Il nostro cordoglio per la scomparsa di Guglielmo Epifani - di Giacinto Botti

Esprimo a nome di Lavoro Società per una Cgil unità e plurale le più sentite condoglianze per la scomparsa del compagno Guglielmo Epifani alla moglie, ai familiari e ai suoi cari. Ci associamo in questo alle sentite e commosse parole del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

La sua prematura, improvvisa scomparsa ci addolora, ci rattrista, come siamo certi che sia per tutte e tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo, di apprezzarlo come dirigente sindacale e come persona. Era un uomo gentile e perbene, dalle forti radici di sinistra, sensibile e attento alla condizione delle persone.

Per noi rimane il sindacalista, il vice segretario di Bruno Trentin e di Sergio Cofferati, il segretario generale della Cgil che ha saputo condurre l’organizzazione con capacità, fermezza, convinzione e coerenza in una fase difficile per il Paese, attraversato da una crisi istituzionale e da dure lotte contro le scelte del governo Berlusconi, e in presenza di una pesante divisione sindacale con Cisl e Uil.

Fuori da ogni retorica, possiamo dire che per noi è stato e sarà sempre un uomo della Cgil. Raffinato e colto, con le capacità, la competenza e le coerenze che gli erano proprie. Un sindacalista stimato, mite e dal tratto gentile, con un forte senso di appartenenza, propenso al rispetto delle pluralità delle idee, alla ricerca della mediazione e della coesione dell’organizzazione.

Sempre privilegiando e avendo a cuore l’unità del mondo del lavoro e delle sue rappresentanze sindacali, fu capace però di assumere decisioni radicali e di condurre la Cgil in battaglie sindacali in solitudine, ma non da sola, contro le scelte del governo Berlusconi, contro i patti neocorporativi, in difesa dell’articolo 18, del modello contrattuale, dei diritti sindacali e sociali, schierando con decisione tutta la Cgil a difesa della Costituzione nel referendum che bocciò la controriforma costituzionale berlusconiana.

Un sindacalista, un dirigente capace di analisi anticipatorie, di elaborazioni ricche di spunti innovativi, mai banale o superficiale, con il valore della confederalità. Sempre corretto, seppe difendere in ogni occasione l’autonomia dell’organizzazione valorizzandone il pluralismo programmatico, rafforzando il patto di unità con la sinistra sindacale, riconoscendole valore e rispettando sempre gli accordi politici.

Nel 2003 seppe schierare la Cgil nel voto referendario sull’estensione dell’articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti promosso da un gruppo di delegati con il sostegno della Fiom, della sinistra sindacale e di alcune forze politiche. Pur dichiarando che il referendum era inopportuno e non era stato promosso dalla Cgil, non si piegò alle richieste dei partiti vicini e alle posizioni di alcuni sindacalisti che nel Comitato direttivo nazionale chiedevano alla Cgil di assumere la posizione della non partecipazione al voto per far mancare il quorum.

Il compagno, il segretario Guglielmo Epifani, con coerenza e determinazione schierò la Cgil per il Sì perché era una battaglia che ci apparteneva, e perché era nella storia della Cgil non alimentare mai la disaffezione ma favorire sempre la partecipazione democratica al voto referendario come a quello politico o amministrativo. Su questa scelta coerente fu criticato anche all’interno della nostra organizzazione. Questo era il sindacalista, il segretario generale e l’uomo che abbiamo conosciuto e apprezzato.

Rimarrà infine nella storia del sindacato italiano come il segretario generale che seppe rompere un tabù, indicando e portando per la prima volta nella vita della Cgil una donna, la compagna Susanna Camusso, alla massima carica dirigente. Non fu una scelta indolore e priva di tensione, ma quello che è certo è che fu una scelta innovativa e di grande coraggio.

Il ricordo di Guglielmo Epifani resterà vivo nella straordinaria storia della Cgil e nella memoria delle sue donne e dei suoi uomini. Grazie Guglielmo.

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