Veneto: il confronto sulla programmazione dei fondi europei - di Paolo Righetti

Afine ottobre la giunta regionale del Veneto ha deliberato la prima bozza dei Piani regionali Fse+ e Fesr della nuova programmazione dei Fondi europei 2021-2027. Nell’ambito della prevista consultazione, Cgil Cisl Uil del Veneto hanno prodotto un Documento di osservazioni e proposte di modifica, per migliorare i contenuti e il percorso partenariale dei Piani.

È stata richiesta un’esplicitazione più precisa e dettagliata degli interventi attivabili attraverso una forte integrazione degli obiettivi e delle risorse tra i diversi Fondi europei e tra questi e la programmazione del Pnrr e di molti specifici Fondi nazionali, soprattutto in relazione alle Priorità della transizione ecologica, dell’innovazione tecnologica, dello sviluppo sostenibile e dell’inclusione sociale.

È stato sollecitato un rafforzamento, trasversale a tutte le priorità, dei percorsi di formazione, aggiornamento e riconversione professionale e degli obiettivi di miglioramento della qualità del lavoro e di salvaguardia e incremento dell’occupazione, in particolare giovanile e femminile.

I Piani della Regione partono da un’analisi del tessuto produttivo, economico e sociale molto dettagliata, anche con l’evidenziazione delle maggiori criticità su cui intervenire, ma presentano uno scarto tra le premesse e le finalità e la conseguente definizione delle Priorità, dei principali interventi e degli Obiettivi specifici, non coerente con l’analisi e prevalentemente orientata alle sole infrastrutture materiali.

Per questo è stata richiesta un’ampia integrazione degli interventi sulle diverse Priorità dei Piani: dal potenziamento dei Centri per l’impiego pubblici all’incremento dei posti negli asili nido e nelle scuole materne, dalla valorizzazione del contratto di apprendistato professionalizzante alla piena attivazione del sistema di certificazione delle competenze, dal sostegno ai soggetti fragili all’ampliamento dell’edilizia residenziale pubblica, dall’accoglienza e integrazione degli immigrati al contrasto della povertà per quanto riguarda il Fse+. Dal finanziamento di progetti di ricerca e innovazione finalizzati a processi di riconversione produttiva green a percorsi di formazione digitale per lavoratori e cittadini, dal sostegno ai percorsi di economia circolare ai piani straordinari di bonifica delle aree inquinate, dal potenziamento delle reti e dei mezzi per la mobilità sostenibile a quello delle reti di accesso alle connessioni digitali per quanto riguarda il Fesr.

Soprattutto è stata richiesta una esplicitazione più completa, anche sul piano qualitativo, dei beneficiari, degli indicatori di output e degli indicatori di risultato dei diversi Obiettivi specifici, e delle modalità di monitoraggio e verifica sullo stato di avanzamento della programmazione e sui risultati attesi.

Infine è stata ribadita la necessità di formalizzare una definizione precisa delle modalità e degli strumenti per il rafforzamento e la continuità del confronto partenariale e del dialogo sociale, anche dopo la loro definitiva elaborazione e approvazione.

Per i sindacati il confronto e la consultazione con il partenariato dovranno svilupparsi durante tutto il ciclo e le fasi della programmazione: dalla declinazione degli obiettivi e degli interventi attraverso l’emanazione dei bandi e degli avvisi di partecipazione, all’attuazione dei programmi, all’informazione e comunicazione, alla valutazione ex ante degli strumenti di finanziamento, di monitoraggio dei target intermedi e finali, alla valutazione dei risultati. Un confronto che deve svilupparsi anche nei percorsi di partecipazione territoriale, con particolare riferimento ai Piani di zona e alle Strategie territoriali.

Le prime interlocuzioni con la Regione non sono state positive. La giunta regionale non accoglie complessivamente le proposte di integrazione e miglioramento, adducendo motivazioni procedurali e di opportunità. Per la Regione il format per l’invio dei Piani alla Commissione europea avrebbe precisi vincoli dimensionali che non consentono un ampliamento descrittivo dei loro contenuti. Ma soprattutto una troppo dettagliata articolazione degli interventi integrati e degli indicatori di output e di risultato vincolerebbe al raggiungimento di tutti quegli obiettivi e dei relativi target intermedi e finali, mettendo a rischio anche la progressiva e completa erogazione delle risorse attribuite al livello regionale. Insomma, meglio non vincolarsi a obiettivi troppo impegnativi e qualificanti, e avere la maggiore flessibilità e discrezionalità possibile nell’utilizzo e distribuzione dei finanziamenti.

Nelle prossime settimane la giunta delibererà i Piani definitivi che porterà all’approvazione del Consiglio regionale. A noi spetta continuare l’azione di proposta e rivendicazione, anche con l’interlocuzione con i partiti presenti in Consiglio regionale, per tentare di orientare e condizionare l’utilizzo delle tante risorse dei Fondi europei, strategiche per delineare quale modello di sviluppo e quale grado di sostenibilità ambientale, economica e sociale si vogliono realmente perseguire.

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