
E’ stata firmata il 15 settembre scorso l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro Assofarm, dei lavoratori e lavoratrici delle farmacie comunali. Un accordo frutto di venti mesi di una trattativa che è stata un vero confronto sull’evoluzione del ruolo delle farmacie in presidi sanitari territoriali, sul futuro delle farmacie comunali, sull’evoluzione della professionalità dei farmacisti e sulle condizioni necessarie perché i servizi in farmacia siano di qualità per i cittadini e per chi ci lavora.
La posizione del sindacato su questo rinnovo e sulla sua importanza è sempre stata chiara: il settore delle farmacie vede due contratti nazionali distinti, quello delle farmacie speciali, Assofarm, oggetto del rinnovo attuale, e quello delle farmacie private, Federfarma, ancora in discussione e molto lontano dalla sua soluzione. Il numero delle farmaciste e farmacisti e dei dipendenti dei due contratti è molto diverso, con una ampissima prevalenza nel settore delle farmacie private: questa considerazione però non deve ingannare perché il contratto delle farmacie speciali (le farmacie a proprietà pubblica, dei Comuni) ha una forte presenza sindacale che, accompagnata alla specificità della farmacia pubblica, non dedita esclusivamente alla massimizzazione del profitto ma ai principi di servizio alla cittadinanza e sostenibilità economica, rende questo rinnovo molto importante.
La strategia sindacale in questo è stata coerente con l’esigenza di rispondere all’evoluzione del settore con un contratto adeguato sul piano salariale e dell’evoluzione della professione. Anche su questo è indispensabile ricordare che dopo il Covid la farmacia, sia essa speciale che privata, ha visto modificare il proprio ruolo, evolvendo una serie di servizi sanitari che stanno cambiando la professione della farmacista e del farmacista, con una maggior articolazione di mansioni. Questo fatto rappresenta la sfida più rilevante su cui si gioca il futuro del comparto (interessato anche da una crisi delle vocazioni che rischia di essere drammatica).
Un rinnovo che, dopo una lunga stagione di contenimento del costo del lavoro, ha quindi saputo dare risposte ai problemi posti dai profondi mutamenti che hanno investito il settore, dell’incipiente carenza di farmacisti e della necessità di valorizzare maggiormente il loro contributo professionale nel costruire risposte ai bisogni di salute dei cittadini nei territori.
Un rinnovo che ripristina l’uguaglianza tra vecchi e nuovi assunti, che recupera l’inflazione su tutti i livelli, valorizza i professionisti ma rinforza anche il potere d’acquisto degli inquadramenti più bassi con la riparametrazione degli aumenti. Un rinnovo che inserisce un meccanismo di garanzia per l’eventuale scostamento dell’inflazione reale dal previsionale durante la vigenza. Punto questo di rilevante valore politico perché offre una prospettiva salariale diversa, con uno strumento di salvaguardia del potere di acquisto dei salari, indispensabile di fronte alle continue oscillazioni inflattive.
Un rinnovo i cui contenuti positivi sono frutto anche della forza della rappresentanza, della straordinaria adesione alla giornata di sciopero del 17 giugno scorso e della determinazione con cui le delegazioni territoriali hanno partecipato ad ogni incontro della trattativa. Un rinnovo che consente ora al settore di voltare pagina e cominciare a scrivere più serenamente e con strumenti nuovi i prossimi capitoli dell’evoluzione del lavoro nelle farmacie comunali.
Questo rinnovo lascia tuttavia indietro la parte maggioritaria del settore, le farmacie private rappresentate da Federfarma, rendendo macroscopicamente evidente la pretestuosità di certe posizioni datoriali riguardo alla presunta insostenibilità delle richieste.
In questo quadro, il fatto di aver siglato questo contratto, con incrementi salariali realmente rispondenti alle esigenze di salvaguardia del potere di acquisto (220 euro al primo livello nel triennio) e una indennità per il personale iscritto all’Ordine (30 euro), equilibrata nel rapporto tra salario ed impegno professionale futuro, potrà condizionare anche l’atteggiamento al tavolo di Federfarma. Atteggiamento che non potrà più fingere di non vedere il mutamento del contesto e la grande partecipazione delle farmaciste e dei farmacisti delle farmacie private, protagonisti di una stagione di lotte sensazionali (per un settore mai così combattivo), culminata nella manifestazione nazionale di Roma dello scorso 13 aprile.
