
Un evento drammatico, lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni che viveva nella stessa casa da 70 anni, promosso da un “fondo avvoltoio”, e l’intervento della polizia antisommossa, che sfonda la porta e la fa uscire di casa in barella, viene diffuso dai mezzi di comunicazione e sui social network. La vicenda sconvolge l’opinione pubblica e provoca una massiccia ondata di indignazione popolare, che riempie le piazze delle principali città spagnole e dà impulso a un movimento civico che non aveva raggiunto una dimensione di massa. La rabbia cresce quando la donna muore in ospedale. Migliaia di persone scendono in piazza a Madrid e in altre città per rivendicare il diritto alla casa, contro la speculazione, per porre limiti ai prezzi degli affitti e allontanare i fondi “avvoltoio”.
Le carenze della politica abitativa in Spagna
In Spagna, il turismo rappresenta una delle principali risorse economiche. L’aumento dei flussi turistici non si è tradotto in una crescita del numero di posti letto alberghieri. Questa apparente contraddizione viene risolta attraverso la proliferazione degli “alloggi turistici”. Da anni, i grandi fondi d’investimento internazionali acquistano abitazioni da destinare agli affitti temporanei, sottraendole alla popolazione residente. A ciò si aggiunge la scarsità di nuove costruzioni di edilizia pubblica per l’affitto a prezzi accessibili. Le competenze in materia abitativa spettano alle Comunità autonome e ai Comuni, governati nella maggior parte dei casi dal Ppe e da Vox. Il risultato è il disastro denunciato dalle persone accampate nelle piazze. Il governo, dal canto suo, non si è particolarmente impegnato.
I limiti del gioco parlamentare
L’ampiezza della mobilitazione modifica il dibattito politico, fino a quel momento dominato dalla destra e dall’estrema destra sull’arrivo di migliaia di migranti a Ceuta. Il problema della casa torna al centro dell’attenzione. Il governo e la sinistra riprendono l’iniziativa e l’esecutivo approva due decreti-legge con misure temporanee: la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili, la proroga dei contratti di affitto, l’obbligo di preavviso per la cessazione del contratto, agevolazioni fiscali per locatori e inquilini, indennizzi in caso di mancato rinnovo e altre misure. Il Parlamento non li convalida a causa dell’opposizione del Ppe, dell’estrema destra di Vox e dei nazionalisti catalani conservatori di Junts, che avevano sostenuto l’investitura di Sánchez.
La mobilitazione e la bocciatura dei decreti inducono il presidente del governo a sciogliere il Parlamento e a convocare le elezioni per il 29 novembre. Con un’ultima manovra, i decreti sono stati nuovamente approvati, affinché vengano convalidati dalla Deputazione permanente del Parlamento, una versione ridotta della Camera nella quale i partiti contrari non dispongono della maggioranza. Resta tuttavia decisivo il sostegno dei conservatori baschi del Pnv.
Una mobilitazione inaspettata
La mobilitazione ha dato impulso al “Sindacato degli inquilini”, un’organizzazione non governativa che da tempo promuoveva manifestazioni per opporsi agli sfratti e fornire assistenza agli inquilini minacciati di espulsione dalle proprie abitazioni. Forte del ruolo di guida assunto nella mobilitazione, il sindacato cerca, senza successo, di fare pressione sul Parlamento affinché approvi i decreti del governo, che considera comunque insufficienti. Lancia inoltre un appello per indire uno sciopero generale per il diritto alla casa. I due principali sindacati, CcOo e Ugt, fanno propria la proposta, aggiungendo una componente legata al mondo del lavoro: l’aumento dei salari, il cui potere d’acquisto è stato eroso dal rincaro delle abitazioni. L’11 novembre, alla vigilia dell’inizio della campagna elettorale, si terrà uno sciopero generale.
Un’opportunità elettorale per la sinistra?
Si discute dell’impatto politico di queste mobilitazioni. La sinistra intende porre la questione abitativa al centro della campagna elettorale. L’obiettivo è dar vita nuovamente a un governo progressista, ma, con i sondaggi sfavorevoli, ciò richiederebbe di mantenere viva la mobilitazione sociale e di garantire l’unità dei partiti alla sinistra del Psoe. Questo, tuttavia, non accadrà. Le sinistre nazionaliste dei Paesi Baschi, della Galizia e della Catalogna manterranno i propri simboli e le proprie sigle, con la particolarità dell’accordo tra Erc e Podemos. Nel resto della Spagna, soltanto a Valencia e nelle Canarie verrà presentata una proposta unitaria. Quella che era stata chiamata Sumar, una coalizione di dodici piccoli partiti, Más Madrid e Izquierda Unida (Iu), si presenterà con un altro nome: Frente Amplio. Podemos, arroccato sulla richiesta di indire elezioni primarie aperte a tutta la cittadinanza, respinta dagli altri partiti, rimane fuori dalla coalizione. Il fallimento dell’unità della sinistra alternativa apre la possibilità che il Partito socialista rafforzi il proprio consenso grazie al clima di opposizione alle destre.
(traduzione di Ivan Lembo)
