Ciao Marcello… - di Fausto Ferruzza

“E le nostalgie sono racchiuse in me

come bolle d’aria nel pane”

Yehuda Amichai 

 

Il 29 ottobre scorso ci ha lasciati Marcello Buiatti, genetista di fama mondiale, padre nobile dell’ambientalismo scientifico italiano e compagno di tante battaglie. Un autorevole studioso dei tortuosi sentieri della diversità biologica, lui che era, nella quotidianità, uno strenuo difensore dell’uguaglianza tra esseri umani. E poi, ancora: un fiero antifascista, presidente dell’Anpi di Pisa, primo firmatario del “Manifesto degli scienziati antirazzisti” del 2008, nel 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali mussoliniane.

Pure a fine ottobre, ma di otto anni fa, ci aveva lasciati un altro grande uomo di scienza del nostro Paese e della nostra associazione: Marcello Cini. Parto proprio da questa curiosa coincidenza per commemorare chi, da cattedratico, non ha mai perso il coraggio di schierarsi e di dire la propria. Anche quando le condizioni del contesto apparivano più difficili, per non dire proibitive. Come quando, nell’imperversare della riforma Moratti, tra il 2003 e il 2005, i due Marcello animarono con incredibile forza ed efficacia il movimento “Dalla parte di Darwin”, per difendere l’evoluzionismo dalla scomparsa dai programmi scolastici. Oppure, nella ancor più difficile sfida contro gli Ogm in agricoltura. Rigore scientifico, statura etica e impegno politico. Una miscela di doti rare, per certi versi unica e irripetibile, che ha caratterizzato indubbiamente la vita di entrambi.

Per me però ricordare Marcello Buiatti è onorare la memoria soprattutto di un amico. E sì, perché sento davvero il privilegio di aver condiviso con lui valori, visioni, sogni e tante, tante battaglie ecologiste. Marcello, prima che un prof, era una persona innamorata della vita, una persona piacevole, dotata di uno humour straordinario, con cui era bello condividere un pasto di lavoro o un caffè al bar.

L’ho conosciuto una ventina di anni fa, al Tavolo di concertazione generale della Regione Toscana. Lui presidente nazionale di “Ambiente e Lavoro”, io giovane dirigente ambientalista e co-rappresentante delle associazioni al tavolo. Quando lo chiamavamo, l’ordine del giorno delle riunioni era evidentemente di quelli difficili. E sì che si sarebbe potuto permettere anche un atteggiamento superbo, dall’alto delle sue oltre duecento pubblicazioni scientifiche. Invece no. Lo trovavi sempre disponibile, attento, affabile, con quella sua irresistibile erre arrotata. Ti diceva la sua e ti ascoltava con profonda empatia. Poi, assieme, combattevamo come leoni. E in effetti abbiamo tante volte opposto argini e determinato evoluzioni positive nei processi decisionali dell’istituzione regionale. Ricordi vividi e di grande significato per la mia formazione politica.

Chiudo con una riflessione, non banale in una fase storica in cui ci stiamo sforzando tutti di immaginare un mondo nuovo. Una riflessione che è tutta interna al sintagma Ambiente-Lavoro. Marcello Buiatti è stato l’intellettuale che più di ogni altro nel nostro Paese si è battuto contro la dicotomia tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico. Una contrapposizione falsa e artefatta, naturalmente, ma che spesso è stata usata contro di noi, da qualche associazione di categoria, per screditarci. “I conservatori, i nemici dello sviluppo, quelli del no”. Quante volte ce lo siamo sentiti dire!

Marcello, in questi casi, in prima battuta, esibiva una calma olimpica. Poi sciorinava argomentazioni colte, puntute e incontrovertibili sull’innovazione quale criterio direttore privilegiato dello sviluppo. Uno sviluppo che è sostenibile se, e solo se, include la dimensione ambientale dentro quella sociale ed economica. Da qui l’alleanza e la sinergia strutturale col sindacato, che è, a ben vedere, una delle cifre essenziali del suo impegno politico. E, dal mio umile punto di vista, uno dei più generosi insegnamenti che mi ha impartito il prof Buiatti.

 

Shalom, caro Marcello. Che la terra ti sia lieve.

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