Il Forum nazionale dell’Altra Cernobbio, promosso da Sbilanciamoci! e Rete Italiana Pace e Disarmo, ha visto diverse strutture Cgil partecipare insieme a economist3, ricercator3, rappresentanti delle organizzazioni sociali e del mondo associativo, per discutere delle conseguenze economiche e sociali dei conflitti e delle possibili alternative.

La giornata ha disvelato alcuni elementi della retorica che oggi pervade tutto il sistema di comunicazione. Ad una ‘militarizzazione’ del linguaggio (guerra, nemici esterni ed interni), degli spazi (ronde, youtubers, militari nelle stazioni) e della legislazione (decreti sicurezza), non fa da contraltare nemmeno un ‘interesse nazionale’ egoistico, con una industria che non ritiene sostenibile una riconversione militare delle produzioni. A fronte di una sempre maggiore spesa in armi sono pochissimi gli effetti sull’occupazione nel settore, mentre altri settori sono ‘abbandonati’ a sé stessi: elettrodomestico, acciaio, auto elettrica. Profitti per pochi trainati dall’ennesima bolla speculativa, con vendite per la maggior parte destinate a paesi extra Ue ed extra Nato senza preoccuparsi della ‘democraticità’ dei committenti; perdite invece socializzate con l’aumento dei costi dell’energia e le tante aziende in crisi.

Le proposte in campo per un’economia alternativa a quella fondata sulla militarizzazione, sulle disuguaglianze e sul consumo di risorse ambientali con le relative conseguenze economiche e sociali, sono soprattutto quelle legate alla decarbonizzazione, agli investimenti in sanità, istruzione, casa e trasporto pubblico; tutti settori in cui sarebbero molto più significativi sia gli effetti occupazionali e di domanda interna che quelli legati a welfare, riduzione delle diseguaglianze e rafforzamento del tessuto democratico. Questa è la ‘sicurezza’ a cui ambiscono i partecipanti al Forum.

Questi temi interrogano anche la Cgil sulle proprie politiche contrattuali e pratiche democratiche di partecipazione necessarie a rafforzare un sistema di valori progressista che faccia sentire ‘comunità’ lavorator3, pensionat3, student3. Ad un progressivo ed inquietante ‘adattamento’ alla radicalizzazione del linguaggio, al restringimento degli spazi di partecipazione e protesta, fino all’orrore che vediamo in Palestina, serve contrapporre esperienze diffuse di ascolto, confronto, solidarietà e mobilitazione.

La devono impegnare anche nel ruolo di pressione verso i decisori politici (istituzione e partiti) e nell’orientare le risorse economiche a disposizione della previdenza complementare, dei fondi sanitari, delle fondazioni bancarie. Non è più eludibile il tema dei portafogli finanziari e delle loro linee di investimento, rispetto agli obiettivi dichiarati di riconversione del sistema produttivo e di una economia fondata sulla pace, sui diritti e sulla sostenibilità.

Alla Cgil serve proporre un proprio punto di vista, ma serve soprattutto una azione coerente a tutti i livelli, rafforzando conoscenze e consapevolezza di tutto il proprio quadro attivo. Ad una concentrazione di poteri che risulta sempre più incompatibile con la democrazia occorre rispondere con un potere diffuso, capace di contrapporre un più forte argine a quelle destre che prima definivamo radicali ma che ora si connotano ormai come neofasciste o addirittura neonaziste. Un argine edificato su un sistema di valori che possa essere riconosciuto come vicino ai propri bisogni, che dia risposte alle proprie paure e che possa rappresentare un motore di cambiamento per la vita delle persone.

Come il mondo dell’agricoltura è insieme ‘oggetto’ (siccità, alluvioni) e ‘soggetto’ della crisi climatica (allevamenti intensivi, fertilizzanti e pesticidi), e dovrebbe quindi ripensare tutto sé stesso anche per garantire lavorator3 e consumator3, così anche il sindacato dovrebbe rafforzare e non mitigare la sua natura politica. Se il sindacato si limita a contrattare solo la mercificazione del lavoro rinuncia ad essere soggetto di cambiamento, mentre può essere uno dei protagonisti di una proposta alternativa capace di coniugare democrazia, diritti e ambiente, con l’ambizione di rispondere ai bisogni delle persone che rappresenta ‘abitando’ la complessità in cui siamo immersi e facendosi promotore di conoscenza e consapevolezza del presente e delle prospettive, con gli sconvolgimenti in parte già misurabili dovuti all’Intelligenza artificiale oggi e all’implementazione degli umanoidi nei cicli di produzione.

Un percorso da affrontare insieme ai tanti soggetti con cui si lavora, perché il Forum ha messo ancor più in evidenza quanto siano importanti il confronto e la contaminazione fra punti di osservazione ed esperienze diverse.

“Non pensare in termini di difesa ad ogni costo dell’esistente. Non si tratta di innalzare barriere per difendere il territorio così com’è, coi suoi modelli falliti o in via di fallimento. Si tratta di cambiare il territorio”. Wu Ming 1 – Gli uomini pesce.