I giovani nigeriani in lotta contro l’altra Sars - di Salvatore Marra

L’escalation di violenze e l’intensificarsi delle mobilitazioni delle ultime settimane del movimento EndSARS in Nigeria hanno radici lontane. Era il 2017 quando furono organizzate le prime manifestazioni per chiedere lo smantellamento delle Sars, le Special Anti Robbery Squad (squadre speciali antirapina), accusate di atrocità, abusi e casi di tortura documentati.

La situazione è degenerata lo scorso 20 ottobre, quando le forze dell’ordine hanno sparato sui manifestanti riuniti al casello autostradale di Lekki, nello stato di Lagos, colpevoli di non aver rispettato il coprifuoco imposto dal governatore locale. Nell’attacco sarebbero morte 12 persone (fonte Amnesty International) e ci sarebbero stati diversi feriti a Lekki e Alausa. Inutile dire che le cifre governative sono diverse, ma nella comunità internazionale si parla di almeno 60 morti dall’inizio delle proteste, e di un numero imprecisato di feriti anche gravi.

Che la situazione andasse affrontata ai massimi livelli è stato sin da subito chiaro, ed è per questo che l’8 novembre si sono riuniti d’urgenza a Lagos i governatori di sei stati del sudovest del Paese, alcuni ministri, responsabili della sicurezza, esponenti del governo federale e il capo di gabinetto presidenziale. Nella stessa giornata sono state liberate 253 persone accusate di diversi reati, arrestate durante le proteste che sulla rete corrono con l’hashtag #endSARS. Sono circa un centinaio quelle che rimangono ancora in carcere per motivi più o meno gravi.

Il sindacato nigeriano Nlc (Nigerian Labour Congress) ha sin da subito appoggiato le rivendicazioni del movimento, a partire dalla richiesta del miglioramento della governance e della garanzia dello stato di diritto. In un comunicato stampa del 21 ottobre, giorno successivo agli scontri sanguinosi di Lekki Gate, la Confederazione nigeriana ha ribadito che il diritto a manifestare pacificamente è sancito dalla Costituzione del Paese e da numerosi trattati internazionali ratificati dalla Nigeria. Nlc ha anche condannato con forza l’uso della violenza e della repressione da parte della polizia nei confronti dei manifestanti.

In uno dei Paesi più giovani al mondo (100 milioni di under 20 su circa 200 milioni di abitanti) e con un tasso di crescita demografica fra i più alti, la voce dei giovani non può rimanere inascoltata. E’ per questa ragione che Nlc ha invitato il governo nigeriano a istituire un dialogo con i rappresentati di questo movimento, e ad avviare sin da subito una campagna di confronto e di ascolto, oltre che richiedere un’immediata riforma della polizia e soppressione dei dipartimenti Sars.

Il dato certo, alla luce di queste manifestazioni, è che la voce dei giovani nigeriani non può e non deve più rimanere inascoltata e che le manifestazioni (e purtroppo) le violenze sono destinate a continuare, se il governo nigeriano e le autorità locali non decideranno di dare segnali di apertura al movimento e avviare alcune riforme richieste a piena voce, e unanimemente, dalle giovani generazioni. Sembrerebbe di leggere infatti nelle ultime dichiarazioni del Presidente Buhari la volontà di smantellare i contestati dipartimenti Sars.

Il sindacato stesso conduce da anni una lotta per riformare lo Stato e la governance, ma anche per chiedere un aumento del salario minimo legale e un miglioramento dei sistemi di protezione sociale. L’aumento del salario minimo legale è stato ottenuto alla fine del 2019 ed ammonta a 30.000 naira mensili, ovvero 67 euro circa.

Sono molte le sfide che si trova ad affrontare il Paese in questo momento, non solo dal punto di vista economico e sociale ma anche della sicurezza. Il nord del Paese è costantemente lacerato da attacchi terroristici operati da gruppi legati a Boko Haram. Problemi come stupri e violenza contro donne e bambini, riduzione in schiavitù, lavoro minorile, sfruttamento e prostituzione coatta sono purtroppo all’ordine del giorno, e sono fra le principali ragioni dei tentativi di emigrazione dei giovani nigeriani nel resto dell’Africa e nel mondo.

La Nigeria è fra i Paesi che hanno richiesto con più forza negli ultimi anni giustizia ed eguaglianza di trattamento nella conclusione dei trattati di libero scambio, pretendendo per il continente africano rispetto e una cesura con atteggiamenti neocoloniali, soprattutto da parte dell’Europa.

Un nuovo rapporto equilibrato nei rapporti commerciali fra Unione europea e Paesi africani e la tutela dei diritti del lavoro ed umani è una delle richieste fondamentali della società civile anche in vista del prossimo Summit (previsto per ottobre 2020, ma posticipato al 2021) fra Ue e Unione africana.

Occorre una nuova agenda di sviluppo basata su solidarietà, democrazia, diritti umani, pace e lavoro dignitoso, alla quale sono chiamati a contribuire governi, parti sociali e organizzazioni della società civile. Solo così si potranno dare le necessarie e dovute risposte al movimento di protesta giovanile in Nigeria, e più in generale in Africa.

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