Ci salveranno i bambini e le bambine, gli alunni delle scuole come la Daneo di Genova, dove lo striscione “Qui nessun* è straniero” è stato affisso davanti all’entrata della primaria, quella che un tempo si chiamava elementare. Non ci salveranno i grandi, almeno quelli deputati al cosiddetto “ordine pubblico”, che hanno ritenuto di dover rimuovere un’opera fatta dagli stessi under 11.
“Il gesto – racconta il manifesto – compiuto mentre gli alunni entravano in classe e definito dai presenti come ‘molto brusco’, ha scatenato la protesta da parte di decine di genitori presenti che hanno assistito alla scena”. Ma solo in tarda mattinata lo striscione che contestava il tetto agli stranieri nelle classi voluto dal governo è stato riaffisso.
Non è stato un caso. In questi primi quattro anni di governo del paese, Giorgia Meloni e i suoi ministri/e si sono dedicati con particolare attenzione a reprimere ogni afflato di protesta che arrivasse dal mondo della scuola e della università. A colpi di decreti, ma anche con le botte. Le violentissime cariche dei celerini sugli studenti di Pisa e Firenze, manganellate a pioggia su ragazze e ragazzi a braccia alzate, molti minorenni, che nel febbraio di due anni fa stavano manifestando per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza chiedendo di fermare la carneficina in corso da mesi – e che sta andando avanti ancora oggi – rappresentano la plastica dimostrazione di una pratica di governo che fa, letteralmente, rabbrividire.
Non è finita. Un’ulteriore tassello della guerra ai minorenni del governo Meloni in nome della sicurezza, il disegno di legge 1990 presentato a luglio scorso, è incardinato da pochi giorni alla Commissione affari costituzionali del Senato. Introduce rafforzamenti per il fermo preventivo e la sua estensione ai minori, e divieti di assembramento con parametri discrezionali. La notte è ancora lunga.
