Nei suoi 100 anni il Partito comunista cinese ha portato il Paese fuori dalla povertà - di Pericle Frosetti

Quando fu celebrato, nella penultima settimana di luglio del 1921, il primo congresso del Partito comunista cinese, la Cina era un paese umiliato dalle grandi e medie potenze coloniali del XIX secolo. Gran Bretagna, Giappone, Germania, Italia, Francia, Russia e Stati uniti d’America erano presenti e determinavano la politica di quello che era stato l’Impero cinese. Ognuno aveva le sue concessioni e manteneva propri presidi militari nelle città della Cina (le “legazioni”); le enclave di Macao e Hong Kong erano ridotte a colonie, Taiwan era occupata dai giapponesi. I confini a nord con la Russia e a sud con l’Indocina francese erano stati manomessi dai colonialisti e imposti con trattati ineguali.

Lo Stato cinese era in pieno disfacimento e sprofondava nel caos e nella miseria, preda dei signori della guerra e delle spinte autonomistiche fomentate dai colonialisti, ma nelle città intorno alle principali industrie e nei porti nasceva e si consolidava un giovane movimento operaio, e nelle città intorno alle università c’era un fermento di idee e cominciava a diffondersi il marxismo. I cinesi emigrati all’estero in Giappone, in Europa e negli Stati uniti entravano in contatto con il movimento operaio internazionalista.

Nel 1912 le forze democratiche rovesciarono la monarchia; nel 1917 la rivoluzione bolscevica in Russia dette una grande spinta ai movimenti della gioventù e alla lotta per la democrazia e la dignità nazionale. Questo fu l’humus che portò alla formazione del partito comunista. I principali fondatori del partito come Chen Duxiu e Li Dazhao sposarono il marxismo, trassero enorme ispirazione dalla rivoluzione bolscevica, e risposero all’appello di Lenin e dell’Internazionale comunista di formare partiti comunisti.

Così oggi i comunisti cinesi ricordano la nascita del partito che, per convenzione, è stata stabilita al 1° luglio, anche se le cellule comuniste esistevano da prima e il congresso si tenne a fine mese. I comunisti erano davvero un piccolo gruppo; cinquanta in tutta la Cina! E ventuno di loro parteciparono al congresso, tra loro Mao Zedong. Al Congresso parteciparono due inviati della Internazionale comunista.

Il Partito comunista cinese divenne l’anima del movimento operaio cinese. Fino all’invasione giapponese, il Pcc fu l’anima di scioperi e insurrezioni, represse nel sangue dai nazionalisti, tanto che fu costretto a spostare le proprie basi dalle città alle campagne. È la stagione delle basi rosse, della nascita della Repubblica sovietica e della lunga marcia per sottrarre le truppe e il gruppo dirigente del Partito dalla morsa delle forze nazionaliste e dei signori della guerra.

Nel 1937, quando il Giappone invade la Cina, il Partito comunista promuove l’unità contro i giapponesi e diventa la componente più risoluta, meglio motivata della Resistenza antigiapponese. Sconfitti i giapponesi al termine di una guerra dolorosa e crudele, il Partito riunifica la Cina, con l’eccezione di Macao, Hong Kong e Taiwan, e inizia la lotta per una Cina nuova con la fondazione, nel 1949, della Repubblica Popolare Cinese.

La Cina dell’epoca era uno dei paesi più poveri del mondo. La carestia era endemica, la popolazione viveva concentrata nelle campagne, l’oppio era una piaga nazionale, le risorse erano così scarse che l’infanticidio era diffuso. La costruzione della Cina nuova, tuttavia, ha rappresentato per i popoli dei paesi coloniali e semicoloniali un riferimento importante. Nonostante errori e battute d’arresto, la Cina è diventata nell’arco di 70 anni la seconda potenza industriale mondiale, e il Paese ha sconfitto, eccezione quasi unica, la povertà assoluta.

Nel mondo circa 750 milioni di persone sono uscite dalla povertà in poco meno di questi ultimi trent’anni, e la Cina ha contribuito per il 60% alla riduzione del tasso di povertà mondiale tra il 1990 e il 2018 (per capirsi in Italia la povertà assoluta è pari al 9,4% della popolazione, il 12,3% negli Stati uniti, in India il 6,7%).

Le politiche attuali sono frutto della svolta decisa dal Pcc nella seconda metà degli anni ‘70, e dell’abbandono della linea politica seguita dal IX e X congresso del Partito, che avevano sancito la continuazione della lotta di classe nella società e nel partito anche nel socialismo, con la rimozione anche violenta della leadership protagonista della “rivoluzione culturale” (la cosiddetta “Banda dei Quattro”).

Tuttavia, lo stesso attuale segretario Xi Jinping, nato nel 1954, è entrato nel Partito mentre si trovava nelle campagne con le centinaia di migliaia di giovani studenti e guardie rosse, mandati a “servire il popolo” durante la rivoluzione culturale, e dovette presentare per molte volte la domanda di iscrizione al Partito. Come quasi tutti i dirigenti della sua generazione è entrato nel Pcc proprio nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso.

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