Dalla vittoria della Casa delle Donne alla manifestazione del 25 settembre. La rivoluzione della cura - di Angela Ronga

La vittoria della Casa Internazionale è una vittoria di tutte le donne che in questi anni hanno lottato per l’autonomia politica dei luoghi delle donne, per l’autonomia della Casa Internazionale, luogo politico, di pratiche politiche del femminismo, punto di riferimento del movimento femminista e delle donne a livello italiano e internazionale.

Si tratta di un risultato forte, dopo una lunga trattativa con il Comune di Roma e negli ultimi anni con l’ex sindaca Raggi, che ha tentato di cancellare, in nome di una malintesa legalità, la storia politica della Casa, il suo valore politico e sociale, il valore simbolico, e non solo, del femminismo. Finalmente abbiamo ottenuto il comodato d’uso per i prossimi dodici anni, grazie alla mobilitazione del movimento delle donne, il cui esito ha portato il Parlamento a varare delle norme che prevedono edifici pubblici a comodato gratuito per tutti i luoghi delle donne. È stato così conseguito il risultato politico che il femminismo non può essere messo al bando, che la Casa delle Donne è un luogo politico femminista, e che non siamo inquiline morose.

Non solo. Subito dopo il primo lockdown, sempre la Casa è stata promotrice di un evento straordinario, l’“Assemblea della Magnolia”, nome che si ispira al grande albero secolare nel giardino della Casa Internazionale, dove si sono riunite oltre duecento associazioni di donne, donne singole, lavoratrici, sindacaliste della Cgil e non solo, donne dei partiti, “Lucha y Siesta”, i tanti femminismi.

Ci è parso subito chiaro che il Covid-19 avrebbe segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo, che nulla sarebbe stato come prima, che il Covid “ci aveva dato ragione”, aveva svelato ai molti e molte l’importanza cruciale della cura. La cura da sempre appartenuta alle donne, un sapere e una pratica politica che intendiamo avanzare come valore sociale, come paradigma alternativo ad una società e ad un modello di sfruttamento degli esseri umani e di tutti gli esseri viventi, oggi causa del Covid, domani di altre pandemie, della distruzione dell’intero pianeta.

Abbiamo perciò sentito la necessità di prendere parola pubblica, di costruire un’altra narrazione che tenesse insieme produzione e riproduzione, che non producesse rimozione di quello che stiamo attraversando e l’assunzione del limite come risposta a un modello di vita dove l’egoismo sociale e l’ingiustizia sociale, la violenza declinati in tutti i piani della vita sulle donne e sulla natura, non può che portare alla distruzione.

Inoltre la pandemia ha avuto un impatto particolarmente violento sulle donne. Nel mese di dicembre 2020, su 101mila posti di lavoro persi rispetto al mese precedente, 99mila erano di donne. Così l’occupazione femminile ha subito una battuta d’arresto. In Italia lavorano meno della metà delle donne (48,5%, dati Istat 2021). E le donne lavorano poco, male e soprattutto sono sempre più precarie. Fra le nostre proposte la lotta al precariato, per un lavoro stabile a tempo indeterminato per tutte e per tutti, è un obiettivo irrinunciabile.

Ma che tutto cambi, per noi significa praticare “la rivoluzione della cura”, passare da un mondo dove tutto si misura con il metro dell’egoismo, dell’individualismo, della prestazione, delle competenze ad un mondo dove fondamentali sono le relazioni, l’interdipendenza, che va dall’ “io” al “noi”, dal “noi” all’“io”, una postura politica femminista radicale che avvii un nuovo posizionamento politico e culturale, per un nuovo modo di stare al mondo. Una rivoluzione della cura che metta al centro i corpi, il rispetto dell’altra e dell’altro, per i diritti e le libertà di tutte le soggettività, contro la violenza del patriarcato.

Di questa visione non c’è niente nell’attuale governo, non c’è niente nel Pnrr! Porteremo avanti, perciò, le nostre proposte già condivise nel documento politico dell’Assemblea della Magnolia. È da questo percorso, costruito dal basso e fortemente partecipato, che ha avuto origine la grande manifestazione del 25 settembre a Piazza del Popolo a Roma, dal titolo “Tull Quadze”, in lingua pashtun significa “Tutte le donne”.

È stata la prima manifestazione nazionale con le nostre sorelle afghane, per prenderci insieme cura del mondo e delle nostre vite, per cambiare il paradigma patriarcale e liberista. Abbiamo rappresentato e dato vita ad una piazza femminista, affollata da migliaia di donne, tutte insieme con le tante differenze, con le tante voci che si sono alternate sul palco, a partire dalla forza e dal coraggio delle donne afghane che combattono la ferocia del patriarcato, a rischio delle loro vite.

Siamo determinate ad andare avanti, a praticare la nostra rivoluzione, e non ci fermeremo perché vogliamo cambiare tutto. Decisive sono la nostra forza, la solidarietà, la sorellanza tra donne, per la libertà femminile e per ridisegnare il mondo in cui viviamo, per prenderci cura della nostra casa Terra.

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