La nostra e vostra Palestina - di Milad Jubran Basir

La questione della Palestina e del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione sono sempre state presenti in tutte le nostre riunioni, la solidarietà e il sostegno alla famosa equazione “due Stati per due popoli” è sempre stata ricordata in tutte le nostre attività sindacali, all’interno della Cgil in tutta la sua articolazione orizzontale e verticale, e lo è ancora oggi. La questione della legalità ed il diritto internazionale hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi i cavalli di battaglia di questa meravigliosa e complessa organizzazione.

Il 2 novembre 2021 è caduto il 104esimo anniversario della dichiarazione di Balfour: sappiamo che da allora ad oggi la causa palestinese vive, nel contesto locale, regionale ed internazionale, in modo drammatico. Non è il caso di ricordare i vari passaggi storici di questa tragedia, che vede un popolo palestinese costretto a vivere sotto l’occupazione militare per oltre 70 anni, sotto gli occhi di tutti e in particolare di quegli Stati che con decisioni di natura strategica hanno, nel tempo, creato e approfondito il problema.

Noi come palestinesi siamo alla ricerca della pace e della giustizia ed abbiamo accettato un compromesso pesante al fine di risolvere, in modo onorevole, questo conflitto, garantendo i diritti di tutti i popoli della regione, compreso il diritto dei palestinesi di vivere in un loro Stato sovrano entro i confini della guerra dei sei giorni, con Gerusalemme Est come capitale secondo la legalità internazionale. In base a questo sofferto compromesso, lo Stato palestinese sarà costruito su meno del 22% della Palestina storica.

La concretizzazione di questo compromesso incontra oggi tanti ostacoli, dovuti alla polverizzazione territoriale che l’Autonomia palestinese subisce a causa della presenza delle colonie israeliane sul proprio territorio. Da oltre 15 anni, dopo la decisa affermazione del principio “due Stati per due popoli”, i rappresentanti degli Stati, i rappresentanti delle forze politiche, comprese quelle della sinistra italiana ed europea, hanno abbandonato la questione palestinese. Assistiamo all’uccisione dei nostri ragazzi, all’espulsione etnica di interi quartieri a Gerusalemme, ai continui tentativi di impossessarsi dei luoghi santi, all’embargo di oltre 20 anni alla striscia di Gaza, che vede circa tre milioni di persone vivere in una sorta di carcere a cielo aperto.

La questione palestinese è sparita dai mezzi di informazione in Italia, è sparita dai dibattiti dei partiti di sinistra. Noi come sindacato dobbiamo riprendere la causa palestinese e farla rivivere nei nostri dibattiti anche all’interno con la stessa densità degli anni passati.

Stiamo attraversando un dramma nel dramma, oggi la nostra causa sta vivendo il periodo più difficile della sua storia. Israele ha reso impraticabile sul terreno il principio dei due Stati per due popoli, la crisi economica aggiunta agli effetti del Covid 19 ha reso la società palestinese molto fragile e vulnerabile.

Oggi qualcuno ha già iniziato a parlare di gestire il conflitto, rinunciando a risolverlo, di migliorare la vita quotidiana di milioni di palestinesi attraverso i doni finanziari, la creazione di posti di lavoro, facendo sparire gli effetti visivi dell’occupazione (meno check point, meno soldati in città, più libertà tra le città palestinesi, ecc.).

Il mio è un appello a tutte le compagne e tutti i compagni di questa grandiosa organizzazione che ha combattuto il fascismo, il terrorismo, e continua a farlo anche oggi, a non scordare questa causa nobile, a non lasciarci da soli. Il 16 ottobre ero a Roma alla nostra manifestazione e sventolavo la mia bandiera della Palestina. Alcuni, e qualcuno con la bandiera della Cgil in mano, mi hanno chiesto quale bandiera portassi, una domanda semplice ma amara.

Riprendiamo la questione palestinese come eravamo abituati e difendiamo il diritto di questo popolo, affinché riesca a costruire il suo stato laico, democratico e libero, partendo dal passato, attraverso momenti di socializzazione, di approfondimento al nostro interno, con i nostri delegati e quadri dirigenti, attraverso la creazione dei rapporti di gemellaggio con i campi profughi, i villaggi, i movimenti sindacali palestinesi e della società civile.

Facciamo in modo di togliere l’embargo e l’isolamento imposto a questo popolo, facciamo sentire la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, come siamo in grado di fare. Non risolveremo il conflitto, ma almeno combatteremo l’indifferenza che sta crescendo nelle forze politiche e nella società per evitare che arrivi anche dentro la nostra organizzazione.

In questi giorni festeggiamo il 33esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza, ma siamo ancora sotto l’occupazione militare. Un caso unico nella storia.

La difesa dei diritti va tracciata in modo globale: come affermava il grande Nelson Mandela, “la nostra libertà sarà completa soltanto quando il popolo palestinese avrà la sua libertà”.

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