Sfratti: come intervenire nel far west del mercato degli affitti - di Laura Grandi

Siamo ripartiti con gli sfratti esecutivi: dal 1° luglio 2021 in tutta Italia le famiglie con sfratto per morosità stanno aspettando che la forza pubblica bussi alla porta di casa. Sulle scrivanie degli ufficiali giudiziari e dei commissariati di polizia è già pronto un elenco di oltre 50mila famiglie che per prime rischiano di finire per strada, si tratta di quelle in difficoltà con il pagamento dell’affitto prima della pandemia. Per tutti gli altri sono stati previsti degli scaglioni: 30 settembre 2021 per chi è stato messo sotto sfratto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, 31 dicembre 2021 per i più recenti. Riguardo a questa seconda ondata di sfratti, sappiamo solo che a dicembre 2020 sono state migliaia le richieste di esecuzioni ogni settimana, e i sindacati inquilini sono concordi che sarà una bomba sociale.

Per comprendere quanto la pandemia abbia messo in difficoltà le famiglie con il pagamento dei canoni, basta il numero delle richieste di bonus affitto presentate agli uffici casa dei comuni italiani: centinaia di migliaia, pari a circa un terzo di tutte le famiglie che vivono in affitto nel mercato privato.

L’emergenza sociale legata alla crisi pandemica, come testimoniano i dati Istat 2021, ha visto crescere il numero di poveri assoluti di un milione nel solo corso del primo anno di Covid. L’Istat segnala come le misure di sostegno introdotte dal governo abbiano diluito l’intensità della povertà assoluta, ma senza fermarne il suo aumento, sempre in termini assoluti. Disoccupazione e precarizzazione stanno al centro di questi processi, che rispetto al tema dell’abitare si traducono in una chiara difficoltà nel pagare l’affitto, e che coinvolgono pure le famiglie di piccoli proprietari che, pur pagando un mutuo, sono povere e non riescono ad affrontare le spese fondamentali per il sostentamento.

Di fronte a questa emergenza abitativa, il governo se ne sta beatamente disinteressando e sta passando nel silenzio politico più completo lo sforzo dei sindacati inquilini e dei lavoratori di manifestare contro questo totale abbandono di migliaia di persone in difficoltà. L’unica che si fa sentire è Confedilizia, l’associazione della proprietà edilizia, che sta imbastendo una forte campagna contro il blocco degli sfratti e contro le persone in disagio abitativo.

Per prima cosa Confedilizia è ricorsa alla Corte Costituzionale, chiedendo di esprimersi sulla sospensione degli sfratti, considerandolo un provvedimento non finalizzato a sostenere le famiglie in crisi a causa dell’emergenza sanitaria da Covid. Peccato che la ratio della sospensione degli sfratti fosse dovuta alla impossibilità di sfrattare e mettere per strada oltre 100mila persone, e che il diritto alla salute, in particolare durante una pandemia globale, è almeno sullo stesso piano del diritto alla proprietà privata, che in ogni caso deve tenere conto della sua funzione sociale.

Dopodiché la stessa associazione della proprietà, con l’aiuto politico di Matteo Salvini e della Lega tutta, ha avviato una campagna contro il blocco ‘Salvaladri’, contro i furbetti dell’affitto, asserendo che “il blocco sfratti uccide l’affitto”. Affermazione falsa e del tutto ideologica, che ha l’intenzione di far veicolare l’idea che la liberalizzazione degli affitti e degli sfratti sia l’unica misura per riportare i proprietari di abitazione ad affittare.

La realtà è un’altra. Chi ha affossato il mercato delle locazioni è stato proprio il libero mercato e i dati del ministero dell’Interno lo dimostrano: durante la vigenza dell’equo canone dal 1978 al 1992 le sentenze per finita locazione erano il 90%, e il 10% erano le morosità. Nel 2019 il rapporto si invertito: il 90% degli sfratti sono per morosità e riguardano famiglie che non reggono più i costi dell’abitare. Il mercato degli affitti è diventato un far west ingestibile, e la liberalizzazione degli affitti ha causato l’impoverimento di migliaia di famiglie di lavoratori e di pensionati.

È giunto il momento di ripensare ad un nuovo equo canone?

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