
L’Italia si conferma leader in Europa per dimensioni del giro d’affari legato al gioco d’azzardo. Un fenomeno inarrestabile in cui il mercato fisico (casinò, lotterie, slot e sale bingo) cede progressivamente il passo all’online. Nel 2025 la raccolta complessiva ha raggiunto i 165 miliardi di euro (pari al 7,3% del Pil), con proiezioni per il 2026 che oscillano tra i 190 e i 200 miliardi. Tra le nuove tendenze, mutuate dal trading finanziario, spicca il ‘Betting Exchange’, in cui gli scommettitori fanno da banco e le piattaforme trattengono una percentuale sulle giocate.
I dati e le criticità del fenomeno sono stati analizzati lo scorso primo ottobre a Milano, presso la Camera del Lavoro, durante la presentazione della quarta edizione del “Libro Nero sull’Azzardo”. L’evento – promosso da Federconsumatori e Cgil – ha visto la partecipazione di numerosi esperti, enti del terzo settore ed enti locali della Città Metropolitana di Milano.
Dal report emerge un paradosso strutturale: mentre i ricavi delle società concessionarie registrano una crescita record del 165% (superando qualsiasi altro settore di beni e servizi), i proventi per lo Stato rimangono invariati. Nel 2025 il gettito erariale è stato di 11,47 miliardi di euro (l’1,72% delle entrate tributarie totali). A fronte di perdite per i cittadini vicine ai 22 miliardi, il peso economico ricade sulla collettività in termini di costi sanitari e sociali legati alla dipendenza patologica. Per comprendere l’impatto sui bilanci familiari basti pensare che, a fronte dei 165 miliardi investiti in azzardo nel 2025, la spesa nazionale per l’alimentazione è stata di 193,7 miliardi.
Il focus territoriale e l’esplosione dell’online
Il gioco online ha ormai superato la quota dei 100 miliardi di euro, rappresentando il 61% del totale. A livello territoriale, la Lombardia si conferma ai vertici del fenomeno: nel 2025 nella regione sono stati giocati quasi 26 miliardi di euro, di cui circa 10 miliardi nella sola provincia di Milano.
Il sud e centro Italia rappresentano ampie aree dove storicamente il gioco d’azzardo ha un grande volume d’affari e si presenta come una speranza di salvezza da condizioni di povertà diffusa. Questo successo speculativo è alimentato da strategie di marketing sempre più aggressive, sponsorizzazioni sportive massicce e con testimonial del mondo del calcio di Serie A e dello spettacolo, capaci di intercettare target trasversali per età, cultura e reddito.
Dalla deregolamentazione alla crisi sociale
La svolta normativa risale al 1992, quando i governi Andreotti e poi Amato ne avviarono la de-regolamentazione per fare cassa, trasformando quello che lo Stato definiva un “disvalore etico” in una fonte di introiti. Le principali tappe della liberalizzazione includono: 1997, debutto del Superenalotto; 1999, autorizzazione all’apertura delle sale Bingo; 2003, la legge Finanziaria apre i pubblici esercizi alle slot machine; 2006, apertura del mercato agli operatori stranieri (Dl. 248); 2009, liberalizzazione delle Vlt (Dl. 39/2009); 2011, liberalizzazione del gioco online (Dl. 138/2011).
Durante questo percorso, lasciando al solo ministero delle Finanze il controllo, si sono progressivamente ridotti i poteri di gestione del ministero della Sanità, pur scaricando la gestione delle acuzie sui Serd delle Asl e sull’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
Serve che l’Agenzia delle Dogane e Monopoli riprenda a pubblicare i dati raccolti sul gioco d’azzardo; dati indispensabili per contestualizzare il fenomeno a livello nazionale, regionale e locale, per poter gestire le criticità che ne emergono. Molti elementi, come grandi volumi di giocate in piccoli comuni e anno per anno non sempre gli stessi, fanno pensare a investimenti di criminalità e mafie. Fenomeni su cui gli amministratori locali, senza l’intervento di Guardia di Finanza e altre forze dell’ordine, rimangono soli e senza strumenti per poter intervenire.
Oggi, in un contesto segnato da crisi occupazionali, emergenza abitativa, crisi energetica e perdita del potere d’acquisto, l’azzardo sempre più viene percepito da milioni di cittadini, molti di questi sotto la soglia di povertà, come l’ultima, disperata speranza di risoluzione della propria condizione economica. Il risultato è spesso l’isolamento, l’indigenza e la disgregazione familiare. Un impatto che investe anche i luoghi di lavoro, dove Rsu, Rsa e delegati sociali intervengono quotidianamente per sensibilizzare le aziende, tutelare l’occupazione dei lavoratori affetti da dipendenza da gioco d’azzardo e indirizzarli verso le strutture di supporto del territorio.
L’obiettivo di chi partecipa al contrasto al gioco d’azzardo e alla realizzazione del “Libro nero sull’azzardo” non è promuovere politiche proibizionistiche inefficaci, ma fare cultura e sensibilizzare sul fenomeno in tutti i suoi aspetti, consolidare una rete istituzionale e sociale capace di proporre soluzioni legislative ed economiche sistemiche.
È urgente rimettere al centro la salute pubblica e i valori comunitari, contrastando le derive speculative del settore.
