A Milano si continua a morire sul lavoro - di Vincenzo Greco

È successo di nuovo. Mentre la città, con il Salone del Mobile e la Design Week, è concentrata a raccontare la sua sfavillante ripresa, a Milano si continua a morire di lavoro. È successo sabato, a Gastone Faraoni, che stava lavorando per allestire l’esposizione del Salone del Mobile a Rho Fiera. E qualche giorno dopo nel centro di Milano un uomo di 49 anni è morto precipitando da un edificio, mentre con un collega stava montando delle tende al quarto piano. Due eventi mortali nel giro di pochi giorni che fanno aumentare il bilancio già drammatico registrato da inizio anno, e che dovrebbero far riflettere la città.

Milano è identificata come la città del progresso, del futuro, delle innovazioni, e tende a dimenticare che il lavoro tradizionale è ancora fortemente presente. E nel giorno dell’inaugurazione della sessantesima edizione del Salone del Mobile, tra tanta retorica su Milano, il Salone, il rilancio, la bellezza della rinascita della città, l’economia, il Pil, i turisti, gli affari, tante foto e tagli di nastro, sono arrivate solo parole di circostanza per un lavoratore morto sabato in quello stesso luogo. Forse per le autorità è solo un incidente da ricordare, ma ‘the show must go on’! Questo la dice lunga di come il lavoro e la vita di chi lavora siano poco rispettati.

Questo atteggiamento rischia di alimentare l’inosservanza delle regole e la cultura del lavoro precario e insicuro. E quando non si utilizza la formula della tragica fatalità, troppo spesso si colpevolizza il morto, proprio chi non può più difendersi. Inaccettabile. Ed è inaccettabile che la sera non si possa tornare a casa dopo una giornata di lavoro. È inaccettabile che il modello di sviluppo territoriale milanese possa mettere in conto la perdita di vite umane pur di salvaguardare se stesso. Ci si dovrebbe fermare e riflettere: riflettere su quello che sta succedendo, e capire dove si vuole andare, senza dimenticare i problemi di quelli che lavorano dietro le vetrine del centro e per gli eventi.

Abbiamo speso questi anni a spiegare alla città le condizioni del lavoro, denunciando che non andava tutto bene nella Milano degli eventi. Salari bassi e inadeguati per il costo della vita in questa città, precarietà e lavoro povero. E questa condizione, all’interno di un modello di sviluppo veloce e con ritmi non discutibili, favorisce il proliferare di eventi infortunistici.

Bisogna cambiare passo, bisogna cambiare cultura. Bisogna riflettere sul modello di sviluppo e sui suoi tempi. Bisogna agire di più e meglio sulla prevenzione. Bisogna dotarsi di un modello di presidio e prevenzione su salute e sicurezza come quello che abbiamo adottato con Expo, che ha permesso che migliaia di lavoratori in un tempo breve e definito abbiano lavorato assieme senza morti sul lavoro. Anche nei cantieri della M4 abbiano riprodotto lo stesso modello, purtroppo dopo un incidente mortale.

 

Va costruita una prospettiva di sicurezza fisica e sociale per chi lavora in questa città, a maggior ragione nella prospettiva degli investimenti del Pnrr e delle Olimpiadi 2026. Milano, e chi lavora a Milano, merita un protocollo generale su legalità e sicurezza sul lavoro. Qualcosa di concreto si può fare, bisogna avere la volontà politica e metterlo in campo.

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