La riflessione riparte da Marzabotto e Casa Cervi.

C’è un filo rosso, drammatico e resistente, che unisce i luoghi della memoria più dolorosa del nostro Paese alle grandi faglie geopolitiche del presente.

La giornata conclusiva del convegno internazionale “La democrazia, i suoi nemici e le sei sfide. Nel tempo delle autocrazie, del turboliberismo e delle tecnocrazie” si è tenuta a Casa Cervi, lo storico presidio di libertà a Gattatico, offrendo una mappa dettagliata delle minacce che assediano i sistemi liberali contemporanei. L’iniziativa, giunta alla sua terza sessione dopo i primi due appuntamenti svoltisi a Marzabotto il 18 e 19 settembre, è stata promossa in sinergia dal Comune di Marzabotto, dall’Anpi, dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri e dallo stesso Istituto Alcide Cervi.

La scelta dei luoghi non è casuale: far dialogare la terra del martirio della famiglia Cervi con quella dell’eccidio di Marzabotto significa ribadire che la difesa delle istituzioni democratiche richiede lo stesso rigore morale della Resistenza, riadattato però alle insidie di un panorama globale profondamente mutato.

I lavori, presieduti dal presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, si sono aperti con un focus serrato sulla genesi della crisi in Europa e nelle Americhe. Il quadro emerso dalle relazioni è tutt’altro che rassicurante. Alfio Mastropaolo (Università di Torino) ha offerto una chiave di lettura storica e politica, ricordando come le democrazie non collassino quasi mai di colpo, bensì attraverso un lento processo di erosione interna e di sfiducia dei cittadini verso la rappresentanza. Le analisi geopolitiche d’oltreoceano e del Vecchio Continente hanno confermato questa tendenza.

Federico Romero (Università di Firenze) ha parlato apertamente di una “democrazia svuotata” negli Stati Uniti dell’era Trump, dove la polarizzazione estrema e la concentrazione della ricchezza nelle mani di oligarchie economiche minano le fondamenta stesse del patto sociale. Spostando l’attenzione sull’Europa, Stefano Cavazza (Università di Bologna) ha analizzato il delicato caso della Germania, scossa dalle recenti avanzate dell’estrema destra nei territori orientali.

Particolarmente atteso l’intervento dello storico e sociologo della politica Marc Lazar, docente alla Luiss Guido Carli e a Sciences Po Parigi, che ha tratteggiato i contorni di una “Francia al bivio”, stretta tra l’esaurimento dei partiti tradizionali e la perenne minaccia del populismo radicale. Subito dopo, Nadia Urbinati (Columbia University) ha scosso la platea parlando del concetto di “democrazia sfigurata”, una condizione in cui la partecipazione politica cede il passo a dinamiche puramente plebiscitarie e tecnocratiche, lasciando un’Unione europea incapace di darsi una reale veste costituzionale e democratica condivisa.

Uno dei nodi centrali emersi durante il dibattito riguarda il legame perverso tra l’economia iper-capitalista e le derive xenofobe. Secondo quanto approfondito nel corso delle diverse sessioni scientifiche del convegno, le diseguaglianze generate dal turboliberismo e dal potere smisurato dei super-ricchi tendono a produrre una potenziale opposizione sociale. Tuttavia questa rabbia viene sistematicamente neutralizzata attraverso l’uso strategico del nazionalismo e del razzismo. È molto più facile per i populismi e i leader autocratici attribuire la colpa dei disagi sociali agli immigrati e agli stranieri piuttosto che ai reali detentori della ricchezza globale. In questo modo, l’odio xenofobo diventa uno scudo protettivo per i potentati economici, che continuano a smantellare lo stato sociale e le istituzioni internazionali beneficiando, al contempo, della frammentazione della solidarietà di classe. La minaccia alla democrazia si rivela dunque multidimensionale: investe l’economia, travolge la politica e inquina la sfera culturale.

Il compito di tirare le fila di una giornata così densa è spettato ai saluti conclusivi di Andrea Marchi (vicepresidente del Comitato Onoranze Marzabotto), Paolo Corsini (presidente dell’Istituto Ferruccio Parri) e Vasco Errani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi. Proprio Errani ha voluto lanciare un messaggio di lucido realismo unito alla speranza: “Analizziamo le dinamiche sociali ed economiche con docenti di altissimo profilo per comprendere le paure delle nostre comunità di fronte alle guerre e alle fragilità sociali. Ma la risposta non può essere l’arroccamento o l’indifferenza. La risposta risiede nel rilancio del valore autentico della democrazia, della sua vitalità e della capacità dei corpi sociali di tornare a partecipare attivamente”.

Casa Cervi, con i suoi filari e le sue aule piene di giovani, si conferma non solo come un santuario del ricordo, ma come un laboratorio vivo di cittadinanza. Contro i nemici vecchi e nuovi della democrazia, la memoria storica resta l’anticorpo più efficace, a patto che sappia decifrare le complessità del mondo contemporaneo.