Tu si, tu no! Le ipocrisie della nostra accoglienza - di Federico Antonelli

Il conflitto in Ucraina dura da più di cento giorni ormai, e per le popolazioni locali il peso della guerra è sempre più forte. Fin dai primi giorni di combattimento un numero enorme di persone è fuggito dalle proprie case e ha raggiunto luoghi sicuri, quasi sempre nella nostra Europa occidentale. Questo processo ha fatto scattare l’emergenza dell’accoglienza di un numero enorme di profughi: se ne calcolano 4 milioni nell’Ue.

Di fronte a questa crisi umanitaria, la reazione dei governi europei è stata pronta: risorse e mezzi messi a disposizione per organizzare l’accoglienza come mai era stato fatto prima. Questa scelta doverosa ha però messo a nudo tutta l’ipocrisia dell’Unione europea e dei governi che ne fanno parte.

Sappiamo bene come in questi anni il dibattito sulle politiche di accoglienza sia stato strumentalizzato fino al punto di affermare una cultura escludente, che colpevolizza il profugo, il migrante e chi lavora per costruire percorsi di accoglienza e integrazione. Nel nostro paese basta pensare alla vicenda di Mimmo Lucano e della vergognosa sentenza con cui è stato condannato per le politiche attuate come sindaco a Riace.

L’iniziativa “Tu si, tu no! Il modello di accoglienza europeo dei profughi. Le ipocrisie europee di fronte ai processi migratori e di fuga dalla guerra”, promossa da Lavoro Società Filcams, nasce dopo aver letto il reportage “Dall’accoglienza dei simili all’accoglienza per tutti” pubblicato sul sito di “Milano in movimento” e curato dalle compagne e compagni del Mutuo Soccorso Milano.

L’associazione, nata a Milano durante la pandemia, è andata in Romania, al confine con l’Ucraina, per portare aiuto a chi scappava dalla guerra, ed ha potuto sperimentare le incongruenze del sistema europeo. Infatti il viaggio di ritorno verso Milano è stato semplice, senza gli intoppi che invece i profughi devono subire. Uno sguardo improvvisamente diverso sulla vita delle persone in fuga che potevano superare confini senza problemi: confini fino a pochi mesi prima inaccessibili e inospitali. Basta pensare alla crisi dei profughi siriani, respinti in modo disumano dai confini polacchi solo poche settimane prima dello scoppio della guerra in Ucraina.

“Tu si, tu no” è stato il titolo della grande campagna sui diritti e la difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nel 2002. In quella occasione la Cgil pose al centro dell’attenzione la tutela delle persone di fronte al libero arbitrio: i diritti e le norme che li garantiscono come centro di una società più giusta. Abbiamo pensato fosse giusto riproporre questo titolo in occasione del convegno, organizzato dall’aggregazione “Lavoro Società per una Cgil unita e plurale” in Filcams, che ha voluto affrontare il tema dell’accoglienza dei profughi e degli aventi diritto di asilo.

Il convegno, nato grazie anche alla collaborazione con l’Ufficio delle politiche sociali della Camera del Lavoro di Milano e con il dipartimento immigrazione della Cgil nazionale, ha affrontato gli aspetti normativi dell’accoglienza, le esperienze dirette di chi si occupa di accoglienza e integrazione, di chi affronta il tema della emersione del lavoro irregolare, conseguenza diretta delle pessime politiche di accoglienza e integrazione. E infine il racconto di un lavoratore che, dall’esperienza di profugo, sta riuscendo a costruirsi un futuro diverso nel nostro paese, grazie alla sua volontà e alla collaborazione con gli operatori di accoglienza.

Sono intervenuti quindi i volontari del Mutuo Soccorso Milano, rappresentati da Rajaa Ibnou Quounain, che ha raccontato dal vivo l’esperienza dell’accoglienza. Poi Livio Neri, per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, ha illustrato il quadro normativo che regolamenta le politiche di accoglienza e integrazione. Meentre Simona Favara, dell’Associazione Penelope di Catania, ha affrontato il tema dello sfruttamento lavorativo subito dai richiedenti asilo e i progetti di tutela in atto. Da parte sua Ivan Lembo, dell’Ufficio delle politiche sociali della Cdlm di Milano ha raccontato le buone pratiche del territorio meneghino, e come possano essere praticate prospettive diverse. A questi interventi si è aggiunto il racconto diretto di Yossouf Bah, un lavoratore che sta completando il proprio percorso di integrazione grazie alla rete solidale delle realtà che si occupano di accoglienza e integrazione. Gli interventi sono stati completati dalle riflessioni di Giacinto Botti, referente nazionale di Lavoro Società, e di Selly Kane, coordinatrice nazionale Cgil politiche per l’immigrazione.

 

Il convegno, dopo i saluti della segreteria della Cdlm di Milano con Enzo Greco e di Marco Beretta, segretario milanese della Filcams, è stato aperto dall’esaustiva relazione di Massimo Cuomo, della segreteria Filcams di Milano. Un convegno importante che ha inquadrato la guerra da un fronte diverso: quello delle persone che scappano, e della necessità di dare accoglienza, percorsi di integrazione e opportunità ad esseri umani che sempre ed in ogni situazione meritano rispetto e concreta solidarietà.

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