Il tempo delle scelte è vicino. Come deciso nella scorsa Assemblea generale della Cgil nazionale del 17-18 giugno, nella prossima riunione si deciderà sul percorso che l’organizzazione intraprenderà all’indomani dell’esito dei referendum sociali e cittadinanza.

Anche se non abbiamo raggiunto il quorum, che avrebbe consentito di modificare le norme oggetto del referendum, non bisogna trascurare quanto comunque è stato positivo in questo lungo percorso che muove dalla raccolta di firme nel 2024. Non si tratta di decretare semplicemente se si è perso – cosa che pure è – né se la scelta del percorso referendario fosse giusta o sbagliata (dibattito già consumato), bensì si tratta di confrontarsi e decidere su cosa e come continuare.

Diritto al lavoro, trattamenti equi, contrasto alla precarietà e lavoro in sicurezza sono e rimangono terreni della battaglia sindacale. L’estensione dei diritti, compreso quello di cittadinanza, significa sottrarre lavoratrici e lavoratori da condizioni di ricatto e sfruttamento. Inoltre, le forme di attivismo collettivo e individuale, le alleanze sociali che si sono misurate con una prospettiva generale, l’interlocuzione con la politica dell’universo progressista e di opposizione, le esperienze di lavoro congiunto tra le categorie e tra categorie e confederazione, sia nei luoghi di lavoro che sul territorio, sono tutti elementi da tenere vivi, preservare, consolidare.

Bisogna dispiegare il nostro impegno nella battaglia che tiene assieme la lotta per le condizioni materiali con la lotta per l’egemonia culturale. Costruire una piattaforma generale che parli di salario, e condizioni di lavoro e diritti da promuovere in tutte le occasioni della contrattazione, diventa un elemento essenziale dell’agire di un sindacato confederale generale. Far diventare questa piattaforma uno strumento per la costruzione di alleanze sociali nei territori, dove si vivono le condizioni di classe, oltre il luogo di lavoro. Vertenze e contrattazione su casa, servizi e inclusione sociale sono l’altra componente della nostra rappresentanza da agire.

Mettere a disposizione questo punto di vista, questo agire, nell’interlocuzione con la politica del campo progressista rappresenta un ulteriore elemento che, forte della nostra autonomia progettuale, offre una possibilità in più alla ‘nostra gente’ per migliorare le proprie condizioni di vita.

Impegnarsi in questo significa occuparsi di giustizia sociale, di democrazia e di economia, con la consapevolezza che l’impegno per la Pace, contro le guerre e contro il riarmo è, e rimane, una priorità imprescindibile.

Mentre denunciamo che le forme della democrazia e della partecipazione conoscono una profonda crisi, dobbiamo fare della pratica democratica il tratto distintivo del nostro essere sindacato dei lavoratori. Bisogna rafforzare il patto tra rappresentanti e rappresentati, a partire dalla necessità di allargare la sfera della partecipazione, anche a rischio di qualche contraddizione, investendo sul dibattito più ampio ed esteso possibile senza immaginarsi scorciatoie.

Bisogna far diventare baricentro del nostro dibattito i territori, le categorie e le Camere del Lavoro territoriali, per spostare effettivamente verso il basso la costruzione del consenso e l’assunzione delle responsabilità nella loro forma collettiva. Restituire ai territori la possibilità di partecipare alle decisioni, e non semplicemente di discutere, deve essere un asse della nostra politica.

Risindacalizzare territori e luoghi di lavoro, nel senso culturale e generale del termine, è una possibilità per costruire una rinnovata unità sindacale in una stagione in cui il bipolarismo politico si è tradotto in bipolarismo sindacale, come si vede nella contrattazione collettiva nei settori pubblici.

Un percorso di questa natura significa stare in relazione alle complessità delle trasformazioni di questo tempo, fondando sulla centralità delle persone e delle loro condizioni materiali, secondo principi di uguaglianza e equità, un’idea di futuro e di democrazia a favore del progresso sociale.

Nel campo della democrazia della partecipazione costruiremo il punto di vista della nostra aggregazione programmatica confederale, faremo noi quello che pensiamo essere giusto fare per tutti.