Ccnl Istruzione e Ricerca: firmata la parte economica del triennio 2019-2021 - di Gabriele Giannini e Raffele Miglietta

Ora occorre regolare la parte normativa e risolvere il problema degli Enti di ricerca non vigilati dal ministero.

Lo scorso 11 novembre è stata firmata l’ipotesi di Ccnl 2019-21 sui principali aspetti del trattamento economico del comparto Istruzione e Ricerca. Un accordo che consente di anticipare entro dicembre buona parte, fino al 95% delle risorse ad oggi disponibili per tutto il settore, degli aumenti spettanti ai lavoratori per il rinnovo di un contratto abbondantemente scaduto.

L’accelerazione alla trattativa, dopo oltre un triennio di stasi, è stata impressa dal nuovo ministro dell’Istruzione e del merito (sic!) Valditara, a seguito di una sollecitazione proveniente dal Mef, che aveva l’interesse contabile di impedire che la somma di oltre 5 miliardi di euro (tra aumenti stipendiali e arretrati) si scaricasse sui conti del 2023. Se ciò fosse avvenuto, per il dicastero di Giorgetti si sarebbero ridotti ancora di più i margini di una manovra finanziaria per il prossimo anno che si presenta già particolarmente complicata. A ciò si aggiunge il fatto che il nuovo ministro dell’Istruzione, al suo esordio e dopo qualche primo inciampo (come la discutibile lettera di condanna del comunismo inviata a tutte le scuole), aveva tutto l’interesse a dimostrarsi prodigo in vista del Natale nei confronti del personale scolastico (docente e Ata) particolarmente vessato sul piano retributivo, con gli stipendi tra i più bassi del settore pubblico.

Le spinte a dare un segnale al personale della scuola e a risolvere le esigenze contabili avevano portato addirittura il governo a ipotizzare uno stralcio per la sola sezione Scuola, cioè una frattura insanabile del contratto che avrebbe premiato solo una parte del personale interessato (seppur la parte largamente maggioritaria, con il suo oltre un milione di addetti, rispetto agli altri 100mila dei restanti settori).

È stato solo grazie alla determinazione del sindacato, in particolare della Flc e della Cgil, che si è riusciti a ribaltare una situazione che sembrava compromessa, con un datore di lavoro determinato a elargire risorse (quelle stanziate dai precedenti governi a seguito della mobilitazione sindacale), financo attraverso un intervento unilaterale. Il sindacato ha imposto una serrata trattativa per risolvere quei problemi che fino ad oggi avevano impedito di definire il nuovo contratto.

Alla fine di un intenso confronto è stata sottoscritta un’intesa politica che impegna il ministero: a stanziare da subito a beneficio del personale scolastico risorse aggiuntive a quelle già disponibili (100 milioni di euro); a reperire ulteriori risorse nella legge di bilancio 2023 per incrementare anche le retribuzioni tabellari; a destinare le risorse già stanziate con la legge di bilancio 2022 - originariamente finalizzate al salario accessorio - agli elementi fissi della retribuzione; a porre rimedio, con il coinvolgimento del ministro della Pubblica amministrazione, al problema del finanziamento della valorizzazione professionale di tutto il personale degli Enti pubblici di ricerca, attualmente limitato al solo personale degli Enti vigilati dal Mur.

I contenuti di questa intesa si sono tradotti in un accordo contrattuale all’Aran al fine di garantire che gli aumenti e gli arretrati siano percepiti dai lavoratori entro dicembre. Il medesimo accordo prevede che la trattativa continui per concludersi in tempi brevi, non solo per distribuire le restanti risorse che dovessero essere stanziate in legge di bilancio ma anche - ulteriore punto dirimente voluto dal sindacato - per regolare tutte le restanti materie di natura giuridica: dalla mobilità al lavoro a distanza, dai nuovi profili professionali Ata alla formazione, ai diritti dei precari, alla valorizzazione professionale del personale delle università e degli Enti di ricerca, dei Cel, ecc.

Solo così sarà possibile riaffermare il senso complessivo di un contratto nazionale che è composto da una parte economica e una normativa, che insieme concorrono a migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori.

Concluso questo Ccnl, ci si potrà dedicare al rinnovo del triennio contrattuale 2022-24, con l’obiettivo prioritario di tutelare il potere d’acquisto dei salari nei confronti di un’inflazione ormai superiore al 12%..

Bene hanno fatto la Flc e la Cgil a resistere alle comprensibili pressioni provenienti da più parti per chiudere subito il contratto della Scuola e permettere al personale di ottenere l’agognato aumento retributivo, e a porre, con le proprie pregiudiziali di merito, le condizioni per arrivare all’approdo finale che tiene unito tutto il comparto Istruzione e Ricerca. Un approdo che parla a tutti i settori e mette le basi per andare alla rapida conclusione del contratto nel migliore dei modi per tutti, avendo come orizzonte la legge di bilancio 2023. Quello che poteva essere un inciampo sulla via del rinnovo contrattuale si è risolto positivamente per le lavoratrici e i lavoratori del settore Istruzione e Ricerca.

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