Cantiamole a chi non paga gli artisti - di Frida Nacinovich

Nemmeno la pandemia ha frenato l’inesauribile vitalità di Oriana Civile, quarantenne messinese ben conosciuta come autrice e interprete della musica tradizionale siciliana, non soltanto nell’isola dove è nata e vive. Un’artista a 360 gradi, capace di spaziare dal pentagramma alla radio, fino al teatro, sia davanti che dietro le quinte. Prova ne è che questa donna dal volto di ragazzina è stata in grado, insieme a un gruppo di sognatori dai piedi ben piantati in terra come lei, di far ripartire dopo quasi settant’anni di chiusura il teatro del suo paese, l’Alfieri, antico vanto di Naso, cittadina a poca distanza da Capo d’Orlando.

“A causa del Covid-19 il teatro è rimasto chiuso dal marzo scorso. Ma ora si riparte e riprenderanno anche i laboratori - racconta – io sto preparando la stagione 2021-22. In due anni eravamo piano piano riusciti a rianimare questo luogo magico”. È anche piovuto sul bagnato, con l’emergenza sanitaria che ha fatto calare il sipario su palcoscenici piccoli e grandi. “Quelli piccoli soprattutto era impossibile che potessero accogliere pubblico - spiega Oriana - con il distanziamento avremmo finito per avere troppe poche persone in sala. Capisci bene che sarebbe stato difficile rientrarci economicamente”.

La cultura e lo spettacolo sono già penalizzati in generale, con la pandemia sono stati letteralmente massacrati. “Siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire, in un mondo che purtroppo ha fatto della precarietà una brutta regola”. Oriana ha avuto meno problemi, con anni alle spalle di lavoro matto e disperatissimo ha conquistato un posto sul ponte del vascello dello spettacolo teatrale e musicale, abbandonando le stive dove continuano a remare duro, pagati poco o nulla, tanti giovani, spesso autentici talenti. “Lavorando da tempo con contratti regolari - spiega - ho avuto meno difficoltà ad ottenere i ristori, che sono arrivati puntualmente. Lo dico con orgoglio, perché è giusto che nel momento del bisogno arrivi un aiuto dallo Stato e dagli enti previdenziali se si pagano le tasse”.

Oriana le canterebbe volentieri, con la sua splendida e inconfondibile voce, ai tanti impresari disonesti che sfruttano i lavoratori giocando sulla loro inesauribile passione. “Dovremmo riflettere sullo schiavismo imperante, che ha negato l’accesso ai ristori a tanti artisti - sospira - ancora oggi, a quarant’anni, mi capita di incontrare persone che mi chiedono quale sia il mio lavoro. ‘La musicista’, rispondo. E allora insistono: ‘Va bene, canti. Ma di lavoro cosa fai?’. Non riescono proprio a capire che anche questo è un lavoro. Ti dirò di più, in realtà questo è un mestiere che ne contiene dieci di lavori, l’esibizione sul palco è solo l’ultimo passaggio”.

Una curiosità, quale è il momento in cui Oriana si è resa conto che avrebbe voluto fare la cantante? “Questa passione nasce con me. Mio padre dice di aver pensato ‘sarà un soprano’ la prima volta che mi ha sentita urlare in culla. Mi esibivo all’asilo, cantavo non solo la mia parte ma sostituivo anche i bambini stonati. Ho sempre cantato. E poi ho deciso di farne il mio lavoro”. Basta leggere la biografia per rendersi conto della qualità del cammino artistico di Oriana, decenni di studi approfonditi di discipline della musica, dalla musicoterapia all’etnomusicologia, con l’amore mai nascosto per le tradizioni musicali della Sicilia.

Un’artista, che fra le sue tante attività conduceva anche una trasmissione radiofonica, due ore al giorno dal lunedì al venerdì su Radio Italia Anni 60. Ora però ha detto basta, e ha pubblicato su facebook un video dell’ultima puntata di “Spazio Civile”, il nome del suo programma. “Se non posso parlare del 25 Aprile, sono nel posto sbagliato e sono soprattutto la persona sbagliata per questo posto”. Tutto è successo per il tentativo di cancellare dalla scaletta l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. “Secondo la direzione dell’emittente avrebbe troppo politicizzato la trasmissione”. Oriana ha detto “no”. “La mia non è una battaglia contro la radio, ma contro il sistema dell’informazione, che con leggerezza liquida il 25 Aprile come argomento di sinistra”.

Nel programma ogni giorno lei sceglieva un tema e lo sviluppava. Naturalmente uno di quelli più frequenti era la musica tradizionale siciliana. “Ma ho parlato anche della legge Zan, di Francesco Lo Sardo, un mio concittadino che è stato il primo comunista siciliano alla Camera, di matrimoni, di ninnananna. Mi avevano chiamata a febbraio, avevo già partecipato a trasmissioni radiofoniche ma solo come ospite, mai come conduttrice. Mi avevano dato carta bianca. Devo dire che è stata una bella esperienza, faticosa ma entusiasmante, la radio è un importantissimo mezzo di comunicazione e informazione”. Speriamo di ascoltare presto Oriana Civile, magari quest’estate mentre canta di nuovo su un palco. “Mi mancano tantissimo le esibizioni, soprattutto il contatto con il pubblico, è uno scambio osmotico”.

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