Un libro per conoscere e progettare politiche innovative sul consumo delle sostanze - di Ivan Lembo

Non ha deluso le aspettative la presentazione, organizzata dalla Camera del Lavoro di Milano lo scorso 8 novembre, del volume “Storia culturale degli stupefacenti” di Paolo Nencini. Molti i contenuti e gli stimoli emersi dalla discussione, merito dell’appassionata e precisa descrizione del libro da parte dell’autore, e dei ricchi contributi apportati dagli ospiti.

“Andare oltre la grande storia!”: fin dall’inizio dell’intervento emerge con chiarezza lo spirito con il quale Paolo Nencini ha affrontato il suo lavoro. Gli storici hanno ricostruito con cura l’espandersi dell’uso non terapeutico degli stupefacenti a partire dall’inizio dell’Ottocento e gli interventi atti al suo controllo ad opera dei “makers of history”. Ma dove sono finiti i soggetti di questi avvenimenti, i tossicodipendenti e quelli che, in base alle legislazioni restrittive, sono divenuti spacciatori? Che ne è stato di loro?, si chiede l’autore.

Obiettivo del libro è quindi quello di ricostruire una storia soggettiva della tossicodipendenza, dove al centro ci sono le persone, la loro interazione, il comportamento, gli effetti delle sostanze e il contesto d’uso. Una storia che l’autore sceglie di ricostruire attraverso l’esame della letteratura, una peculiare forma di storiografia, “il cui vero tesoro è la finestra aperta sulla soggettività dei consumatori, a cominciare dalla narrazione degli effetti stessi delle sostanze”.

Ad accompagnare Paolo Nencini nella discussione sono stati Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano, Corrado Celata, direttore dell’Unità organizzativa complessa Promozione della salute di Ats Milano, Cecco Bellosi, scrittore e responsabile educativo della Comunità Il Gabbiano, e Denise Amerini, responsabile dipendenze e carcere della Cgil nazionale.

Tutti i relatori, oltre a sottolineare un vivo apprezzamento per la qualità e la ricchezza dei contenuti, hanno messo in evidenza come un libro di questa portata sia uno strumento utile per affrontare la quotidianità di un dibattito a dir poco complicato, molto ideologico, caratterizzato da un approccio medico e moralizzante sulle sostanze.

In particolare, l’assessore Bertolè ha lamentato l’assenza di un vero dibattito nella città rispetto a quelle che sono le conseguenze di una legislazione miope. È necessaria una vera discussione, che coinvolga l’opinione pubblica, che sappia conciliare un approccio non paternalistico e una tutela dei soggetti più fragili, di fronte ad una spinta enorme al consumismo compulsivo, anche delle droghe.

Milano, insieme ad altre città italiane, ha promosso la nascita della Rete delle città italiane per una politica innovativa sulle droghe, con l’obiettivo di sperimentare modelli di regolazione sociale dei fenomeni del consumo, di mediazione sociale, di politiche centrate sulla promozione della salute e dei diritti.

Anche Corrado Celata e Cecco Bellosi, nei loro rispettivi interventi, hanno fatto emergere come “Storia culturale degli stupefacenti” metta al centro il tema della cultura, dei comportamenti, dell’importanza dell’interazione tra persone, sostanze e contesto. Un approccio fondamentale, un libro necessario, di fronte alla complessità e ai mutamenti in atto nei consumi, e di fronte ad un dibattito e una legislazione che non riesce ad uscire da una logistica proibizionistica.

Cecco Bellosi ha introdotto il tema, poi ripreso anche da Denise Amerini, dell’importanza di un lavoro come quello di Paolo Nencini come strumento di formazione, confronto, coinvolgimento degli operatori dei servizi per le dipendenze.

Come ha messo in evidenza Amerini, responsabile dipendenze e carcere della Cgil nazionale, un testo come questo, oltre ad aprire orizzonti di conoscenza e comprensione di un fenomeno molto più diffuso di quanto si voglia ammettere, offre una chiave di lettura che permette di affrancarsi da paure e pregiudizi, interpretazioni moralistiche e patologizzanti. È un contributo importante, anche per coloro che operano nei servizi, inserendosi in quel moderno filone di ricerca che contestualizza gli effetti delle sostanze, non legandolo esclusivamente alla sostanza in sé, ma al contesto e alle modalità di utilizzo.

La presentazione del libro di Paolo Nencini, aperta dai saluti del segretario della Camera del Lavoro di Milano, Vincenzo Greco, si inserisce all’interno di un percorso di dibattito e confronto sul tema delle droghe organizzato dal sindacato milanese, da sempre attento a questi temi, che prosegue, tra l’altro, con la presentazione il 22 novembre del volume “Droghe e diritti umani”.

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