Gkn e Gianetti Ruote: il “sistema” è irriformabile? - di Riccardo Chiari

La grande strada che la comunità di Campi Bisenzio ha dedicato ai Fratelli Cervi era soprattutto conosciuta per essere via d’accesso all’enorme centro commerciale dei Gigli, metà giornaliera per decine di migliaia di persone di ogni età. Ora sta diventando l’epicentro di un sommovimento, altrettanto popolare ma teso alla difesa dei diritti e della dignità del lavoro. E’ questo che si avverte guardando al continuo pellegrinaggio in corso davanti ai cancelli della Gkn. Lì dove i 422 addetti diretti più altre centinaia dell’indotto, licenziati con una mail che li avvertiva della chiusura a freddo della fabbrica di semiassi, hanno risposto ai padroni inglesi del fondo Melrose avviando una occupazione destinata a durare. Di fronte al diktat di un gruppo finanziario che punta a delocalizzare dove il costo del lavoro – cioè diritti e tutele – è più basso, non c’è solo la reazione degli operai e delle organizzazioni sindacali, confederali e di base. C’è un sentimento popolare che, superando le differenze di idee, dà solidarietà concreta a chi, in un attimo, è stato rubato il lavoro. Costituzione alla mano, il fondamento del Paese.

Dentro la fabbrica si organizza la resistenza. Così come sta accadendo in Brianza, dove i 152 operai della Gianetti Ruote hanno ricevuto lo stesso trattamento dai padroni tedeschi del fondo Quantum Capital. “Quelli che stiamo vedendo – ha denunciato Maurizio Landini ai cancelli della fabbrica - non sono licenziamenti, sono delocalizzazioni. Non stiamo parlando di aziende che non hanno lavoro”.

Il governo “dei migliori” cerca di correre ai ripari, chiamando al ministero dello Sviluppo economico i vertici della Gkn e i padroni di Melrose. Farà probabilmente lo stesso con i vertici di Gianetti Ruote e i padroni di Quantum Capital. Ma se tutto si ridurrà alla purtroppo consueta “riduzione del danno”, avrà ancora una volta ragione chi denuncia, da trenta lunghi anni, che questo “sistema” è irriformabile. 

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