“Dignene”, Rossano: vogliono schiavi non lavoratori! - di Andrea Montagni

Giovedì 9 giugno ore 8, “Agorà”, Rai 3. Luisella Costamagna va avanti sul tema “non si trovano persone disposte a lavorare”. Sul video un filmato: il volto del nostro Rossano Rossi, esponente del Movimento dei Consigli negli anni ’90, ex delegato della Sammontana di Empoli, già segretario della Cgil Toscana ed empolese, attuale segretario generale della Camera del Lavoro di Lucca che dice: “Il problema reale è la mancanza di domanda di qualità, ovvero di un’offerta di lavoro con retribuzione adeguata alle ore svolte. Sammontana è un’azienda seria: riconosce i diritti ai suoi lavoratori e, ogni mese, dà ai suoi dipendenti uno stipendio medio che consente loro di vivere in modo dignitoso. Non è scontato, di questi tempi. Invece le offerte di lavoro che girano sul mercato prevedono pochi spiccioli e quasi zero diritti per molte, troppe, ore di lavoro. E gli imprenditori si lamentano pure”.

È il contenuto di una sua intervista a “Il Tirreno”, quotidiano toscano, del giorno innanzi. Poche ore dopo su “l’Aria che tira”, La7, Myrta Merlino intervista, nella saletta del Consiglio di fabbrica, due lavoratori stagionali della Sammontana. Loro raccontano che lavorano con un contratto regolare di 40 ore settimanali dal lunedì al venerdì per 1.200 euro netti mensili, avendo posto fine alla trafila delle assunzioni in prova “a nero, perpetue ma provvisorie” per pochi spiccioli, dove la paga sembrava più una elargizione ricevuta che un diritto. Merlino riesce ovviamente a non intervistare nessun delegato presente e neppure Rossano che è lì con loro.

L’intervista di Rossano è stata ripresa dalle edizioni on line e cartacee de “Il fatto quotidiano”, da Sky24 e dal blog di Andrea Scanzi. Purtroppo – e cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà alla redazione de “Il Tirreno” – Scanzi non ha citato la fonte, e così Repubblica e Corriere hanno cercato di dirottare la discussione dal contenuto (la denuncia della campagna padronale) alla diatriba sulla correttezza di Scanzi. Tuttavia questo ha contribuito enormemente a far girare l’intervista e il suo contenuto, attirando l’attenzione di stampa e tv. Merito a “Il Tirreno” di aver intervistato Rossano.

Dunque la narrazione sulla mancanza di disponibilità al lavoro è uscita dalla propaganda padronale contro il reddito di cittadinanza per arrivare ad affrontare il nodo vero: la mancanza di diritti sul lavoro, il lassismo di uno Stato che non controlla e non impone ad imprenditori senza scrupoli – tanti, troppi – il rispetto di leggi e contratti, mentre là dove il sindacato c’è ed è forte e combattivo – come alla Sammontana di Empoli, roccaforte della Flai Cgil, con i lavoratori sempre in prima fila sulle battaglie non solo contrattuali, ma anche di solidarietà - là dove i contratti si rispettano e si applicano, il lavoro buono c’è, anche stagionale.

Infatti Rossano ha aggiunto: “Il problema non è il reddito di cittadinanza, il problema è che fino a quando gli imprenditori continueranno a offrire 3 euro l’ora, c’è poco da lamentarsi se non trovano lavoratori stagionali. I ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono di più rispetto al passato e anche con maggiori difficoltà. Per questo il reddito di cittadinanza non deve essere stigmatizzato, ma visto come una possibilità. Se i datori di lavoro cominciassero a pagare bene i dipendenti smettendo di sfruttarli, sono sicuro che avrebbero la fila”.

Centinaia di migliaia di lavoratori stagionali in agricoltura e nel turismo; e la massa dei lavoratori interinali o a termine, hanno visto nella pandemia le conseguenze di contratti di lavoro privi di regole o con regole deboli. Di contratti siglati da sindacati di comodo, di paghe totalmente o parzialmente in nero. Non hanno potuto usufruire del tutto o a pieno della cassa integrazione e delle integrazioni al reddito. Tra 600mila e un 1 milione e 100mila lavoratori, a seconda delle stime sull’andamento della ripresa post pandemica (e salvo ricadute), vedono il posto di lavoro a rischio. Oltre 600mila lo hanno già perduto.

Confindustria ha una sola ricetta: mano libera sui licenziamenti per ricorrere ad una manodopera a costo minore, perché priva di salario di anzianità e professionalità consolidate e con contratti a termine; il governo, con Brunetta che annuncia solo assunzioni a termine di personale per la gestione straordinaria del Recovery plan, fa da spalla.

Noi invece vogliamo il lavoro di qualità, stabile e con un salario dignitoso. La Cgil deve tenere duro.

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