”. Non è retorica, non è enfasi ingiustificata. Lula espresse perfettamente quello che pensavamo e quello che molti media percepivano, molti loro malgrado.

Circa 100mila presenze, tra delegati e partecipanti, migliaia di dibattiti, tra seminari e workshop, la sensazione vera che si fosse realizzata quella “convergenza nella diversità” che avevamo indicato nel Manifesto del Forum Mondiale delle Alternative. Soggetti sociali e correnti culturali, spesso storicamente in concorrenza oppure semplicemente non dialoganti, che si intrecciavano virtuosamente poiché le sfide lanciate dal neoliberismo e dalla ferrea presa del capitalismo globalizzato erano molteplici. In una visione olistica e non settoriale, così dal lato dei dominanti. Così specularmente doveva essere dal lato del movimento altermondialista.

I primi tre Fsm, tenuti sempre a Porto Alegre, tra l’altro, contribuirono ad alimentare in America Latina quel promettente “Socialismo del XXI secolo” così importante, non solo per quella parte del mondo. Al Fsm 2006 di Caracas, il presidente Hugo Chavez disse esplicitamente che i vari Lula, Chavez, Lugo, Evo Morales ecc. non sarebbero diventati presidenti e capi di Stato senza l’attivismo e la mobilitazione innescati dal Fsm e dal movimento altermondialista.

Gli inizi furono davvero esaltanti. Fino al punto più alto raggiunto con la grande manifestazione globale indetta dal Fsm del marzo 2003. Circa 11-13 milioni di partecipanti in 650 città del mondo intero, contro la guerra che gli Usa di lì a poco avrebbero scatenato contro l’Iraq. Il New York Times enfaticamente decretò che quella palesatasi nella manifestazione globale era “la seconda potenza mondiale ormai rimasta nel pianeta” dopo la fine dell’Urss, essendo ovviamente gli Usa la prima potenza globale. Nondimeno, la guerra non fu fermata, e di lì a poco iniziò un lento declino.

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