
Serbia, Marocco, Albania, Francia, Spagna, Tunisia, India, Grecia. E prima Bangladesh, Nepal, Sudan, Argentina, Cile… Ovunque la ‘generazione Z’ e ragazze e ragazzi ancor più giovani, adolescenti stanno sconvolgendo il mondo. Situazioni sociali e politiche molto diverse, ma la stessa domanda: “Vogliamo riprenderci il nostro futuro”. Un futuro minato, sequestrato da guerre, cambiamento climatico, diseguaglianze, povertà e precarietà, autoritarismi e repressioni.
In maniera “inedita” l’onda è arrivata anche in Italia. I soliti commentatori quasi sfottevano “le sinistre” per l’inusuale pace sociale nel belpaese. Hanno scatenato la canea non appena giovani e giovanissimi, non inquadrati politicamente, si sono ripresi la scena e hanno tentato di uscire dalla marginalità, in maniera certamente poco urbana.
Non li avevano visti arrivare … Anche se dal decreto Rave a quello Caivano, alla perseguibilità dei minori, all’allontanamento degli “stranieri” dalle scuole il governo Meloni li aveva ben messi nel mirino… Per la destra postfascista al governo i decreti sicurezza sono come le ciliegie, uno tira l’altro: non siamo alla farsa europea dei 21 pacchetti di sanzioni contro Mosca, ma anche l’ottavo pacchetto sicurezza in quattro anni non sfigura.
Sicurezza, repressione, militarizzazione di scuole e città sono le uniche politiche di cui la destra è capace. Insieme a riarmo, smantellamento del welfare, precarietà, diseguaglianze ed esclusione sociale.
Anche per noi – sindacato e “sinistre” – l’insorgenza giovanile, la sua ambiguità sociale e politica, la sua rabbia apparentemente incontenibile pone domande a cui dobbiamo guardarci dal rispondere con il riflesso condizionato degli anni ’70 o della brutale repressione-infiltrazione di Genova 2001.
Prima di tutto analizzare e capire, poi interloquire, quindi cercare terreni di convergenza e obiettivi comuni. Queste ragazze e questi ragazzi sono quelli che – pur piccola minoranza in una società sempre più vecchia – hanno reso oceaniche le piazze contro il genocidio a Gaza, hanno inondato le urne – quelli un po’ più adulti – nei referendum promossi dalla Cgil e, in particolare le seconde generazioni, in quello sulla cittadinanza, hanno contribuito in maniera importante alla vittoria del No nel referendum sulla magistratura.
Contemporaneamente ai ‘riot’ di Milano, almeno 100mila lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, giovani e studenti – ce n’erano davvero tanti – hanno riempito pacificamente le vie di Roma per la pace, i diritti, il lavoro, contro il caro vita con la Cgil e la Via Maestra. Non c’è da stupirsi se i media hanno scelto per titoli, prime pagine, articoloni “le violenze” piuttosto che questa manifestazione. L’avrebbero oscurata anche se a Milano e altrove non fosse accaduto alcunché. Ma da Roma è venuto un messaggio importante. C’è un’Italia che lotta ogni giorno in maniera pacifica e non violenta. Soprattutto l’idea e la pratica della “convergenza”, di percorsi comuni, dell’intreccio delle lotte. E la proclamazione dello sciopero generale il 20 novembre come scelta di affiancare il percorso di giovani e studenti nella giornata europea contro le guerre e il riarmo, per la scuola pubblica e il welfare.
Perché anche noi, come i giovani, vogliamo riprenderci il futuro.
