Dalle privatizzazioni allo spezzatino delle telecomunicazioni - di Sergio Bellucci

Invece di nazionalizzare Tim, il governo consente il definitivo spezzatino. Così l’Italia è l’unica nazione occidentale a smantellare la sua struttura industriale nel settore delle Tlc.

Al di là dei documenti ufficiali, siamo alla fine di una storia. La telefonia italiana è stata per tutto il ‘900 un punto di riferimento del settore, conquistandosi una centralità nel sistema internazionale con tecnologie e modalità gestionali che ne avevano fatto il quarto gruppo a livello internazionale. Dalle tecnologie delle centrali fino a cavi sottomarini, l’azienda pubblica di telefonia, nelle sue varie configurazioni che sviluppò, svolgeva un ruolo centrale a livello planetario.

Poi arrivò l’ideologia neo-liberista con il suo portato di liberalizzazioni e privatizzazioni, e fu l’inizio della fine. Tutte le forze politiche italiane, tranne la Rifondazione Comunista dell’epoca, esaltarono la scelta di mettere sul mercato la spina dorsale del sistema paese. A nulla valsero i ragionamenti sull’indipendenza nazionale, sulla centralità del sistema della comunicazione nella società che si stava dischiudendo sotto i nostri occhi, sul contributo che il gruppo telefonico italiano portava nelle casse dello Stato in quegli anni. Occorreva privatizzare e liberalizzare per volontà ideologica.

Ricordo ancora gli epiteti con i quali venivo rappresentato, “solo” per la richiesta di dotare il paese di una scelta di politica industriale per la sua infrastruttura comunicativa, un asset da cui dipendeva (e dipende) la collocazione industriale dell’Italia. Ricordo con quale leggerezza si accettava la “conseguenza obbligatoria” di mettere una parte del territorio in una sorta di “serie B” dal punto di vista strutturale, dando per scontato che il mercato non si sarebbe sviluppato in maniera omogenea.

Accusai quella politica di generare i “sud digitali” e di condannare per diversi decenni pezzi del nostro paese ai margini dello sviluppo che si stava prefigurando. E quando ora si analizzano i dati macroeconomici degli ultimi trent’anni, ci si dimentica che, ancora nel 2022, ci sono aree del paese che non sono connesse in maniera decente alla “rete delle reti”, e sono oggettivamente tagliate fuori dallo sviluppo.

Oggi, nel momento in cui la Francia rompe gli indugi dell’ideologia neoliberista e nazionalizza il colosso dell’energia Edf, e la Germania è costretta a salvare il suo colosso del gas Uniper, l’Italia, invece di fare un passo analogo e nazionalizzare Tim, consente il definitivo spezzatino, restando l’unica nazione occidentale a smantellare la sua struttura industriale nel settore delle Tlc. Una vera disgrazia che ha molti padri e molte madri… ma che pagheranno subito i lavoratori dell’azienda e in futuro l’intero paese. Vergogna!

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