I cileni rigettano la nuova Costituzione. Ma indietro non si torna! - di Lautaro Castro

Il 4 settembre in Cile si è svolta la votazione più importante della sua storia. Le cilene e i cileni si sono recati ai seggi per decidere se accettare la proposta di nuova Costituzione o rifiutarla. Sulla scheda solo due opzioni: “Apruebo” (“approvo”) e “Rechazo” (“rifiuto”). Nonostante le aspettative generate dopo un percorso di grandi lotte, il risultato è stato devastante: il popolo si è espresso in maniera schiacciante respingendo la proposta con il 62% dei voti.

Per capire come si è arrivati a questo punto, bisogna tornare indietro di un paio di anni, a ottobre 2019, quando il cosiddetto “estallido social”, una rivolta sociale con migliaia di manifestanti nelle piazze, uniti contro le politiche neoliberiste attuate dallo Stato dalla dittatura in poi, ha messo alle corde il governo di destra di Piñera. Dopo un mese di violenti scontri, 36 morti e centinaia di feriti, si fece un accordo tra la maggior parte dei partiti e il governo per la realizzazione di un referendum per decidere se mantenere la Costituzione della dittatura o farne una nuova, con la creazione di una Convenzione Costituzionale eletta democraticamente con il compito di scriverla. Una volta finito il testo, ci sarebbe stato un secondo referendum per approvarlo o rifiutarlo.

Nel primo referendum, il 25 ottobre 2020, vinse il cambiamento. Dopo sette mesi furono eletti i costituenti, con un ulteriore trionfo della sinistra e dei movimenti della rivolta del 2019, perché la destra ne elesse meno di un terzo. Poco dopo una nuova vittoria: a dicembre nelle presidenziali veniva eletto il candidato della sinistra Gabriel Boric. Dopo un anno di lavoro, la Convenzione ha consegnato il testo finale della nuova Costituzione, fissando per il 4 settembre il referendum per la sua approvazione.

La Costituzione proposta si presentava in aperta opposizione al concetto e alle responsabilità dello Stato definiti nella costituzione di Pinochet, passando da uno Stato sussidiario a uno Stato di diritto sociale e democratico, riconoscendo l’esistenza dei diversi popoli indigeni, definendo uno Stato plurinazionale. Oltre a ciò, si garantivano una serie di diritti sociali per decenni non riconosciuti: salute, istruzione, casa, natura, animali, acqua, disabili, donne, diversità sessuale e molti altri, che per la prima volta sarebbero stati tutelati dallo Stato.

Per quanto riguarda il lavoro e il sindacato, garantiva il diritto a un lavoro in condizioni dignitose con una retribuzione che assicurasse la sussistenza del lavoratore e della sua famiglia, e la libertà sindacale compresi i diritti alla negoziazione collettiva e allo sciopero. In più conferiva il diritto ai lavoratori, tramite i loro sindacati, di partecipare nelle decisioni della loro azienda.

È molto importante cercare di capire come mai il 4 settembre abbia vinto il “rechazo”, con una percentuale molto alta, e sia stata bocciata una proposta così ricca di diritti e che considerava le rivendicazioni sociali. Partiamo dai numeri: dal ballottaggio delle ultime elezioni presidenziali, con voto volontario, al referendum, con voto obbligatorio, c’è stato un incremento del 30% nell’affluenza. Ciò significa che hanno votato per la prima volta 5 milioni di cileni. L’“Apruebo” ha ricevuto poco più di 4,8 milioni di voti; Boric invece ne prese 4,6 milioni, diventando il presidente eletto con il maggior numero di voti nella storia del Cile. Il campo progressista, quindi, non è indietreggiato in termini elettorali, anzi è cresciuto di 200mila voti.

La sinistra e i movimenti, con il loro discorso e il loro modo di fare politica, dopo un percorso di crescita e vittorie, sono arrivati al loro “tetto” elettorale, vicino ai cinque milioni di voti. Non siamo capaci di convincere o di arrivare al resto della popolazione. Una situazione che ci porta a fare una profonda riflessione su come comunichiamo i nostri ideali e sulle forme di lotta: o troviamo nuove strade per il nostro agire politico, o siamo condannati a rimanere fermi a quei voti o piano piano ridurli.

Va notato che il 30% di persone che hanno votato per la prima volta si sono espresse quasi tutte per il “Rechazo”. Le spiegazioni sono molte: l’obbligatorietà del voto, gli errori della Convezione e la sua scarsa capacità comunicativa, l’esaurimento dell’effervescenza della rivolta. Ma la più importante è stata la strategia della destra: invece di contestare gli articoli hanno lavorato per incutere paura con falsità e travisamenti, utilizzando pochissimi concetti ma con grande capacità di impatto, facendo cadere la sinistra nel loro gioco e costringendola a cercare di smentirli.

Nonostante questa pesante sconfitta, il processo costituente continua. Il presidente ha segnalato chiaramente che la decisione del primo referendum è ancora valida: il Cile non vuole più la costituzione dell’80, ma non vuole neanche quella che è stata proposta. In che maniera e con quali meccanismi si scriverà una nuova proposta? Non si sa ancora. Ma una cosa è certa, la sinistra e i movimenti sociali non permetteranno di tornare indietro.

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