C’è bisogno di Cgil, c’è bisogno di Spi - di Michele Lomonaco

Il 17 settembre scorso, a Cattolica, si è svolta l’Assemblea nazionale delle Leghe Spi Cgil, la prima in presenza dal lockdown del marzo 2020. La relazione introduttiva di Ivan Pedretti e le conclusioni di Maurizio Landini si sono incentrate sulle questioni legate ai vaccini e al Green pass, ma soprattutto su quanto la Cgil e lo Spi debbono e vogliono fare per condizionare le scelte relative all’utilizzo degli ingenti fondi derivanti dal Pnrr.

Entrambi hanno teso a sottolineare come il feroce attacco alla Cgil, portato avanti dai media per l’intero mese di agosto e non ancora sopito, abbia teso principalmente a delegittimare il nostro sindacato nel momento in cui chiede un confronto serrato (unitario) proprio su come utilizzare il Pnrr, per cambiare un Paese che non può e non deve tornare quello ante pandemia. Sanità, fisco, precarietà, sicurezza sul lavoro e compatibilità ambientale sono tra i capitoli più dirimenti per trasformare in meglio il nostro Paese.

Sanità pubblica e territoriale per superare i grossi limiti dimostrati nella pandemia; un fisco finalmente più equo e più progressivo in cui chi più ha più deve pagare; un lavoro finalmente scevro dalle scorie di una precarietà e di una discrezionalità padronale insopportabili; una barriera normativa ed un cambio culturale forte per evitare lo stillicidio quotidiano delle morti sul lavoro; la compatibilità ambientale che pretende il cambio dei modelli di vita e di consumo cui oggi siamo abituati e che vede, contrariamente ai molti detrattori del sentire degli anziani, lo Spi in prima linea nel rivendicare un altro mondo possibile.

Poi un punto fondamentale: tutto lo Spi e tutta la Cgil sono al fianco delle donne, e saranno presenti alla manifestazione di Roma del 25 settembre, in questa terribile recrudescenza di femminicidi.

Tra relazione e conclusioni gli interventi delle Leghe: sette compagne e due compagni che in quasi tutti i casi, nel tracciare il bilancio di questo anno e mezzo di “passione”, hanno testimoniato quanto siano stati utili, direi indispensabili, il loro ruolo e la loro vicinanza ai cittadini ed agli iscritti. Nella fase più acuta della pandemia questa vicinanza è consistita in una presenza telefonica prolungata, che è servita moltissimo a non far ulteriormente demotivare migliaia di donne e uomini che si sono rivolti alla Cgil e allo Spi per ottenere servizi, ma anche conforto e vicinanza.

Assistenza su cosa e come fare a seguito degli infiniti decreti anti covid; su come fare le pratiche da remoto e come usare le tecnologie; su come, parlando con una nostra volontaria o un nostro volontario, si potesse sentire meno la solitudine di una permanenza forzata fra le quattro mura domestiche. Un lavoro importantissimo, compiuto nonostante il Covid si sia abbattuto pesantemente anche tra i volontari delle Leghe, seminando contagi e decessi. Pedretti, nella relazione, ha ricordato che almeno 20mila iscritti allo Spi sono deceduti durante il periodo pandemico.

Le testimonianze ci hanno raccontato anche del dopo lockdown, di come si è ripreso a presidiare il territorio, lega per lega. Anche qui grande apprezzamento dell’utenza che ha potuto, seppur con i dovuti appuntamenti e distanziamenti, fruire dei nostri servizi appieno e ripristinare un minimo di normalità. Ha fatto bene al cuore dei mille delegati presenti sentire testimonianze dirette che parlano di persone che, una volta ottenuti i benefici, ad esempio di diritti inespressi (con conseguente inaspettato aumento della propria pensione), hanno ringraziato inondando la sede della lega con grossi ciambelloni fatti in casa.

Ancora, ci hanno raccontato di utilizzo di facebook, di reti di solidarietà con Caritas e centri antiviolenza, di camper che girano per i paesi e le campagne. Citando Di Vittorio, Pedretti ha ricordato che “se i contadini sono nei campi anche i sindacalisti debbono andare nei campi”, così i volontari dello Spi sono sul territorio vicino ai cittadini e si industriano anche ad usare i camper per raggiungere chi non può recarsi alle nostre sedi. Un ragionamento anche in relazione alla prossima assemblea organizzativa della Cgil: può la strutturazione in Leghe dello Spi essere un esempio per tutta la Cgil su come si presidia il territorio e si sta vicini ai cittadini attraverso la stretta collaborazione con Camere del lavoro, Inca, Caf, Auser? La risposta è certamente sì.

Un cenno è stato fatto anche agli accordi fra categorie e Spi sulla continuità dell’iscrizione. Non più del 20% degli iscritti alle categorie Cgil rimane iscritto allo Spi col pensionamento, una dispersione che non possiamo permetterci: bisogna generalizzare questi accordi e discuterne nell’ambito dell’Assemblea organizzativa.

Lo slogan dell’assemblea, “C’è bisogno”, ci sembra azzeccato, a conferma che mai come in questi momenti è necessaria la presenza e la capacità di contrattare di un sindacato confederale e di un sindacato dei pensionati forte e rappresentativo delle fragilità messe a durissima prova dal Covid.

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