Franco Calamida: una vita esemplare spesa per gli altri - di Giancarlo Saccoman

Franco Calamida riassume in modo emblematico, nella sua biografia, la storia migliore del movimento del ’68 e di una sinistra comunista, profondamente democratica, antiautoritaria, libertaria, ecologica, votata alla giustizia sociale e ai diritti civili e del lavoro, anticipatrice di tante esperienze future.

Figlio di Leonida, un partigiano inserito nella lista dei “giusti” per aver salvato numerosi ebrei dall’Olocausto nazista, anche Franco può essere inserito in una lista dei “giusti” in un senso più vasto, per la sua vita spesa, fino alla fine, da dirigente e militante per gli ideali, politici e morali, di liberazione e giustizia sociale, sempre disponibile, con entusiasmo, alle battaglie civili, politiche, per la pace, la liberazione dei popoli, l’ambientalismo, l’economia solidale, l’antimafia, la difesa della Costituzione, per un modo più giusto e solidale.

Difficile narrare in poche parole la sua ricchissima esperienza e la sua lunga storia di militanza per cui ha rinunciato ad una brillante carriera di ingegnere elettronico, da militante lombardiano alle lotte degli impiegati e tecnici milanesi, alla costruzione del Cub della Philips e poi del movimento dei Comitati Unitari di Base e del sindacato unitario dei Consigli, a protagonista delle lotte del 68-69, a dirigente di Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria, Rifondazione Comunista, come giornalista del Quotidiano dei lavoratori e poi, da ultimo, come libero pensatore della sinistra alternativa, per promuovere la sua ricomposizione larga e unitaria, per un’alternativa di sinistra, fondata su valori e programmi comuni, superando gli steccati e la frammentazione dei partitini, cercando di convincere anche chi aveva idee diverse ed è arroccato sulle proprie identità e posizioni settarie. È stato un pacifista che ha costruito un argine alla lotta armata, sempre legato alle esperienze sociali, da Peppino Impastato a Mimmo Lucano, alle associazioni ed ai movimenti nascenti dalle nuove generazioni, alle mobilitazioni sindacali e a chi si spende con un impegno personale verso gli altri.

Una persona colta, ironica, generosa, tollerante, mite e gentile, animata da una grande intelligenza e da una perenne curiosità intellettuale, portatrice di un pensiero forte e radicale ma anche di una continua ricerca di un dialogo paziente per convincere gli altri, un raro esempio di trasparenza e integrità morale, sempre pronto a mobilitarsi e ad impegnarsi in prima persona, contro l’opportunismo e il cinismo che invece caratterizza la politica attuale.

L’ho frequentato nelle riunioni settimanali dei responsabili regionali di tutta Italia, del Dipartimento lavoro nazionale, da lui diretto, che costituiva la spina dorsale dell’attività di Dp, dove discutevamo e decidevamo tutti assieme, in modo davvero democratico (come non avviene più nei partiti attuali). Era sempre attento a conciliare la difesa del lavoro con la tutela ambientale e, a seguito del suo impegno parlamentare come deputato veramente per il popolo, ho avuto la sorte di assumerne la successione, come responsabile del Dipartimento e nella Segreteria nazionale di Dp, avendolo sempre al mio fianco nelle grandi battaglie e conquiste che abbiamo realizzato assieme, dal referendum per la giusta causa nelle piccole aziende (dopo la strage dell’Elisabetta Montanari di Ravenna, che ha prodotto la legge Cavicchioli che prevede la tutela dell’indennizzo, in sostituzione del licenziamento arbitrario “ad nutum”), a quello sulla difesa della liquidazione (che volevano cancellare, lasciandola senza il recupero dell’iperinflazione, e che siamo riusciti a mantenere, trasformandola nel Tfr), alla causa vinta sui decimali di contingenza (col processo a Bologna che ha dato un grande contributo economico, non solo immediato, ma duraturo nel tempo, nelle tasche di tutti i lavoratori), tutte conquiste importanti per il mondo del lavoro.

Si è trattato d’una esperienza collettiva condivisa, indimenticabile ed entusiasmante, di cui avremmo tanto bisogno anche ora, in questo deserto autoritario della politica neoliberista. Franco è forse una delle poche persone con le quali non ho mai dovuto manifestare un dissenso e di cui ho sempre condiviso le scelte: anche questo è un fatto davvero straordinario.

Questa esperienza ci ha portato a stringere una forte amicizia che, anche se poi abbiamo intrapreso percorsi diversi, ma sui medesimi valori comuni (io nel sindacato, lui nella politica e nel sociale), è sempre rimasta viva nel tempo e che considero un tesoro prezioso che conserverò fin che vivo. Penso che siamo più soli perché abbiamo perso un grande compagno, ma resta il suo ricordo e il suo insegnamento, su cui dovremmo cercare di tornare a riflettere insieme, per trarne ancora indicazioni per il nostro futuro.

©2021 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search