“Sanità: pubblica e per tutti” - di Stefano Cecconi

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Con la manifestazione “Sanità: Pubblica e per tutti”, il cui titolo è evidentemente di per sé un programma, organizzata sabato 10 ottobre dalla Cgil e dalla Funzione Pubblica Cgil e conclusa da un confronto tra Maurizio Landini e il Ministro Speranza, si è voluto mettere al centro dell’attenzione il tema del valore del lavoro per la salute e la cura delle persone. E segnalare il potenziamento della prevenzione e dei servizi territoriali come priorità assolute per il rilancio del nostro sistema di welfare socio sanitario. Sottolineo il termine “sociosanitario”, perché durante l’emergenza pandemica è emerso con chiarezza quanto sia necessario rispondere ai bisogni delle persone in modo globale, guardando a tutti gli aspetti che producono benessere o malattia, non solo a quelli di tipo strettamente sanitario.

Si tratta di agire sui determinanti di salute socioeconomici: istruzione, reddito, lavoro, abitazione, ambiente, relazioni umane. Perché le condizioni di vita materiale delle persone, e l’ambiente in cui vivono, influenzano lo stato di salute, l’accesso alle cure, la speranza di guarigione e perfino di vita. Non è una novità, da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda di agire sulle condizioni di vita delle persone. L’emergenza le ha semplicemente confermate e rese più evidenti, soprattutto per le persone più vulnerabili: anziani non autosufficienti, con malattie croniche, disabilità, sofferenza mentale, dipendenze. Persone che esprimono bisogni di cura quotidiana, continua, sanitaria e sociale insieme. Situazioni che è del tutto inappropriato affrontare solo con l’ospedale o con la logica del “posto letto”. Le caratteristiche della situazione epidemiologica e demografica dunque suggeriscono da tempo di affrontare i bisogni di salute e di cura nei luoghi della vita, per questo la priorità assoluta sono la prevenzione e il potenziamento del welfare socio sanitario territoriale.

Su questo tema cruciale, peraltro, è stata avviata proprio in questi giorni la mobilitazione di una vasta coalizione di associazioni e sindacati, rappresentata nel documento-appello “Finanziamenti europei per la ripresa: usarli bene. Priorità assistenza sociale e sanitaria territoriale”, che vede l’adesione tra le altre di Cgil, Cisl, Uil, sia confederali che dei sindacati di Funzione pubblica e dei Pensionati.

Le proposte avanzate sia dall’appello ora richiamato che nella manifestazione del 10 ottobre dalla Cgil (vedi) si richiamano al “modello di salute di comunità”, per il quale occorre restituire forza alla Prevenzione, organizzare una solida rete di servizi diffusi e visibili nel territorio all’interno dei distretti sociosanitari (come le case della salute), attivare progetti individuali di assistenza finanziati dal budget di salute (superando la logica della fattura per prestazioni), con una ben più forte integrazione tra interventi sociali e sanitari, con servizi e professionisti dentro al servizio pubblico (compresi i medici di base) che operano nei contesti di vita quotidiana, che agiscono con un welfare di “iniziativa”, con la partecipazione dei cittadini.

Si tratta di un welfare pubblico e universale orientato decisamente a far vivere e a curare le persone non in luoghi separati, come spesso accade nelle varie forme della cosiddetta residenzialità pesante (abbiamo visto cosa è successo in questi mesi nelle strutture per le persone anziane, disabili, con problemi di salute mentale) ma il più possibile a casa propria o in soluzioni abitative supportate, piccole, ben inserite nei contesti urbani e di vita sociale. Anche per questo diventa cruciale una Legge sulla Non Autosufficienza. 

Questo modello di salute di comunità, già praticato in alcune realtà italiane, implica un cambiamento e risorse, assunzioni di personale, formazione, nuove organizzazioni del lavoro, nuove relazioni tra aziende sanitarie e comuni, nuove tecnologie anche nel territorio. Un cambiamento che va sollecitato e contrattato.

E siccome tutto questo non avviene spontaneamente serve una mobilitazione.

La manifestazione del 10 ottobre è stato un passaggio importante per coinvolgere delegati sindacali, lavoratrici e lavoratori. Ora la mobilitazione deve e può proseguire unitariamente con Cisl e Uil e con la coalizione che si è costituita attorno all’appello sull’utilizzo dei finanziamenti europei e sulla legge di bilancio: è di questi giorni la richiesta al Ministro della Salute di aprire un confronto proprio su questo argomento e la convocazione di un’assemblea pubblica per novembre.

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