Con la riforma degli Its crescono privatizzazioni e diseguaglianze - di Silvano Guidi

Il 12 luglio è stata approvata in forma definitiva, con numerose modifiche apportate dal Senato, la riforma degli Its (Istituti Tecnici Superiori) che assumono la denominazione di Istituti Tecnologici Superiori (Its Academy). Il Ddl è ampio e dettagliato, e prevede ulteriori 19 decreti applicativi.

La riforma è dovuta principalmente al fatto che il Pnrr prevede un investimento consistente sugli Its (1,5 miliardi in cinque anni) a condizione che tutto il settore venga riformato. Il disegno approvato dal Parlamento a larghissima maggioranza rappresenta quindi l’adempimento a questa condizione.

Con la riforma viene definito il Sistema terziario di istruzione tecnologica superiore. Gli Its Academy fanno riferimento a una specifica area tecnologica, e ciascuna area prevede figure nazionali di riferimento declinabili a livello regionale in profili.

I percorsi di Its si rivolgono essenzialmente a chi ha terminato il percorso di istruzione secondaria di secondo grado o quello di istruzione e formazione professionale, e si articolano in due percorsi, uno biennale della durata di 1.800 ore e uno triennale di 3.000 ore. Almeno un terzo del monte ore complessivo (il 35%) deve essere costituito da stage aziendali o da tirocini formativi; al termine dei percorsi, previo esame finale che attesti l’acquisizione delle competenze richieste, viene rilasciato un diploma. I diplomi sono validi per l’accesso ai pubblici concorsi e per l’accesso ai concorsi per insegnante tecnico-pratico. Almeno la metà del personale deve provenire dal mondo del lavoro, e il reclutamento avviene per tutto il personale interessato attraverso il contratto di prestazione d’opera. Gli Its Academy sono anche autorizzati a svolgere attività di intermediazione di manodopera.

Per poter istituire un Its Academy è necessaria la presenza di un Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado (statale o paritario), ma la scuola secondaria non è più l’ente di riferimento in quanto il modello organizzativo diviene quello della Fondazione di partecipazione. La legge prevede infine gli organi minimi necessari alla costituzione (il presidente della Fondazione, il consiglio di amministrazione, l’assemblea dei partecipanti, il comitato tecnico-scientifico, il revisore dei conti).

La Flc e la Cgil hanno espresso un parere sostanzialmente negativo sul Ddl, evidenziando una serie di elementi non condivisibili. Già a partire dalla denominazione (Its Academy), il Ddl prende come modello di riferimento esperienze nelle quali gli Its costituiscono una struttura formativa interamente asservita ad alcune aziende collocate nelle aree economicamente più avanzate del Paese, allontanando ulteriormente il sistema dalla realizzazione di un percorso unitario e diffuso in tutto il Paese, in relazione alle necessità di sviluppo tecnologico.

L’eliminazione della scuola superiore come soggetto di riferimento va nella direzione di un’ulteriore privatizzazione di un importante segmento del sistema formativo, e sottolinea lo squilibrio tra aree forti, che si possono permettere sistemi di istruzione e formazione avanzati, e aree deboli che restano escluse dai processi di innovazione. Assolutamente non condivisibile la scelta di reclutare tutto il personale, docente e amministrativo, con contratti di prestazione d’opera, elemento che determina instabilità e precarietà, in mancanza inoltre di livelli di qualificazione dei soggetti che operano all’interno degli Its.

Risulta inoltre contraddittoria la norma secondo la quale i diplomi Its costituiscono titolo di accesso ai concorsi per insegnanti tecnico-pratici, proprio mentre il Parlamento sta discutendo sulla riforma del sistema di reclutamento per gli insegnanti e senza che, su materie così specifiche, si possa esprimere il Consiglio superiore della Pubblica istruzione (Cspi).

Nel complesso dunque il Ddl delinea, da una parte, una certa approssimazione nel definire il nuovo segmento di istruzione superiore e, dall’altra, si orienta con decisione nel consegnare alle aziende cospicue risorse, pur ammantandole dietro lo schermo della formazione.

Occorre al contrario ricostituire una regia pubblica, affidata alla scuola statale, per la gestione di tutto il percorso degli Its. È necessario un coordinamento a livello sia statale sia di singola Regione, con la partecipazione delle parti sociali, per armonizzare i percorsi di Its con specifiche politiche di sviluppo economico, e con specifiche scelte di politica industriale utili alla crescita di tutto il Paese.

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