La rivalutazione delle pensioni - di Aurora Ferraro

Una buona notizia per i pensionati italiani, frutto della continua mobilitazione sindacale degli anni e dei mesi scorsi. Dal prossimo gennaio le pensioni saranno rivalutate del 7,3%, consentendo un’importante tutela del potere d’acquisto e portando un adeguamento al costo della vita per tutti, seppur parziale. Per le pensioni più basse si tratta praticamente di una mensilità in più all’anno.

Il meccanismo di calcolo è stato riconquistato dai sindacati dei pensionati lo scorso anno con il governo Draghi, dopo anni di mobilitazioni per superare il blocco precedentemente posto da diversi governi. La rivalutazione è del 100% per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, del 90% da quattro a cinque volte, e del 75% per quelle superiori a cinque volte, sulla base dell’indice di inflazione stabilito dall’Istat, appunto al 7,3%.

Infatti le pensioni dovrebbero rivalutarsi ogni anno sulla base dell’indice medio dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, come definito dalla legge 388/2000. Gli indici mensili, la media annuale e la percentuale di variazione sono calcolati dall’Istat che li comunica al ministero dell’Economia, che di solito a novembre emette un decreto di concerto con il ministero del Lavoro, con il quale indica in via provvisoria la percentuale di perequazione automatica per le pensioni per l’anno seguente, e rende noto il valore definitivo dell’aumento per l’anno di riferimento del decreto. Eventuali scostamenti sono conguagliati nell’anno successivo a quello di pubblicazione del decreto.

Nel 2014 era terminato il blocco dell’adeguamento al costo della vita stabilito dalla legge Fornero-Monti, con il quale fu stabilito che, per gli anni 2012 e 2013, la perequazione automatica spettasse soltanto alle pensioni di importo complessivo non superiore a 1.405 euro. Alla fine del blocco era previsto il ripristino del sistema di perequazione precedentemente in vigore. Invece, con la legge di stabilità per il 2014 erano state adottate misure che limitavano l’efficacia della perequazione automatica per altri tre anni. La legge di stabilità per il 2016 ha prorogato la scadenza di altri due anni, fino al 2018.

Dal 2019 si sarebbe dovuto tornare alla legge 388/2000, che prevede un sistema di rivalutazione per fasce di reddito anziché sull’importo complessivo delle pensioni (il 100% dell’indice di rivalutazione fino a 3 volte il trattamento minimo; il 90% sulle fasce di reddito superiori a 3 volte e fino a 5 volte il minimo; il 75% sulle fasce di importo superiori a 5 volte il minimo).

Nel 2020 la rivalutazione automatica delle pensioni è stata riconosciuta interamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a quattro volte il trattamento minimo; al 77% del valore dell’aliquota di aumento, alle pensioni di importo compreso fra quattro e cinque volte il trattamento minimo; al 52%, alle pensioni di importo fra cinque e sei volte il trattamento minimo; al 47%, alle pensioni di importo complessivo fra sei e otto volte il trattamento minimo; al 45%, alle pensioni di importo complessivo fra otto e nove volte il trattamento minimo; al 40% alle pensioni di importo complessivo superiore a nove volte il trattamento minimo. Per l’anno 2021 non è stata prevista la rivalutazione, a causa dell’indice dei prezzi al consumo in negativo.

A gennaio 2022 la percentuale di variazione provvisoria per il calcolo della rivalutazione delle pensioni è stata pari a + 1,7%, interamente fino a quattro volte il trattamento minimo. La quota di pensione compresa fra quattro e cinque volte il trattamento minimo è stata invece rivalutata al 90% dell’indice di rivalutazione. Per la quota eccedente cinque volte il trattamento minimo, la rivalutazione è stata del 75% dell’indice di rivalutazione.

Fino a febbraio l’Inps ha provveduto a rinnovare le pensioni applicando l’indice provvisorio di rivalutazione dell’1,6%. Da marzo l’Istituto ha rivalutato le pensioni sulla base dell’indice dell’1,7% previsto dal decreto ministeriale del Mef, con il relativo conguaglio dello 0,1%, frutto dello scarto tra i due indici. L’indice definitivo della perequazione è pari al 1,9% e il governo Draghi con il Decreto Aiuti Bis ha anticipato al 2022 la corresponsione del conguaglio derivante dalla differenza tra l’1,9% e l’1,7% che l’Inps dovrebbe pagare con le rate di novembre o dicembre, compresi gli arretati da gennaio.

Come detto, da gennaio 2023 le pensioni saranno rivalutate sulla base del + 7,3 per cento. Un atto dovuto del nuovo governo, con il quale rimangono aperte, per gli attuali pensionati, le questioni della perequazione fiscale e dell’ampliamento dell’area di riferimento della quattordicesima mensilità, per i lavoratori attivi la più generale riforma del sistema previdenziale, con la flessibilità in uscita, il riconoscimento dei lavori usuranti e precoci e del lavoro di cura, la pensione contributiva di garanzia per lavoratrici e lavoratori del sistema di calcolo contributivo. La lotta continua!

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