Spettacolo: dall’emergenza alla necessaria riforma - di Nicola Atalmi

Il 30 ottobre le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo hanno manifestato nelle piazze delle maggiori città italiane. Chiedono un piano straordinario di sostegno al reddito e di rilancio del settore. 

Più di venti manifestazioni il 30 ottobre scorso nelle maggiori città italiane, promosse da Cgil Cisl e Uil a sostegno delle lavoratrici e lavoratori dello spettacolo. Una mobilitazione che, pur nel rispetto delle restrizioni dovute alla normativa anti Covid, ha visto un presenza su tutte le piazze di tante donne e tanti uomini, spesso giovani, che vivono di musica, di spettacoli dal vivo, di recitazione, di ballo, di spettacoli viaggianti, di cinema; chi vive allestendo palchi, tecnici del suono e delle luci, dipendenti dei cinema, animatori, perfino circensi. Un mondo variegato e colorato, spesso precario, sempre poco rappresentato e sindacalizzato, che sta vivendo più di altri una crisi tanto profonda da apparire perfino irreversibile.

Sono stati i primi a fermarsi e saranno probabilmente gli ultimi a ripartire e, in un periodo così lungo, il rischio concreto è quello di perdere per sempre le tante professionalità e passioni di questo settore: più di 400mila lavoratori.

E’ stato importante che la Slc Cgil abbia spinto per una mobilitazione reale, fuori dai teatri, dalle Prefetture, dalle sedi regionali e ministeriali, pur nella difficoltà di garantire la sicurezza di tutti. Ed è stato importante non lasciare le piazze, in quegli stessi giorni, solo a quelle manifestazioni di negazionisti e commercianti strumentalizzati dalle destre, in testa la Lega.

E’ stata una vera sfida la riuscita di una mobilitazione che non era contro i provvedimenti nazionali e regionali di chiusura per frenare la pandemia, ma per chiedere un piano straordinario di sostegno al reddito per queste persone, e un piano di rilancio per tutto il settore.

Nelle tante assemblee di questi giorni, reali e virtuali, e negli incontri istituzionali con governo e Regioni, ma anche con l’Inps per fare il punto sulla situazione degli ammortizzatori e dei bonus, è emerso un quadro preoccupante di tante lavoratrici e tanti lavoratori assolutamente indifesi di fronte alla crisi. E assieme si è scoperta la vastità di un settore anomalo ma che nel suo complesso intreccia il turismo e la produzione culturale, che vive di tante piccole e grandi, vere o presunte, cooperative, tante partite Iva deboli.

L’emergenza Covid ha scoperchiato un mondo con un fenomeno vastissimo di evasione ed elusione contributiva che innesca un problema importante, e dovremo avere il coraggio di affrontarlo alla fine di questa pandemia. Sì, perché bisognerà mettere ordine da un lato al nostro sistema di ammortizzatori sociali per comprendere le infinite forme della parasubordinazione, della intermittenza, del sottile confine tra passione e lavoro, ma dall’altro bisognerà fare pulizia di una consuetudine fatta di piccoli e grandi sotterfugi per pagare importi contributivi quasi simbolici, che creeranno in futuro situazioni pensionistiche insostenibili.

 

Serve la capacità di difendere ora il lavoro dello spettacolo, per rilanciare domani una riforma complessiva che sostenga questo settore, rafforzandolo e facendolo uscire da una area grigia ingiusta e dannosa. Sarà possibile farlo grazie alla passione e determinazione delle tante lavoratrici e lavoratori che in questi mesi difficili hanno incontrato un sindacato confederale capace di accoglierli e ascoltarli, come la Cgil e la Slc. Sarà un percorso lungo e difficile, ma è un cammino che è iniziato.

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