Elezioni di midterm Usa: motivi di ottimismo, ma serve più potere ai lavoratori - di Peter Olney e Rand Wilson

Il 5 gennaio 2021 il controllo del Senato degli Stati Uniti era legato al ballottaggio in Georgia per due seggi. I candidati del partito Democratico, Jon Ossoff e il Rev. Raphael Warnock, hanno conquistato entrambi i seggi, dando ai Democratici 50 seggi e il controllo dell'assemblea, con la vicepresidente Kamala Harris il cui voto garantisce la maggioranza.

Il 6 dicembre prossimo si terrà un altro ballottaggio in Georgia. Tuttavia, nel 2022 i Democratici si sono già assicurati 50 seggi, quindi una vittoria in Georgia estenderà la maggioranza del partito a 51-49. Secondo le proiezioni, i Repubblicani otterranno il controllo della Camera dei Rappresentanti con una leggera maggioranza su 435 seggi. Fortunatamente la prevista “ondata rossa” repubblicana, con la conquista della maggioranza sia alla Camera che al Senato, non si è concretizzata.

Solo altre tre volte nella storia (1934, 1962 e 2002) il partito di un presidente al primo mandato ha guadagnato seggi al Senato e perso meno di 10 seggi alla Camera dei Rappresentanti. Con un’inflazione alle stelle e una diffusa incertezza economica, cosa spiega questo risultato nel 2022? Per la prima volta, molti elettori (28%) sono stati motivati dalla loro opposizione a un presidente passato: Donald Trump!

Il comportamento illegale di Trump, l’insurrezione del 6 gennaio 2021 e la decisione della Corte Suprema, dominata da Trump, di negare alle donne il diritto all’aborto, hanno creato le premesse per questi risultati epocali. Il voto dei giovani è stato decisivo. Le elezioni sono state un referendum su Trump, e una lotta per evitare che la destra prenda il controllo del governo. Va notato che i candidati a Segretario di Stato, negli Stati chiave, che hanno fatto campagna elettorale sulla base della menzogna di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state rubate, sono stati tutti sconfitti.

Nelle elezioni di metà mandato del 2022, gli exit poll hanno mostrato che gli elettori “non istruiti” (considerati “classe operaia”) hanno votato al 43% per i Democratici. Questo calo rispetto al 49% del 2020 riflette probabilmente la defezione degli elettori latini della classe operaia e di alcuni afroamericani. Tuttavia, il sostegno democratico tra le famiglie dei sindacalizzati è rimasto allo stesso livello del 2020, con il 57% a sostegno di candidati democratici.

Ci si aspetterebbe un sostegno della classe operaia ai Democratici più forte, dato che Biden ha sostenuto e firmato leggi con importanti benefici per i lavoratori: una legge di sostegno delle pensioni che garantisce la solvibilità dei piani pensionistici privati che coinvolgono più datori di lavoro; legislazione a sostegno di una transizione più equa dalla produzione di energia elettrica a base di carbonio a quella solare e ad altri progetti di energia verde, in modo che i lavoratori mantengano il loro standard di vita nei settori coinvolti; legislazione per facilitare la rilocalizzazione interna della produzione di chip per semiconduttori e l’impiego di lavoratori statunitensi nei settori della costruzione e della produzione; investimenti infrastrutturali, e buoni posti di lavoro con tutela sindacale.

L’inclinazione di Biden verso il mondo del lavoro non è mai stata così evidente come nelle sue nomine al National Labor Relations Board (Nlrb), che sovrintende alla rappresentanza e all’organizzazione dei lavoratori negli Stati Uniti. Non ci sarebbero state le lotte epocali di Amazon e Starbucks senza le numerose posizioni pro-sindacati del Nlrb.

Perché questi risultati non si traducono in un sostegno schiacciante da parte degli elettori della classe operaia? Uno dei fattori è che solo una piccola percentuale (6% nel settore privato) di lavoratori è iscritta ai sindacati. Il resto della classe operaia lavora senza i benefici della contrattazione collettiva o della rappresentanza sindacale. Si stima che la “differenza sindacale” sia di oltre il 30% in termini di salari e benefici rispetto ai lavoratori senza sindacato. Ma al di là della semplice economia, per ottenere il voto è necessaria un’organizzazione di base. In assenza di sindacati forti, i lavoratori sono suscettibili agli appelli populisti di destra di demagoghi come Trump.

Un punto luminoso in questa recente tornata elettorale è stato l’approvazione di un emendamento costituzionale sul “diritto di organizzazione” nell’Illinois. Sebbene non possa competere con la Costituzione italiana – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” - è un chiaro segnale del crescente sostegno alla sindacalizzazione negli Stati Uniti, in particolare tra i giovani.

Un attento esame dei risultati delle elezioni del 2022 fornisce un chiaro percorso per chi ha a cuore il futuro della democrazia statunitense e la condizione della classe operaia. È necessario coinvolgere un numero molto maggiore di lavoratori nel movimento sindacale, in modo da amplificare la lotta per una più ampia sicurezza economica e contro il fascismo aziendale. Come dice il vecchio proverbio, “Organizzarsi o morire!”.

 

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