La parabola filogovernativa della Cisl - di Giacinto Botti e Vincenzo Greco

A proposito del documento dell’esecutivo nazionale della Cisl.

Il documento finale del Comitato esecutivo confederale della Cisl del 31 ottobre, votato all’unanimità, conferma un’idea di sindacato e una strategia decisamente divergenti dalle nostre. È una parabola iniziata anni fa che trasforma un grande e storico sindacato cristiano, solidale, sociale e autonomo dai governi, in un sindacato corporativo, consociativo e filogovernativo.

Non ci sfugge, in questa difficile situazione, il valore e la forza dell’unità sindacale, ma sono così profonde le differenze tra le strategie sindacali e i giudizi di merito sulla legge finanziaria e sul governo di destra, da rendere oggi impossibile una mobilitazione unitaria.

Mentre, come Cgil e Uil, stiamo preparando, motivandone le ragioni sindacali, economiche e sociali, lo sciopero articolato regionalmente di otto ore contro una legge finanziaria sbagliata, inadeguata alla situazione di crisi, “povera e socialmente, ingiusta e classista”, che fa cassa con le pensioni e privatizza la sanità e la scuola pubblica, la Cisl sceglie l’attacco alla nostra mobilitazione, usando argomentazioni e accuse che sono e saranno utilizzate dal governo, dai partiti di maggioranza e non solo, e dal fronte corporativo e padronale che abbiamo visto muoversi nel Cnel contro la proposta del salario minimo per legge.

Il documento è la fotografia della “nuova” Cisl: impressiona, tra altro, come da parte di un sindacato cattolico non ci sia nessun richiamo all’inferno e ai massacri di Gaza, alla Pace, alla necessità di un cessate il fuoco e al ripudio della guerra. Un documento retorico, con le stesse falsità propugnate dal governo e dalla presidente del Consiglio.

Per la Cisl la legge finanziaria risponde alle “priorità avanzate dalla Cisl ai tavoli negoziali”, mentre il giudizio complessivo sulla manovra è che si presenta “con molte importanti luci e alcune ombre”. Tra le luci troviamo pure le risorse per finanziare il ponte sullo Stretto. Le criticità indicate non sono considerate così dirimenti e strategiche, e alcune secondo la Cisl si possono superare attraverso il tavolo di confronto con il governo e il pressing istituzionale sui gruppi parlamentari. Siamo al paradosso, visto che la finanziaria è blindata e il Parlamento, dove vige la “dittatura della maggioranza”, non apporterà nessun cambiamento.

Il passaggio più eclatante è condensato in poche righe: “Il Comitato esecutivo, di fronte agli elementi positivi presenti in manovra che raccolgono molte proposte e rivendicazioni sollecitate del sindacato confederale e alla luce dei passi fatti nel negoziato con il governo, considera sbagliato il ricorso alla mobilitazione generale annunciata da Cgil e Uil …”. “Il profilo dell’azione sindacale in questa fase impone serietà, realismo, proporzionalità nell’articolazione delle azioni sindacali … Tanto più in una stagione di sacrifici come questa, sarebbe errato e controproducente caricare ulteriore peso sulle tasche dei lavoratori con la richiesta di astensione dal lavoro, con il pericolo di trasferire le tensioni nei luoghi di lavoro e sfibrare i rapporti industriali…”. La Cisl, nei fatti, considera la dichiarazione di sciopero irresponsabile, irreale e sproporzionata, sbagliata perché fa pure perdere inutilmente il salario ai lavoratori; ma così si legittima il “crumiraggio”.

Infine, il massimo è che l’esecutivo incoraggia una vasta mobilitazione che vede la Cisl impegnata ad ogni livello in una “marcia della responsabilità” come la via “che porta a un nuovo patto sociale”. Si delega alla segreteria confederale di “verificare la disponibilità di Cgil e Uil a sostenere questa strategia con una manifestazione nazionale unitaria da programmare in una giornata di sabato…” e poi proclamata per il 25 novembre dalla sola Cisl.

La Cgil risponde alla sua rappresentanza e agisce in coerenza e in autonomia di pensiero e di azione, dando continuità alla grande manifestazione del 7 ottobre e offrendo rappresentanza alle tante voci e alle centinaia di associazioni che innervano il paese.

 

Nel paese c’è bisogno più che mai di una Cgil forte, unità e plurale.

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