L’ultimo canestro di mio figlio Giovanni - di Cesare Caiazza

Il libro che ho scritto, compiendo un’azione di autoterapia, muove dalla morte del mio giovane figlio Giovanni, dal più tragico e innaturale dolore che può capitare in sorte ad un genitore. Un evento che (sovvertendo l’ordine biologico e rendendo impossibile la rassegnazione) è maturato nell’attuale era, segnata da inquinamento, riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Un contesto nel quale, in tutte le latitudini e longitudini del globo, aumentano a dismisura patologie tumorali come quella che ha colpito Giovanni.

Nelle pagine del libro racconto dei sogni, realmente intervenuti o magari simulati (questo è un dubbio che viene lasciato al lettore) segnati da lunghe conversazioni con mio figlio scomparso, nelle quali vengono affrontati tantissimi temi, tra i quali il “mistero della vita e della morte”. L’approccio, prettamente “agnostico”, lascia spazio a tante possibili “verità” al fondo delle quali, però, si scorge un fattore comune (che deve accomunare l’impegno di tutti: credenti, atei e dubbiosi), inerente alla consapevolezza dei rischi che corre il pianeta e alla necessità di un impegno collettivo finalizzato a ridurre drasticamente le emissioni di Co2 evitando di giungere ad un “punto di non ritorno”, destinando il pianeta e tutte le forme di vita verso una inesorabile e tragica fine, come denunciato dal mondo della scienza e dalle straordinarie mobilitazioni dei ragazzi del ““Fridays for Future”.

Vi è urgente bisogno di un cambio di rotta, basato su nuovi stili di vita, individuali e collettivi, che portino l’homo sapiens a recuperare un rapporto rispettoso nei confronti della natura, indicando un modello alternativo di “sviluppo”, capace di sovvertire le logiche del profitto e dello sfruttamento. Nel libro cerco di indicare una prospettiva diversa nella quale difendere il pianeta e la vita su di esso, mettendoli al riparo dai cambiamenti climatici e dalle guerre, dalle insopportabili e non più gestibili ingiustizie e ineguaglianze che attualmente segnano il rapporto tra zone ricche e povere del mondo, e tra classi nell’ambito di ogni singolo paese.

Ho completato la scrittura del libro nella primavera di questo anno, durante il lockdown connesso alla tragica emergenza determinata dal diffondersi di un nuovo “coronavirus” denominato Covid 19. Sembrava, e ancora oggi sembra, di essere precipitati dentro un film horror e insieme di fantascienza, segnato dall’incedere di una vera e propria pandemia a livello globale, con conseguenze devastanti in termini di vite perse, dolore, sofferenze e – insieme – ricadute tragiche, fino a poco tempo prima non immaginabili, sull’economia mondiale e sulle società, modificando stili di vita e costringendo ad un “isolamento e distanziamento sociale” inedito nella storia dell’umanità.

In questo angosciante periodo, ho sognato (o simulato di farlo) nuovamente Giovanni, con il quale mi sono intrattenuto in una lunga conversazione durante la quale abbiamo affrontato molti temi connessi con la tragica pandemia planetaria in atto. Questa conversazione è riportata e costituisce l’intero terzo ed ultimo capitolo del libro. Risulta segnata da un filo che riconduce alle teorie sostenute nelle pagine precedenti, rafforzandole (attraverso l’analisi dell’emergenza in atto, che non è il frutto del “destino” bensì risulta profondamente legata all’incauta azione umana, capace di distruggere ecosistemi e di rendere possibile la circolazione di pericolosi ed incontrollabili virus causata da “spillover” sempre più frequenti) e riproponendo domande di fondo sul futuro del pianeta e sul mistero della vita.

Dopo la pubblicazione del libro da parte di un’importante casa editrice (disponibile nelle librerie ed acquistabile anche attraverso Amazon, Mondadori, ecc. oltre che nel bookstore https://www.gruppoalbatros.com/prodotti/lultimo-canestro-di-mio-figlio-giovanni-cesare-caiazza/), avrei voluto promuovere una serie di iniziative di presentazione con la presenza fisica delle persone, la prima delle quali nella sede nazionale della Cgil anche per salutare, dopo essere andato in pensione dal primo agosto, tutte le compagne ed i compagni. Purtroppo l’aumentare della curva dei contagi da Covid e le limitazioni imposte inibiscono questa possibilità. Ripiegherò verso forme di comunicazione virtuali, per pubblicizzare un libro che ha come obiettivo fondamentale quello di mantenere viva la memoria di Giovanni e i suoi valori, improntati alla solidarietà e all’altruismo.

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