
Il rinnovo del Contratto nazionale del Terziario, Distribuzione e Servizi (in scadenza il 31 marzo 2027) è un passaggio con cui si misurerà la capacità di dare risposta alla trasformazione profonda che sta attraversando il mondo del lavoro. La piattaforma unitaria – approvata il 28 settembre scorso dall’Assemblea generale delle delegate e dei delegati – parte da una consapevolezza importante: il Terziario è il settore nel quale si concentrano precarietà, bassi salari, frammentazione, intensificazione del lavoro. La scelta di presentare una sola piattaforma per i 4 contratti che interessano il comparto – Distribuzione cooperativa, Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione – mostra la maturità confederale dei sindacati di categoria.
La piattaforma chiede un incremento salariale capace di recuperare il potere d’acquisto. Ma aumentare i salari non basta. Nel Terziario la questione salariale è inseparabile dalla qualità dell’occupazione. La piattaforma rivendica criteri per favorire la stabilizzazione dei lavoratori a termine e in somministrazione. Il contratto a tempo indeterminato deve tornare a essere norma, non eccezione! Altrettanto importante è la questione del part-time che, soprattutto per molte lavoratrici, non è una scelta ma condizione imposta che produce salari insufficienti e rende difficile programmare la vita.
C’è poi il tema dell’organizzazione del lavoro. Limitare il numero delle domeniche lavorative, regolamentare lo smart working e aumentare i permessi per la cura e l’assistenza mettono al centro una questione spesso rimossa: il tempo di vita non può essere subordinato integralmente alle esigenze delle aziende.
Non basta adattare il contratto alle trasformazioni del mercato. Se digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie diventano strumenti per aumentare produttività e profitti, senza redistribuire i benefici, il rischio è produrre ulteriore precarizzazione, controllo e intensificazione dei ritmi. La piattaforma affronta il nodo, chiedendo una revisione della classificazione professionale capace di riconoscere le nuove competenze e di vigilare sugli effetti delle tecnologie sull’occupazione.
Altro tema fondamentale è quello della salute e della sicurezza. La piattaforma introduce particolare attenzione allo stress lavoro-correlato e agli effetti dell’organizzazione del lavoro. Nei negozi, nei magazzini, nei servizi e nei grandi sistemi distributivi, la pressione sui lavoratori è spesso legata a organici insufficienti, ritmi crescenti, obiettivi individuali e disponibilità continua. Salute non è solo “assenza di infortunio”. Deve comprendere il diritto a lavorare senza essere sottoposti a una pressione permanente sia fisica sia psicologica.
Infine, il tema forse più politico di tutti: la rappresentanza. La piattaforma propone nuove forme di rappresentanza per raggiungere quei luoghi di lavoro nei quali oggi non esistono Rsu o Rsa: dobbiamo rappresentare meglio chi è già organizzato e riuscire ad arrivare dove il lavoro è più frammentato e maggiore è il rischio di isolamento individuale.
Il rinnovo del Ccnl si intreccia con il prossimo congresso della Cgil: non dovrebbe essere solo il luogo in cui discutere del futuro segretario generale, assetti organizzativi o equilibri interni, ma occasione per discutere quale Cgil vogliamo costruire in un mercato del lavoro che cambia rapidamente.
Il rinnovo contrattuale del Terziario, Distribuzione e Servizi può rappresentare un banco di prova concreto. Un sindacato di sinistra deve rivendicare salario ma anche redistribuzione della ricchezza. Deve contrastare la precarietà ma anche interrogarsi sulle ragioni economiche e organizzative che l’alimentano. Deve difendere il Ccnl e insieme rafforzare la contrattazione di secondo livello. Deve parlare di innovazione ma dalla parte di chi lavora. Deve difendere la rappresentanza come strumento di democrazia nei luoghi di lavoro.
Il Ccnl è strumento di redistribuzione del potere e della ricchezza. Stabilisce quanto vale il lavoro, quali sono i diritti, quali margini di autonomia hanno le persone, quanto tempo della vita può essere messo a disposizione dell’impresa. Il rinnovo è una questione profondamente politica. Dobbiamo evitare che il Ccnl venga considerato soltanto un insieme di norme da rinnovare ogni quattro anni.
La consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulla piattaforma unitaria va nella direzione giusta: il contratto deve nascere dai luoghi di lavoro e non soltanto dai tavoli nazionali. Ma la partecipazione deve essere reale: discussione, emendamenti, capacità di incidere sulle scelte e, soprattutto, possibilità per delegate e delegati di diventare protagonisti della vertenza, come lo dovranno essere al Congresso.
Il punto, allora, è arrivare al nuovo Ccnl con una mobilitazione capace di rimettere al centro il lavoro. Nel Terziario non c’è soltanto una questione contrattuale. C’è una questione di classe.
Come nel Congresso Cgil.
(Il testo completo su REDS 10/2026 https://www.lavorosocieta-
