Fermiamo la guerra dei potenti contro l’umanità e del governo classista contro i deboli - di Giacinto Botti

Il valore della grande manifestazione del 5 novembre a Roma per la Pace e contro la guerra è stato rimosso da opinionisti, governo e politici, anche progressisti. I missili caduti sul suolo polacco hanno riacceso i bellicisti nostrani, pronti a alimentare l’escalation della guerra, richiamandosi all’articolo 5 del trattato dell’Alleanza Atlantica. In troppi, pure segretari di partiti democratici, si sono subito piegati alla versione di un attacco deliberato della Russia. Come se quanto accaduto non fosse già drammaticamente devastante: non esistono missili intelligenti, ma solo persone stupide che li utilizzano pensando di controllarli.

Noi continuiamo a dire Pace subito: l’uso delle armi e il loro invio è incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione.

Intanto il governo di destra, con i suoi primi provvedimenti e i contenuti della prossima legge di bilancio, conferma la sua natura liberista e classista. Un governo crudele con i deboli, con gli immigrati, che sta predisponendo multe e confische verso le navi Ong che salvano vite in mare. Un nazionalismo becero, una criminalizzazione e un razzismo di Stato che segue la strada della Bossi-Fini, delle scelte di Minniti, fautore del criminale accordo con la Libia, dei famigerati decreti Salvini. Non siamo di fronte a “distrazioni di massa” ma alla distruzione della civiltà giuridica, dei valori di eguaglianza e solidarietà, dei diritti universali sui quali si è fondata l’Europa.

Il primo incontro con i sindacati confederali, con la inopportuna presenza di Ugl, si è consumato tra la retorica del “siamo sulla stessa barca” e ben pochi fatti. Nel metodo e nel merito in continuità con il governo Draghi. Nulla di concreto sulle nostre piattaforme sindacali. Nulla su lavoro e precarietà, povertà diffusa, salari da fame, fiscal drag, cuneo fiscale per i lavoratori, giustizia sociale, sanità e scuola pubbliche, riforma della previdenza. Al contrario, aumento del contante, fringe benefit, decreti contro i raduni, e l’obiettivo di giungere insieme all’autonomia e al presidenzialismo. Ci sarà la secessione delle regioni ricche e la divisione politica e sociale del paese.

Contro la scelta antisindacale del fringe benefit sino a 3.000 euro - un premio esentasse e senza contributi previdenziali, elargito su discrezione aziendale, un surrogato paternalistico del potere padronale – va rilanciata la contrattazione delle Rsu e la lotta per il salario.

Occorre dare continuità alla mobilitazione, pur consapevoli delle difficoltà per la profonda crisi e la tenuta unitaria del mondo del lavoro. Vanno ricostruiti i rapporti di forza e preparata la mobilitazione. Occorre ritornare nei luoghi di lavoro, confrontarsi con la nostra rappresentanza, avere obiettivi chiari, comprensibili e raggiungibili in un progetto più generale che solo la Cgil può offrire, in una lotta sindacale e insieme culturale, sui valori della Costituzione antifascista.

Abbiamo potenzialità da valorizzare, alleanze sociali da consolidare, rapporti politici da costruire con autonomia di azione e di pensiero. Per reggere nel tempo.

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