Il Forum Sociale Mondiale e il movimento altermondialista, 2001-2021. Bilancio provvisorio e alcune considerazioni per il futuro - 2a parte - di Giorgio Riolo

La prima parte del saggio di Giorgio Riolo è stata pubblicata sul n. 11 di Sinistra Sindacale - Leggi

IV.

Qui di seguito una breve rassegna dei problemi che si presentarono da subito ma che si acuirono con il passare del tempo.

L’occasione, come cartina di tornasole, per individuare chiaramente i problemi e le contraddizioni del Fsm si presentò al quinto Fsm di Porto Alegre 2005 (il quarto si tenne in India, a Mumbai). In quel Forum un gruppo di intellettuali “organicamente” legati al movimento altermondialista (José Saramago, Eduardo Galeano, Samir Amin, Ignacio Ramonet, François Houtart, Bernard Cassen, Riccardo Petrella, Adolfo Perez Esquivel, Aminata Traoré ecc.) propose il “Manifesto di Porto Alegre”. In esso si elencavano i problemi e si proponevano alcune misure per risolverli e per ridare slancio al Fsm.

In primo luogo, un ruolo più attivo e politico del Fsm con l’individuazione di campagne annuali condivise su scala mondiale alle quali attenersi e vincolanti per gli aderenti al Fsm. Le reazioni, per la verità un poco scomposte, furono immediate da parte di esponenti di movimento e di associazioni, con l’accusa ai promotori di detto “Manifesto” di indebita intromissione “politica” e di snaturamento del Fsm quale “spazio aperto” della “società civile mondiale”. In realtà, in alcuni di loro la evidente paura di perdita del ruolo, del loro effimero potere entro il Fsm.

Questi problemi e queste contraddizioni, per punti.

1. Houtart espresse bene lo stato delle cose. Il confrontarsi, fino alla polarizzazione netta, nel Fsm di due anime compresenti. Estremizzando. Da una parte la visione del Fsm come “spazio aperto”, come “fiera delle alternative”, come una “Woodstock sociale”, un happening di alternativi mondiali con canti, balli, incontri ecc. Dall’altra, la visione del Fsm come fosse una “Internazionale”, sul calco della tradizione delle Internazionali operaie, socialiste e comuniste, nelle quali si adottavano misure ferree, vincolanti per chi faceva parte del consesso. In realtà, allo “spazio aperto” come indubbiamente era il Fsm occorreva affiancare anche, senza la forzatura di una direzione da Comitato Centrale, lo “spazio d’azione”. Il Fsm come “soggetto politico” su scala mondiale con il quale i vari poteri mondiali, sovranazionali e nazionali, dovevano giocoforza misurarsi.

2. La “Carta dei Principi” del Fsm impediva la partecipazione dei partiti politici in quanto tali. Senonché i partiti politici vi partecipavano con la copertura spesso di associazioni, movimenti, sindacati ecc., da essi ispirati e sostenuti. Legittimamente. I Fsm erano pieni di militanti, bandiere, persone partecipanti ecc. aderenti a questi partiti. Solo l’ostinazione, e l’ipocrisia anche, di taluni organismi della “società civile” potevano negare questo. Dimenticando che, se non poteri istituzionalizzati, le formazioni politiche e i sindacati sono essi stessi “società civile”. Senza il contributo determinante dei brasiliani, del Pt, del governo Lula ecc. il Fsm non avrebbe avuto quella spinta iniziale così straordinaria. E aggiungendo, dall’altro versante, che il Fsm ha usufruito di risorse economiche provenienti da varie Fondazioni, come la Fondazione Ford, la Fondazione Friedrich Ebert (socialdemocrazia tedesca) ecc.

3. Connesso ai problemi precedenti, la questione del ruolo del Consiglio Internazionale (Ci). Concepito in origine come “facilitatore” e come organo di coordinamento tra un Fsm e l’altro, il suo ruolo e la sua composizione hanno rappresentato un problema costante. Dapprima egemonizzato da una sorta di alleanza franco-brasiliana, i “fondatori”, alla fine molto ruolo vi hanno avuto esponenti di Ong e di associazioni del Nord Globale con molti mezzi, anche economici, a disposizione. Una sola testimonianza, per capire.

Come Forum Mondiale delle Alternative e come Punto Rosso, abbiamo da subito avviato il programma “Asia, Africa, America Latina a Porto Alegre”. Con il proposito di raccogliere fondi per pagare le spese di viaggio e di soggiorno al Fsm di delegati/delegate di movimenti sociali provenienti dal Sud del mondo e non aventi le risorse per pagarsi viaggio e soggiorno. Un solo esempio, al Fsm 2003 abbiamo dato il contributo a vari esponenti di India, Colombia ecc. Tra questi, a Nurul Anowar, un dirigente di uno dei sindacati di braccianti agricoli del Bangladesh. Dieci milioni di iscritti (diconsi, 10 milioni) e quasi nessuna risorsa extra oltre le spese loro di organizzazione. Ebbene, un organismo simile, di tale dimensione e di tale significato non aveva posto nel Consiglio Internazionale.

Molta autoreferenzialità ha afflitto il CI e nel tempo esponenti significativi lo hanno abbandonato. Oltre naturalmente, con il tempo trascorso, al decesso di esponenti storici di valore di tale organismo.

Infine, nel 2016, il Consiglio stesso, con lodevoli eccezioni al suo interno, si è rifiutato di assumere una posizione di sostegno a Dilma Rousseff, esposta alle trame e al colpo di stato giudiziario in corso in Brasile per spodestarla.

4. La ricchezza di plenarie, seminari, workshops ecc. si è risolta in una dispersione enorme. Proprio nel senso della “fiera” e dello “spazio aperto”. Con l’aggravante della ripetitività. Tra un Fsm e l’altro quasi nessuna trasmissione di accumulazione di conoscenza e di analisi, di alternative e di indicazioni d’azione. Un bazar.

Bello sicuramente, alimentante i processi preliminari necessari della coscientizzazione e della sottrazione di consenso al corso dominante, ma poco efficace rispetto al compito dell’azione per contrastare i dominanti mondiali e in vista della costruzione di alternative possibili, praticabili. In vista di “un altro mondo possibile”.

Infine, la questione dei temi su cui lavorare e su cui dare la priorità. Per esempio, al Fsm di Salvador de Bahia 2018 si sono tenute iniziative su “la musica hip hop” e su “donne e calcio” ecc.

5. Già al Fsm Dakar 2011 Samir Amin lamentava che ormai le lotte decisive nel mondo si svolgevano fuori dal Fsm. Il Fsm non vi aveva ruolo se non marginale. Aveva perso la centralità originaria. Così è stato nel corso di questi anni.

Dopo la crisi del 2008, “Occupy Wall Street” a New York, gli “Indignados” a Madrid e iniziative simili contro la finanza mondiale e contro le enormi diseguaglianze del nostro tempo in altre parti del mondo hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani.

Il promettente movimento giovanile Fridays For Future, sul futuro del pianeta, sui cambiamenti climatici e sull’ambiente, purtroppo fermatosi a seguito della crisi epidemiologica, ha raggiunto lo scopo di richiamare l’attenzione e di porre all’ordine del giorno dei potenti la questione ambientale e la questione del cambiamento climatico. E alcuni settori di questo movimento indicavano proprio nel capitalismo come sistema il principale responsabile di tali misfatti. La grande mobilitazione, tra la fine del 2020 e l’inizio di quest’anno, con tanto di repressione e di scontri in piazza, di centinaia di migliaia di contadini e di braccianti indiani, a seguito delle misure del governo Modi di cancellazione dei sostegni alla piccola agricoltura contadina di sussistenza indiana a vantaggio dell’agrobusiness e delle multinazionali, è stata pressoché ignorata in Europa e in Italia in particolare. Uno dei tanti esempi delle lotte che si svolgono purtuttavia e che il Fsm non riesce ad intercettare. Diversamente dalla fase ascendente del movimento altermondialista, nel quale il movimento contadino (Via Campesina) rappresentava circa 100 organizzazioni contadine sparse nel mondo con milioni di aderenti, moltissime donne.

 

V.

Tuttavia le ragioni, grandi, sacrosante del movimento e del Fsm rimangono inalterate. Anzi con la crisi epidemiologica in corso, in sovrappiù alla crisi economica e alla crisi ecologica-climatica, il Forum e il movimento altermondialista sono più attuali e necessari che mai.

Nell’agosto 2020, molti dei promotori del primo “Manifesto di Porto Alegre” del 2005, dopo che eminenti figure nel frattempo erano scomparse (Saramago, Galeano, Amin, Houtart, Wallerstein), hanno lanciato un “Secondo Manifesto di Porto Alegre”. Nel quale si auspica e si espone una riforma del Fsm e del suo Consiglio Internazionale alla luce delle indicazioni di cui sopra.

Non solo “spazio aperto”, ma anche e soprattutto luogo nel quale si elaborano azioni da intraprendere su scala mondiale. Affinché il Fsm torni a essere protagonista di quei movimenti sociali e di quelle lotte per la giustizia sociale e per la giustizia ambientale e climatica, tanto più necessari oggi, a fronte delle grandi crisi globali del mondo contemporaneo.

 

VI.

Alcune non peregrine considerazioni finali.

Spesso abbiamo sofferto di retorica, metafisica, autocompiacimento ecc. La “geometrica bellezza” del movimento, dell’associazione, della retorica dello altrimenti necessario “dal basso”. Senonché la forma-movimento e i suoi leader hanno presentato spesso, e presentano, l’impulso all’autoreferenzialità, a voler egemonizzare tipico della forma-partito, dei partiti. Di non tutti, in verità e per fortuna, movimenti, associazioni e formazioni politiche.

Un avvio di soluzione è quello di sempre. Imparare sempre e umilmente porsi in ascolto (il sacrosanto “autoapprendimento collettivo”) e nella disposizione di testa e di cuore, di sentimenti, di mettersi democraticamente in relazione, di cooperare, di “convergere nella diversità”.

Infine, uscire dalla morsa tipica di sempre racchiusa nel detto “chi sa non agisce e chi agisce non sa”. Meglio forme anche imperfette di attivismo sociale e politico, le quali almeno producono qualcosa a vantaggio delle classi subalterne e dei più deboli, non ultimo l’ambiente, che la “geometrica bellezza” di teorici dottrinari che vedono sempre all’opera la non adeguatezza e l’insufficienza di tali movimenti rispetto al compito di trasformare lo stato di cose.

 

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