Rivoluzione d’Ottobre: reciso il nodo gordiano di mille anni di storia, adesso ce n’è per i mille successivi... - di Guido Carpi

Acento anni e passa, la Rivoluzione d’Ottobre sembra oggi quantomeno inattuale. Eppure il suo radicalismo non è interpretabile in base al mero qui e ora: esso trae la propria forza dalla necessità di sciogliere il nodo gordiano di mille anni di storia russa, intricatosi in mille fili: alcuni remotissimi (la debolezza della vita cittadina, il supersfruttamento e l’arretratezza delle campagne), altri di medio periodo (la senescenza del regime politico), altri ancora legati all’attualità, ma dalla portata catastrofica – prima fra tutti la guerra. Poi il 1917: la caduta dello zarismo, una Russia sempre più sconvolta dal caos, e infine l’Ottobre, in cui Lenin riesce nel miracolo di imporre un carattere di “caduta controllata” a un intero organismo economico, sociale, statale in via di dissoluzione, e al tempo stesso sa escogitare un nuovo quadro istituzionale, un nuovo gruppo dirigente, un nuovo linguaggio amministrativo, giuridico, pubblico, e trova il modo di realizzarli in piena corsa, e di individuare i soggetti sociali che possano farsi carico di tale slancio costruttivo.

Le settimane successive alla presa del potere sono un tripudio d’improvvisazione creativa: i bolscevichi al potere smobilitano il vecchio esercito e insieme ne creano uno nuovo; organizzano le elezioni di un’Assemblea costituente che scioglieranno il giorno stesso dell’insediamento; denunciano la diplomazia segreta e pubblicano le clausole predatorie siglate dalle potenze dell’Intesa all’inizio della guerra; dichiarano che non pagheranno i debiti esteri dello Stato zarista; nazionalizzano le banche mandando reparti armati ad occuparle; donano l’indipendenza a popoli e nazioni.

Al di là del rutilare di trovate, i compiti fondamentali che la nuova classe dirigente deve porsi sono due: mantenersi al potere in un contesto in cui le previste rivoluzioni in Occidente tardano a verificarsi, e iniziare la promessa marcia verso il socialismo. I bolscevichi non si arrestano davanti alle mosse più arrischiate: il gambetto della pace di Brest in cambio di un attimo di respiro; l’arrocco con cui il governo sovietico si trasferisce da Pietrogrado nella meno proletaria ma più difendibile Mosca; la deliberata estinzione del denaro e il ritorno al baratto; la nazionalizzazione di interi comparti industriali e l’instaurazione di un brutale dirigismo economico; l’estenuante guerra di posizione coi contadini per ottenere i rifornimenti necessari alle città in rovina.

Apparentemente dilettanteschi e avventuristici, i bolscevichi vedono sempre un po’ più in là dei propri interlocutori, analizzando le situazioni nella loro dinamica: Brest è un sacrificio immane, ma in prospettiva gli Imperi centrali sono destinati alla sconfitta, e i territori perduti potranno essere recuperati; la fine della guerra disegna un mondo nuovo, di potenze imperialiste esteriormente molto più forti della Russia sovietica, ma la nuova Internazionale porterà il bolscevismo nel loro stesso cuore e fungerà da generatore permanente di turbolenze nelle colonie; la guerra civile su più fronti pare disperata, ma le forze antibolsceviche perseguono agende differenti (dal liberalsocialismo alla restaurazione monarchica, dall’indipendentismo delle periferie alla “Russia una e indivisibile”) e dunque perderanno...

Sfiorato il grado zero della dissoluzione, grazie alla Rivoluzione d’Ottobre la Russia esce dal baratro rivoluzionario profondamente rinnovata, pronta ad agire come potente fattore di cambiamento, a innescare nuove contraddizioni, nuovi conflitti e nuove speranze: a proiettare il movimento socialista – che fino al 1914 era un gioco esclusivamente europeo – sulla scena mondiale. “L’anno in cui sei nata, il 1917 – scrive Jawaharlal Nehru, padre dell’India indipendente, alla figlia Indira il 26 ottobre 1930 dal carcere inglese di Naini – si è reso memorabile nella storia quando un grande uomo ha fatto sì che il suo popolo scrivesse nella storia una nobile pagina, che non sarà mai dimenticata”. Ovviamente parla di Lenin.

Il ciclo di medio periodo iniziato nell’Ottobre è oggi concluso. Ma reciso il nodo gordiano di mille anni di storia, ce n’è adesso per i mille successivi...

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